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domenica 28 febbraio 2010

Recensione - ROVERHEART


ROVERHEART
Roverheart
2009
Provenienza: Piacenza
Etichetta: Autoprodotto
Studio di registrazione: Autoprodotto

Tracklist:
1. Wild Drive
2. Burnt fast love
3. (I can't see) The Rainbow
4. The Stranger
5. Speed Lover

Line Up:
Lorenzo Caravaggi: Voce, Chitarra
Dario Moretto:Chitarra
Lorenzo Moretto:Organo, Tastiere
Denis Cassi:Basso
Tome Stojanov:Batteria


I giovanissimi Roverheart vengono da Piacenza, nascono nel Dicembre 2008 e presentano la loro omonima demo composta da 5 tracce.

Questi cinque ragazzini (la loro età si aggira intorno ai 17 anni) dimostrano, sin dalle prime note del disco, di aver ascoltato e divorato tutto ciò che l'America del Rock ha prodotto tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70.

Led Zeppelin, Doors, Jefferson Airplane, Deep Purple sono solo alcune delle divinità del rock alle quali i Roverheart si ispirano: il risultato è una riproposizione di quello stile, la rievocazione di un'epoca attraverso inconfondibili e trascinanti riff di chitarra, una batteria incalzante e a tratti potente nella sua semplicità e il magico suono dell'hammond.

La demo si apre con la zeppeliniana "Wild Drive", dalla melodia accattivante e molto adatta alle aperture nelle esibizioni dal vivo; "Burnt fast love" è meno incisiva ma spicca per un ottimo assolo di chitarra a metà brano e per le ritmiche di batteria; "(I can't see) The Raimbow", con introduzione di hammond, ricorda i brani più "lisergici" dei Doors per poi trasformarsi in un pezzo molto tirato ed energico (l'episodio più riuscito della demo); "The Stranger", un po' scontata, è la canzone più debole, mentre "Speedlover" ha un ottimo ritornello e colpisce per i cambi di tempo, per l'arrangiamento originale e per il susseguirsi di assoli hammond-chitarra molto ben orchestrati.

In conclusione, i Roverheart, pur mancando di originalità, non possono non stupire per la loro profonda cultura musicale, per il loro attaccamento alla Beat Generation e alla musica di quegli anni; certo, hanno molto margine di miglioramento, si nota infatti qualche imprecisione di troppo, ma lo spirito di questi ragazzi, indipendentemente dalla qualità audio di una demo completamente autoprodotta in studi tutt'altro che professionali, quello spirito di libertà che molti credevano morto per sempre, rivive nelle loro note.



Esibizione live:
I Roverheart si sono esibiti Domenica 21 Febbraio al Birraio di Siviglia, all'interno del girone B di Orquestra 6, confermando una buona tenuta del palco e dando vita ad un concerto potente e grezzo, nel senso più buono del termine; manca forse ancora un po' di carisma e di capacità di coinvolgere il pubblico, ma, quando le basi sono queste, si sa, si può solo migliorare.


Voto: 77/100

Voto live: 8



Leonardo Verzaro

sabato 27 febbraio 2010

Recensione - T.I.T.


T.I.T
.. e così sia ..
2007
Provenienza: Varese
Etichetta: Autoprodotto
Studio di registrazione: Autoprodotto


Tracklist:
1. Heavy
2. Immagini
3. Anima e tempo


Line Up:
Davide Frattini - Batteria
Marco Canziani - Basso
Luca Cappellato - Voce, chitarra
Andrea Canziani - Chitarra, cori
Carlo Talarico - Tastiere

I T.I.T. (acronimo dal significato rimasto segreto fino a poco tempo fa, che sta per "Tapparelle in tiro") sono una band di Varese attiva dal 1997.


Ci presentano un demo di tre brani, autoprodotto nel 2007.

Il disco si presenta con una produzione buona e di conseguenza una buona fruibilità; i brani si sviluppano in territori rock, guidati da innumerevoli influenze: il rock italiano su tutti, ma anche il classic rock, il progressive fino a spingersi nei territori più aggressivi dell'hard rock.

Gli arrangiamenti sono ottimi, si basano sull'esperienza musicale e sulle basi già consolidate del genere: nulla di innovativo dunque, ma un ottimo gusto ed un'altrettanto ottima gestione dell'equilibrio degli strumenti.


Il punto forte dei brani è proprio la compattezza sonora (da citare in particolare la ricchezza aggiunta dalle tastiere), la buona tecnica di esecuzione e l'immediatezza con cui i brani arrivano all'ascoltatore.

Una caratteristica non positiva del disco, a mio parere, è da ritrovarsi nella scelta delle linee melodiche della voce: seppur sostenute da un bravo cantante con un bel timbro le melodie spesso ricalcano progressioni melodiche già usate e abusate nel tempo (in particolare nel primo brano "Heavy") e rischiano di appiattire i brani rendendoli molto orecchiabili ma al contempo poco caratteristici.

In conclusione questo demo mette in luce un buon progetto rock, pieno di energia positiva, suonato molto bene ma a tratti non molto originale e personale.


Esibizione live:
I T.I.T. si sono esibiti al Birraio di Siviglia in occasione della seconda giornata di Orquestra 6, mostrando nel complesso un'ottima energia sul palco ed una grande coesione sia scenica che (cosa più importante) musicale, figlia di tredici anni di esperienza.


Voto: 70/100

Voto Live: 8


Simone Giorgi

Recensione - DURANOIA



DURANOIA
DuraNoia
Provenienza: Pavia

Etichetta: Autoprodotto Studio di registrazione: Autoprodotto



Tracklist:
1. Metempsicosi
2. Aria
3. K-Pax
4. Buoni Propositi
5. Claustrofobia



Line Up:
Davide – Chitarra,voce
Stefano Ficagna – Chitarra
Davide Valenti – Basso
Enrico Zanellati – Batteria


I Duranoia sono una band indie-rock nata e cresciuta sul territorio pavese e ci presentano il loro omonimo demo di cinque tracce.

La produzione del disco è di qualità più che buona e le sonorità che percorrono la durata dell'album sembrano arrivare dalla fine degli anni '90, quando band italianissime del calibro di Marlene Kuntz, Verdena, e Afterhours su tutti, muovevano grandi passi sulla scena musicale italiana, senza dimenticare influenze riconducibili ai "primi" Timoria, passando anche da sonorità che trovano la massima espressione in brevi e fugaci impressioni Stoner, di concezione Kyuss.

Ai Duranoia non manca certo l’originalità, nonostante il loro sia un genere piuttosto diffuso, grazie alla loro abilità tecnica e ai testi per nulla scontati, nonostante le tematiche ricorrenti.

La voce decisa e incisiva trascina gli strumenti tra pezzi più tosti e cattivi come "Buoni Propositi" e "Claustrofobia" ed altri più malinconici come "Aria", oltretutto candidata dalla band come miglior canzone.

In conclusione, ci troviamo davanti ad una buona band, molto affiatata e piena di potenzialità che, ci auguriamo, potrà sviluppare sempre meglio in futuro.


Esibizione Live:
I Duranoia si sono esibiti domenica 21 febbraio al concorso Orquestra 6 presso il Birraio di Siviglia di Bressana Bottarone, arrivando ultimi, sia per giuria che per pubblico, anche se è stato soprattutto il voto di quest’ultimo a dimostrare che spesso, probabilmente, la gente guarda più all’abilità di coinvolgimento e all’originalità piuttosto che all'effettiva bravura.



Voto: 85/100
Voto Live: 9


Alessandra Maggi

sabato 20 febbraio 2010

Recensione - KAISHAKUNIN



KAISHAKUNIN

Kaishakunin

2009

Provenienza: Bologna

Etichetta: Autoprodotto




Tracklist:

1. K1

2. K3

3. Human Lies

4. Seppuku

5. Holy Dirty Water

Line Up:

Marco Sammartino - Voce, chitarra

Luca Ferrara - Chitarra

Daniele Chirigoni - Basso

Riccardo Angius - Batteria


I Kaishakunin sono un gruppo proveniente da Bologna e formatosi nel febbraio del 2009. Prendono il loro nome dalla figura giapponese incaricata di alleviare la sofferenza del samurai suicida.


Il demo che ci presentano è composto di cinque tracce, registrate a pochi mesi dalla formazione del gruppo ma di discreta qualità e fruibilità.

Le sonorità che si sviluppano nel disco sono quelle di un rock semplice e diretto, sempre piacevole all'ascolto.


Il genere intrapreso dal gruppo è già stato usato e abusato per decenni, quindi non si può certo cercare in questo disco originalità nella proposta musicale. Vero, manca l'originalità, ma il resto c'è tutto: un'ottima sezione ritmica, chitarroni che trascinano ottimamente lo sviluppo del pezzo e una voce dal timbro particolare, sempre precisa e ottima nelle intenzioni.

Entrando nel dettaglio dei singoli brani K1 (candidata dal gruppo come migliore canzone) risulta forse la canzone manifesto del gruppo, canzone realizzata con buon gusto nella scelta melodica e che riesce a restare in testa al primo ascolto.


Altro brano degno di nota è la "lenta" Human Lies che si distacca un po' dalla vena rock'n'roll del gruppo regalando all'ascoltatore ad un momento di calma.

Il conclusione siamo di fronte ad una buona band, e an disco rock'n'roll, senza nulla di innovativo, ma con le solide basi del genere, molto ben pensato e divertente.



Esibizione Live:

I Kaishakunin si sono esibiti domenica 14 Febbraio al concorso Orquestra 6 arrivando secondi per la giuria ma dimostrando con un'esibizione molto coinvolgente che il gruppo è nato per le esibizioni live, non solo per una buona tecnica di base ma anche per l'ottima presenza scenica e il ritmo trascinante della loro produzione musicale.



Voto: 75/100

Voto Live: 9


Simone Giorgi

venerdì 19 febbraio 2010

Recensione - MARILUNARI


MARILUNARI

Marilunari

2006

Provenienza: Milano

Etichetta: Autoprodotto

Studio di registrazione: Autoprodotto




Tracklist:

1. Martedì

2. Quello che penso di noi

3. Follia Follia

4. Quello che penso di noi due



Line Up:

Marylou Zangir – voce, testi

Massimo Pellegatta – tastiere, pianoforte, Hammond, programmazioni

Criss Franceschetti – chitarre

Roberto Altrocchi – basso

Fabio Cerpelloni - batteria



I Marilunari sono una band milanese che nasce da un progetto musicale iniziato negli anni 90, che li ha visti suonare su palchi importanti come l’Idroscalo di Milano (1998) e il Motorshow di Bologna (1999).


Dopo aver intrapreso nuove strade come cover band, decidono di ricominciare a comporre nel 2004 e due anni dopo pubblicano un mini-cd omonimo, che presentano a Rockpv.


Il disco è stato interamente registrato nello studio/sala prove della band, ma i suoni sono estremamente buoni.


Le tracce sono quattro e la qualità è ottima.


Si parte con Martedì, dove la chitarra dal timbro rock di Criss Franceschetti accompagna la voce, calda e decisa. La canzone termina con un sintetizzatore che si ripresenterà spesso negli altri pezzi.


Quello che penso di noi è un brano molto più disteso rispetto alla traccia 1.


Un pianoforte elettrico (probabilmente un Fender Rhodes) definisce l’atmosfera eterea e rilassata che contraddistingue tutta la canzone e il testo, romantico e appassionato.


Le tastiere e i synth tornano ancora nel finale della seconda traccia, preparandoci alla canzone più accattivante del disco: Follia Follia.


Un basso pulsante trascina il pezzo, che ricorda i primi Matia Bazar, mentre la voce di Marylou è sempre più aggressiva con l’avvicinarsi del ritornello.


Decisamente la canzone migliore del cd, che si chiude con un riarrangiamento in chiave elettronica di Quello che penso di noi; ricordando spesso alcuni suoni tipici di Elisa.


In conclusione, nonostante non siamo di fronte a troppa innovazione, Marilunari è un lavoro molto ben riuscito, con tracce veramente valide caratterizzate da un pop rock piacevolissimo.


Esibizione Live: I Marilunari si sono esibiti nell’ambito della Thunder Rock League 2010 presso il Carlito’s Way di Retorbido il 14 Febbraio 2010, classificandosi al primo posto per la giuria. L’esibizione è stata veramente ottima. La carismatica cantante Marylou Zangir ha trascinato band e pubblico, riuscendo ad ottenere il consenso dei giurati. Complimenti a loro.



Voto: 83/100


Voto Live: 8




Alessandro Favale

giovedì 18 febbraio 2010

Report - ORQUESTRA 6 - GIRONE A



ORQUESTRA 6
The Thunder Rock League


GIRONE A
14 Febbraio 2010



Si riparte dalla ceneri del famoso Thunder Road di Codevilla, teatro di straordinari concerti dal 1993: ma anche di più modeste manifestazioni come appunto l’alternative-rock contest di Orquestra: The Thunder Rock League, nato proprio in queste storiche mura nel 2004.

E li è cresciuto, migliorandosi sempre più, fino alla quinta edizione, la cui finale ha coinciso con la chiusura definitiva del locale, il 14 giugno 2009, data che rimarrà per sempre nella storia e nel cuore di molti, scandita dalle note di "Thunder Road" di Bruce Springsteen, nella magica ed emozionante reinterpretazione di due artisti, che hanno dato tanto per il territorio pavese, del calibro di Marco Gallo e Leonardo Verzaro.

Orquestra 5 ha visto la vincita più che meritata dei MISSIVA, rock-grunge band di Brindisi, e ha inoltre avuto un importante riconoscimento al M.E.I. (Meeting delle Etichette Indipendenti) 2009 di Faenza: Festival indipendente dell'anno.

Orquestra ha inoltre portato al M.E.I. la band vincitrice più tre delle band che più si sono contraddistinte nella scena pavese ovvero My Hidden Phobia (Vincitori del Premio "Stefano Cavioni", prima edizione, ad Orquestra 5), Dead Rabbits (band prodotta dall'Etichetta discografica indipendete Orquestra Records, e Maripensa.

Ritornando a oggi, otto mesi dopo la memorabile finale al Thunder Road e tre dopo il M.E.I, il contest di Orquestra è giunto alla sesta edizione.

Quest’anno i locali che ospitano l’evento, strutturato da una fase eliminatoria alla quale parteciperanno quaranta band provenienti da tutta Italia, suddivise su nove gironi, più un girone aggiuntivo destinato al Sud Italia, girone che si svolgerà nella città di Brindisi in ricorrenza del 25 Aprile; sono il CARLITO’S WAY di Retorbido e IL BIRRAIO DI SIVIGLIA di Bressana Bottarone.

Alternative Rock Contest che si preannuncia più strutturato ed organizzato rispetto al passato; la composizione dei dieci gironi è infatti preceduta da un'estenuante selezione, alla quale hanno partecipato attivamente molti nomi noti della musica indipendente pavese e dell'informazione territoriale, seguita dall'estrazione finale e dalla composizione dei gironi tutto in presa diretta televisiva web.

Questa sesta edizione si apre nel nome dell'amore, dell'amore per il Rock e per ogni forma d'arte, amplificata dalle opere firmate OrquestrART e dalle opere dell'artista indipendente della settimana, Flavia Scabini, che aleggia nella sala del locale che ha voluto affidare il suo nome ad un'evocazione importante, ad un capolavoro cinematografico autografato Brian De Palma e Al Pacino, stiamo parlando del Carlito's Way è questa data è domenica 14 febbraio.

Le band che si sono sfidate, in ordine di esibizione, sono: UNDERWELL (metal-core da Pavia), KAISHAKUNIN (rock da Bologna), HEADBANGERS (punk-rock da S.Genesio, Pavia) e MARILUNARI (pop-rock "eclettico dinamico", come amano definirsi, da Milano).

La serata parte già ad altri ritmi, scanditi dalla costante presenza scenica dei due presentatori, Leonardo Verzaro, calda voce direttamente da Radio Popolare, ed Alberto "Grinch" Zeffiro, che dettano i tempi e intervistano le band protagoniste con grande maestria ed esperienza.

Aprono la serata i pavesi Underwell, vecchia conoscenza di Orquestra, trascinati dall’energico screamo di Marcello “Marshmallow” Costante. Buonissima esibizione: nonostante il recente cambio di formazione, che ha visto da poco il distacco del batterista, Massi Palmirotta, vincitore oltretutto del premio come miglior batterista ad Orquestra 4, i ragazzi sembrano già piuttosto affiatati, e dimostrano ancora una volta, nonostante l'esperienza che li ha visti suonare su numerosi palchi in tutto il territorio pavese e non, di poter dire la propria anche nei confronti di band molto più esperte e navigate, e di poter affrontare di petto con il loro sound potente ed aggressivo, ogni avversario.

Seguono i Kaishakunin da Bologna, con il loro rock-blues molto semplice ma allo stesso tempo particolare, grazie alla loro abilità tecnica ed al metronomo che spinge ed amalgama l'intesa ed i giri basso/batteria, proponendo un ottimo repertorio, e rendendo veramente arduo il compito finale della giuria tecnica.

I terzi in gara sono gli Headbangers, capitanati da Beatrice “Bea” Cartoni. La band, che era nata proponendo un repertorio di cover punk-rock, ha iniziato a comporre pezzi propri, raggiungendo la formazione attuale, e promette davvero bene.

Gli Headbangers sanno essere divertenti e insieme professionali e sanno quindi come piacere al pubblico, oltre che alla giuria, cosa che hanno perfettamente dimostrato durante il live.

Concludono la serata i Marilunari, da Milano con amore…e talento!

La cantante Marylou stupisce tutti con la sua straordinaria grinta e dalla sua sicurezza, capace di concentrare su di sè tutta l'energia dei presenti, e di formare sul palco un'aura quasi luminescente; in poche parole, una grandissima abilità di "tenere il palco", degna di chi ha calpestato veramente ogni tipo di scena; insieme agli altri preparatissimi componenti. Un mix di pop/electro/rock riconducibile in prima battuta ai "primi" Matia Bazar, sensazione che viene alleviata lentamente fino a sconfinare nei territori del Pop-Rock molto vicino alla tradizione della Canzone italiana.

A questo punto si crea un grande momento di suspence, dovuto al conteggio dei voti… con l’insieme dei voti della giuria e del pubblico trionfano proprio i milanesi Marilunari, con un brevissimo stacco sui bolognesi Kaishakunin, arrivati secondi. Insomma, nulla da fare per le band nostrane, ma bisogna ammettere che la vittoria è stata davvero meritata.



Alessandra Maggi