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lunedì 18 maggio 2009

Recensione - In Loop


IN LOOP
ROCK REVOLUTION
Autoproduzione - 2009


Tracklist:

1. Escape from the world
2. Another day to live
3. Rock revolution

Line up:
Jerry: Voce
Ale: Chitarra
Antonio: Basso
Romolo: Batteria

Gli In Loop sono una band hard rock di Milano e ci presentano il loro demo di tre brani per una durata globale di circa una decina di minuti.

Il disco si presenta piacevole esteticamente, con una confezione molto curata.

La produzione del disco è di qualità più che buona, specialmente in considerazione del fatto che ci troviamo di fronte ad un demo.
Le registrazioni sono di buona qualità anche per quanto riguarda l'esecuzione tecnica.

Il demo ci presenta tre brani, tutti molto legati alla tradizione hard rock. I brani seppur ben congegnati e piacevoli all'ascolto soffrono di un immobilismo e di un arroccamento tipico di alcuni genere musicali che troppo spesso si ripetono uguali a loro stessi: le strutture, le sonorità mancano di originalità e rischiano di risultare piacevoli solo ed esclusivamente agli appassionati del genere.

La scelta quindi di attenersi a canoni già ben delineati da un lato rende il disco fruibile solo ai fans dell'hard rock, dall'altro rende i brani compatti e piuttosto efficaci, anche grazie alla scelta di linee melodiche piuttosto piacevoli.

I testi sono in inglese e anche loro sono molto aderenti agli standard hard rock, sia nelle tematiche sia nell'incedere molto aggressivo e ben legato alla ritmica delle canzoni.

La voce è ben caratterizzata e sempre precisa, nonostante un timbro a tratti poco musicale.

In conclusione, Rock Revolution è un buon demo, suonato e prodotto con una buona qualità, ma adatto solo ai fan dell'hard rock.

Giudizio finale: 64/100

Simone Giorgi

lunedì 11 maggio 2009

Recensione - Stoop


STOOP
Stoopid Monkeys In The House
Prismopaco – 2008

Tracklist:
1. Fire on my cheap sunburn
2. Faster than me
3. Sleeping awake
4. Honeymoon
5. Chupacabras & fries
6. Fixing your head
7. Garbage in space
8. The entertainer
9. Atlantico
10. Drum up
11. Move on up
12. Hovercraft
13. Lesson 2
14. (ghost track)

Line up:
Diego Bertani: Voce, chitarre
Fabrizio Bertani: Voce, batteria, percussioni, chitarra, groovebox, armonica
Marco Ponzi: Basso, chtarra
Carloenrico Pinna: Cori, chitarre, banjo, groovebox, tastiera, percussioni

Gli Stoop sono un gruppo di Reggio Emilia formatosi nel 2003, molto apprezzato nella scena indie e vincitore di molti contest.

Il disco si presenta in maniera molto curata dal punto di vista estetico con una copertina piuttosto originale, anche se non molto in tema con le sonorità del disco e con un packaging molto bello e di ottima qualità.

L'album è prodotto e mixato in maniera a dir poco ottima, con un equilibrio sempre molto curato tra i numerosi strumenti e le voci.
Gli arrangiamenti sono sempre gradevoli, molto pieni grazie all'uso di svariati strumenti, ma mai caotici.

Anche la tecnica esecutiva resta per tutto il disco a livelli molto elevati, rivelando un'ottima tecnica che si sviluppa su molti strumenti.

Le 13 tracce (più una ghost track) si snodano in territori indie rock con inflenze molteplici, dall'indie rock più classico alla musica italiana al british rock a toni più blues (Alcune parti del disco ricordano le sonorità di Nick Cave ad esempio).
Proprio la varietà nella scelta degli strumenti e degli arrangiamenti è il punto forte del disco, che mostra una buona conoscenza musicale ed una buona personalità.

La voce (supportata spesso da cori) è sempre intonata e precisa ma manca di varietà di registro e rischia di appiattire l'album, pur essendo piacevole nel suo timbro.
La scrittura delle linee melodiche della voce, a mio parere, resta il punto debole del disco poiché quasi mai si ha una voce d'impatto o una linea melodica particolarmente piacevole.

I testi molto belli, sono tutti in inglese, scelta che penalizza chi non conosce la lingua ma che rendono più fluidi i pezzi.

Una citazione particolare la merita Simone Benassi, ospite alla tromba: l'idea di aggiungere un ulteriore strumento non è affatto barocca, anzi aggiunge merito agli arrangiamenti poiché la tromba è suonata magistralmente e senza eccessi di protagonismo.

In conclusione un disco prodotto e registrato in maniera eccezionale, bello all'ascolto ma reso un po' piatto da alcune scelte di linee vocali.

Giudizio finale: 75/100


Simone Giorgi

lunedì 4 maggio 2009

Recensione - Plastic Bullet


PLASTIC BULLET
Plastic Bullet – EP
Autoproduzione - 2008




Tracklist:
1. Heroes
2. Rosses Point
3. Drastic Nostalgia
4. Through This Life

Line up:
Mauro: Voce
Nex: Chitarra, cori
Ago: Chitarra, cori
Andrea: Basso, cori
Luca: Batteria

I Plastic Bullet sono un gruppo formatosi nel 1999 a Milano. Molto attivi nella scena underground lombarda ci presentano un ep di quattro brani.
Il disco ha una durata di 12 minuti circa, ed è solo un assaggio di ciò che i plastic bullet sanno fare.

La copertina del disco, che ci presenta una pacifica rosa uscire da un fucile è ben curata e lascia intuire con una colorazione molto particolare il tono punk del disco.

Il disco prodotto nello studio Mobsound a Milano risulta registrato e mixato con una buona qualità globale, privo di orpelli e preziosismi che poco si addicono ai pezzi molto veloci, concisi e dall'andamento compatto tipico del punk.

Unica piccola pecca in fase di mixaggio la voce solista che sembra a tratti scollata dal resto dell'arrangiamento, specie nell'assenza dei cori.

Il disco è suonato e cantato in maniera buona, molto preciso in ogni aspetto, nonostante la spontaneità e la vivacità della proposta.

I quattro brani, si sviluppano nei territori punk d'oltreoceano e attingono alle influenze punk-rock degli anni '90 (Green Day, Bad Religion e NOFX su tutti).
La strada scelta sembra un genere a volte scopiazzato alla buona, abusato e privo di spunti nuovi, nonostante questo i Plastic Bullet riescono a proporre dei brani freschi, piacevolissimi e piuttosto vari.

Nulla che non sia un buon punk, ma il disco si presenta con un ottimo carattere e fa intuire le doti del gruppo (da apprezzare forse più in live che in un disco).

Alcune note particolarmente apprezzabili sono i cori realizzati sempre con molto gusto e con un'ottima precisione. Anche la sezione chitarristica è valida, anche quando si esprime in parti solistiche.

I testi dei quattro brani sono interamente in inglese e con tematiche tipiche della scena punk-rock anni '90, sono sempre aderenti all'arrangiamento e alle linee melodiche ma sembrano globalmente non molto curati e passano in secondo piano nella costruzione dei brani.

I Plastic Bullet, come già accennato sono molto attivi nella scena lombarda (nell'hinterland milanese soprattutto); se volete assistere alle loro esibizione controllate su
www.myspace.com/plasticbulletpunk le loro date.

In definitiva un buon ep (distribuito gratuitamente ai concerti), dalla breve durata e valido per ascoltare le potenzialità di un gruppo punk molto valido ed esperto.

Giudizio finale: 70/100

Simone Giorgi