Cerca nel blog

lunedì 29 giugno 2009

Recensione - Musashiden


MUSASHIDEN
LOW
Autoproduzione - 2009

Tracklist:

1. Gordon?
2. Protocol
3. Coagulate
4. Collapse on me, Andromeda
5. Wood Sanctuary
6. Interference to the king
7. Things to do in the desert when you're dead
8. Sublimation

Line Up:
Filippo Morini: voce, chitarra
Giovanna Magnani: chitarra, synth, voce
Leo Vertunni: basso, voce
Gabriele Calvi: batteria, synth, chitarra, drum machine

I Musashiden ci presentano la loro seconda opera, uscita il 4 giugno 2009. Il disco è composto di 8 tracce, per un totale di 41 minuti circa.

All'aspetto il disco si presenta molto elegante, minimale e scuro nelle tonalità e con una copertina molto bella.

La produzione del disco è buona, anche se la scelta di una registrazione un po' frettolosa lascia al prodotto finito qualche imprecisione di troppo.

Gli arrangiamenti, resi pieni e ricchi o addirittura minimali e d'avanguardia sono vari e sempre in piena concordia con il percorso emozionale del disco.

Il disco, composto di 8 tracce, vive la sua evoluzione su due livelli: le tracce 2, 4 e 7 sono le vere e proprie canzoni del disco mentre i restanti brani sono di natura lo-fi sperimentale ed elettronica.
Questi due livelli rendono da un lato il disco un po' arduo alla comprensione, dall'altro sviluppano un percorso parallelo di sperimentazione e di concreta esecuzione, come se si trattasse di un viaggio all'interno della mente umana fra conscio e inconscio.

La voce, che non sempre si rende la protagonista principale dei brani, ha un timbro molto bello ed è globalmente piuttosto precisa. Un altro punto a favore della voce è la scelta stilistica di utilizzare diversi stili, fino ad arrivare a rendersi volutamente sgradevole per raffigurare emozioni a loro volta sgradevoli.

I testi, interamente in inglese, sono molto profondi e azzeccati sia dal punto di vista retorico che semantico.

Voce, testi, arrangiamenti, tutto in questo disco confluisce senza essere protagonista bensì con un senso più elevato: ogni cosa è parte di un flusso musicale che ha come finalità la ricerca dell'espressione emotiva, qualunque sia il veicolo attraverso il quale essa si manifesta.

Proprio l'emozione, la capacità di emozionare è il punto forte di “LOW”, album concepito in maniera diametralmente opposta a dischi prodotti e confezionati alla perfezione, eseguiti e composti alla perfezione e senza un briciolo di emotività.

In conclusione ci troviamo di fronte ad un disco lontano dalla perfezione, soprattutto in fase di produzione, di difficile fruizione ed ascolto, ma in grado di emozionare come solo i grandi capolavori sanno fare (mi permetto di citare a titolo personale “Collapse on me, Andromeda” che trovo semplicemente stupenda e a dir poco toccante)

Giudizio finale: 87/100


Simone Giorgi

martedì 16 giugno 2009

Recensione - Unòrsominòre



Unòrsominòre
Unòrsominòre
I dischi del minollo - 2009

Tracklist:
1. La coscienza di meno
2. Gagarin
3. Un orso minore
4. Sono stato anch'io sereno
5. il mio diario
6. Non sono tranquillo
7. Glory days
8. Discanto
9. Le notti difficili
10. Di passaggio (gli scheletri)
11. rochet #1

Line up:
Kappa: Voce, chitarre, sintetizzatore, pianoforte, percussioni
Ted: Basso
Manuel: Batteria

Unòrsominòre è il progetto solista di Kappa, voce dei veronesi Lecrevisse.
Il disco, uscito nel marzo 2009, si presenta essenziale, quasi minimalista, nell'estetica e negli artwork, fatti di poche linee e colori ma molto belli.

L'album è stato registrato interamente in analogico e presenta una qualità sonora veramente alta e con l'avvolgente calore tipico delle produzioni analogiche e ben suonate.

Gli arrangiamenti, di pari passo con la qualità esecutiva, sono molto gradevoli e svariano dall'alternative rock al pop, all'acustico e al cantautorale.

La voce (ovviamente tra i protagonisti principali visto la natura di disco solista) è sempre precisa nell'intonazione ed ha un timbro molto bello.

Le linee melodiche della voce si sposano sempre in modo impeccabile coi testi e cogli arrangiamenti e risultano forse il punto più positivo dell'intero album.

I testi, tutti in italiano, sono globalmente molto curati e piuttosto efficaci anche se a mio parere meno intensi della media dei testi di matrice rock/cantautorale (Moltheni, Manuel Agnelli, Paolo Benvegnu, ecc.)

Il disco ci propone un'opera dalle molteplici sfaccettature e influenze: si va dall'indie rock all'alternative rock di casa nostra, passando per una forte matrice cantautorale ed un gusto pop.

Proprio a queste molteplici influenze il songwriting si aggrappa forse troppo accomodante nelle scelte, tanto da rendere accomunabile ogni arrangiamento a canoni già tracciati.

Forse proprio a causa di questa caratteristica il disco risulta un po' disunito nel suo complesso e poco efficace nel trasporto emotivo durante l'ascolto, nonostante i pezzi siano tutti molto belli.

Proprio le canzoni, che come prima accennato non brillano per coraggio e per originalità, sono tutte guidate da un gusto pop (nel senso migliore del termine) e risultano abbastanza immediate e dalle linee melodiche molto gradevoli e altrettanto riconoscibili.

In conclusione ci troviamo di fronte ad un bel disco, prodotto in maniera fantastica e dai bei pezzi (una citazione particolare alla cover “Discanto” di Ivano Fossati) che non sono però supportati dall'intensità emotiva pari ad altri capisaldi del rock italiano.

Giudizio finale: 74/100

Simone Giorgi

lunedì 8 giugno 2009

Recensione - .Cora.


.CORA.
L'aria che respiro soffoca
Jestrai Records - 2009

Tracklist:

1. Il Sanchez
2. L'Aire
3. Sasso
4. Bora Lacrime
5. La Mia Sporca Metà
6. Caligiurio
7. Impatto Lord Denning
8. D.A.P
9. Colla
10. Becky Hoover
11. L'Ultima Sigaretta

Line up:
Tommaso: Voce, chitarra
Michele: basso, percussioni
Stefano: Batteria

I .cora. sono un gruppo di Jesi (Ancona) formatosi nel 2005 e arrivati al loro full lenght “L'aria che respiro soffoca” nel 2009 per l'etichetta Jestrai.

L'album si presenta ben curato dal punto di vista estetico con copertina e artwork a tema con il titolo e il clima generale del disco.

Il disco, prodotto nel Red House Recordings, ci porta alle orecchie una qualità sonora davvero altissima (basti pensare che il mastering è stato confezionato da Bob Weston, bassista degli Shellac).

La produzione è veramente più che impeccabile sotto ogni punto di vista e le scelte degli arrangiamenti sempre ottime.
Una caratteristica importante della produzione è la carica e la potenza dei suoni del disco, che tuttavia si mantengono molto genuini e diretti.

La tecnica esecutiva di tutti i musicisti è molto valida e contribuisce a dare potenza e compattezza al disco.

La voce, molto aderente ai canoni ormai abusati del grunge è globalmente abbastanza precisa e ha un timbro molto bello.
Anche le linee vocali sono molto potenti, valide e nello stesso tempo orecchiabili e significative.

I .cora. ci propongono un disco veramente carico di potenza, molto influenzato dal Grunge e soprattutto dal filone italiano dello stesso.

I testi dell'album sono in italiano, molto ben congegnati nonostante la brevità dovuta all'incastro con l'incedere grunge dei pezzi.

I pezzi del disco sono tutti gradevoli, dall'ammiccante D.A.P ai due pezzi molto belli con cui si apre il disco, fino alla più melodica Becky Hoover che ricorda molto (troppo?) i Verdena.

Forse è proprio l'eccessivo percorrere di strade tutte già intraprese il difetto principale del disco. Poco è lo spazio concesso all'evoluzione e molto quello dedicato alla riproposizione. Dall'altro lato questo non toglie nulla alla validità dei pezzi e del disco in sé che resta molto ben composto e prodotto.

In conclusione questo disco, prodotto in maniera eccezionale, è molto potente e ci propone un grunge molto ben architettato, figlio delle influenze maggiori del genere e che poco esplora i confini dello stesso.

Giudizio finale: 75/100

Simone Giorgi

lunedì 1 giugno 2009

Recensione - Lena's Baedream


Lena's Beadream
Self Attack
Lost Sound Records - 2008

Tracklist:

1. I love my son
2. Re-cover outside
3. The Parasite
4. Ius primae noctis
5. Clever (indiots and haemophiliacs)
6. B-612
7. Saffocate (we can only lose)

Line up:
Nicola Briganti: Chitarra, cori
Gabriele Anversa: Batteria, percussioni
Cristian Ferrari: Voce
Francesca Alinovi: Basso
Carlo Alberto Morini: Chitarra


I Lena's Baedream sono un gruppo proveniente da Parma e formatosi nel 2003 che ci propone il loro ultimo lavoro. Il disco contiene sette brani, per un totale di 35 minuti circa.

Al primo assaggio estetico il disco si presenta con un packaging molto curato e con una copertina veramente bella e significativa.

La produzione di “Self Attack” è veramente ottima sotto ogni aspetto e mantiene una qualità molto alta in ogni brano.

Le registrazioni sono molto pulite e gli arrangiamenti sono molto efficaci e sempre con un sound molto moderno, figlio dei riferimenti rock e alternative metal degli ultimi anni.

La qualità tecnica dei co mponenti è anch'essa molto valida, sia per quanto riguarda la sezione ritmica, a volte essenziale ma sempre molto potente, sia per quanto riguarda la sezione melodica, con chitarre suonate sempre in maniera ottima.

Il disco prende vita come “concept album” e racconta la storia di un cyborg che racconta la storia dell'umanità ad uno dei pochi umani sopravvissuti in un futuro ipotetico.

La scelta molto interessante di rendere un'opera unica una successione di brani diversi è un po' limitata nella sua fruizione dai testi interamente in inglese, che potrebbero rendere ostica la comprensione del senso generale del disco.

La voce nel disco è molto protagonista e si dimostra veramente ottima, sempre molto melodica e prefetta nell'intonazione e con un timbro veramente piacevole.

Il disco si presenta all'ascolto molto compatto anche se a tratti da la sensazione, forse figlia proprio della compattezza del disco, che manchi un pezzo in grado di emergere dal livello medio dell'album.

Il sound globale del disco è ben solido sulle sonorità molto precise sviluppate negli ultimi anni dai gruppi rock/alternative metal (mi vengono in mente gli Incubus, giusto percitare un esempio); questa scelta da un lato rende il disco molto “commerciale” e di facile ascolto mentre dall'altro lo priva un po' di presonalità.

In definitiva “Self Attack” è un ottimo album, creazione di un band dall'ottima tecnica e con una buona esperienza. La produzione è anch'essa molto valida e genera un sound riconoscibile e molto ben congegnato.

Giudizio finale: 83/100


Simone Giorgi