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lunedì 27 aprile 2009

Recensione - Kill Joy


Kill Joy
Twenty
Brother and Brother Records - 2008

Tracklist:

1. E.L.E
2. Endless Night
3. Intro
4. Rosa
5. Nothing Special
6. Slowly
7. Tentativi
8. She Doesn't Like Emo
9. Maledetti
10. Heaven
11. Sober
12. It's So Hard
13. People Die
14. 21

Line Up:
Fat: Voce, chitarra
Mark: Batteria
Ste: Basso
Pappri: Chitarra

I Kill Joy sono un gruppo di Torino formatosi nel 2003 ed arrivano nel 2008 alla produzione del primo full-lenght Twenty.

Kill Joy è uno dei gruppi di punta dell'agenzia Stage Diving di Bari, agenzia che si occupa di promuovere le migliori band della scena punk/hardcore italiana e che da aprile ha iniziato a collaborare con RockPv.

Il disco si presenta con una copertina molto curata e dall'immagine di forte impatto.

La produzione del disco si attesta su una buona qualità globale, buone registrazioni e un mixaggio sempre preciso, eccezion fatta per alcuni suoni di chitarra a volte un po' confusi a scapito della potenza dovuta.
Il disco è suonato in maniera impeccabile, con un'ottima tecnica da parte di tutti i componenti del gruppo.

I quattordici brani di Twenty si snodano nei territori dell'hardcore melodico, pur mostrando gusto nella contaminazione di altri generi: nel disco ci sono molte tracce di punk, hardcore ma anche metal e crossover. Il metal si sente molto nell'uso cospicuo del doppio pedale e nelle parti solistiche delle chitarre armonizzate, mentre alcune sonorità del basso riprendono il gusto nu-metal delle quattro corde.

Proprio il basso (strumento sempre relegato in secondo piano) è a mio parere la nota più positiva del disco, sempre ben suonato, molto di supporto ma anche molto caratterizzante e potente.

La proposta musicale di questo album non soffre di banalità sia per le influenze sopra citate sia per la scelta di brani molto brevi (intorno ai 2 minuti per brano) che rendono più vivace il ritmo del disco.

La voce è capace di molte variazioni di registro da toni più corposi a toni più scanzonati fino al growl in alcune parti del disco; il cantato è sempre supportano da linee melodiche semplici ma efficaci ed è piuttosto preciso, anche se in alcuni tratti sembra mancare della potenza necessaria (forse più per alcune scelte in fase di arrangiamento e produzione che per una mancanza del cantante).

I testi si alternano tra italiano e inglese e sono molto aderenti al genere e ben incastrati nelle canzoni grazie anche a una buona scelta delle linee vocali che pur non brillando per originalità sono sempre di molto piacevole ascolto.

Un buon disco, molto aderente al genere (a chi non piace l'hardcore melodico difficilmente piacerà) ma mai banale, prodotto in maniera più che buona suonato molto bene e con un ottima personalità.

Giudizio finale: 74/100


Simone Giorgi

mercoledì 22 aprile 2009

Recensione - Randy Watson


RANDY WATSON
Demo
Autoproduzione - 2008


Tracklist:
1. Non Nevica Più
2. Rumore
3. Pettine
4. S.b.o.n & Lament of a Dumb

Line Up:
Andrea La fiura (Jeff) - Basso
Marco Rebollini (Rebo) – Chitarra e Voce
Gabriele Calderone - Drums


I Randy Watson sono un promettente power trio di Rivanazzano attivo del 2006, che in questi anni a saputo mettersi in luce grazie ad un buona attività live, nonché grazie a questo demo (datato 2008).

Il trio non si dichiara appartenente a nessuna particolare scena, preferendo comporre e suonare i propri pezzi con la maggior libertà creativa possibile, ed il risultato è un sound che svaria dal post rock strumentale di stampo chitarristico al più violento post core (e le atmosfere rievocate ricordano quelle che si possono trovare nei dischi Pelican), passando per momenti psichedelici, ma anche scenari al limite con il grunge ed il noise.

Il violento attacco di “Non Nevica Più” ricorda, per la sua cubicità, i Don Caballero di For Respect, ma il pezzo muta in continuazione, alternando sfuriate a passaggi molto melodici e delicati, fino al climax finale. “Rumore” e “Pettine” sono altri pezzi ben riusciti che proseguono su questa linea stilistica, e continuano a proporci passaggi affascinanti e suggestivi, per poi colpire con bordate di distorsioni.

E’ il talento chitarristico di Rebo a dare una spinta più ai pezzi, mentre la sezione ritmica si dimostra un ottima spalla, sempre quadrata ed inarrestabile.

Il pezzo migliore, nonché il più particolare di questo breve demo, è “S.b.o.n & Lamento of a Dumb”, aperta da un intro enigmatico, si rivela essere la canzone più accattivante melodicamente, non solo per al presenza (l’ unica) della voce (a dire il vero non irresistibile), ma anche per il riffing e per il bellissimo arpeggio con armonici che condisce il tutto.

Al termine del pezzo è presente quella che si può considerare una ghost track (è assente dalla tracklist segnata sul disco), “Passettini”, in versione live., dovenonostante la non ottima registrazione della performance dal vivo si può apprezzare l’ ottimo lavoro dietro le pelli del nuovo batterista Mike, che potrà sicuramente dare una spinta in più per i prossimi lavori del gruppo.

I Randy Watson appaiono già come una realtà di grande qualità, ma con grandi margini di miglioramento, sicuramente uno dei gruppi più interessanti a livello locale (ma non solo) degli ultimi anni.


VOTO 77/100


Sebastiano Leonida Bianco

lunedì 20 aprile 2009

Recensione - Missiva


MISSIVA
SOSPESO
Produzioni Rock Italiane - 2008

Tracklist:
1. dritto negli occhi
2. controvento
3. sospeso
4. il mio più grande fallimento
5. per sempre
6. la mia anima è obesa
7. perchè
8. l'occasione
9. solo io
10. nascosto

Line up:
Paolo Marsella: Voce
Simone De Blasi: Chitarra
Giuseppe Scalone: Tastiera, synth
Valerio Vantaggiato: Basso
Fabio Cazzetta: Batteria

I Missiva sono una band pugliese formatasi a Brindisi nel 1997. Band attiva da molti anni ed in tutta Italia (abbiamo avuto il piacere di vederli al concorso Orquestra al Thunder Road di Codevilla) e ci presentano il loro nuovo lavoro, nonché primo album prodotto dall'etichetta “Produzioni Rock Italiane”.

Il disco si presenta con una bella foto in copertina che in qualche modo ricorda il legame dei
Missiva alla loro terra (legame che rimane ben solido per tutto l'ascolto del disco).

Il disco è prodotto in maniera impeccabile, e la qualità di registrazioni e mixaggio restano sempre di alto livello.

Gli arrangiamenti del disco sono generalmente puliti e semplici ed efficaci, ma senza che mai si cada nella ripetitività e nella banalità. Unica critica che si può muovere in questo senso è a mio parere la posizione troppo marginale di tastiere e synth che molto raramente sono protagoniste.
La tecnica di esecuzione del disco è di livello molto elevato, come ci si aspetta da un gruppo con l'esperienza dei Missiva, che ricordiamo essere attivi come gruppo dal '97.

Sospeso si snoda nei territori dell'alternative rock italiano, senza perdere radici di un rock più classico (in riferimento soprattutto alle parti solistiche di chitarra) e anche di una matrice più tipicamente italiana del cantautorato e perché no del pop.

Un disco con diverse sfaccettature ma con un sound compatto e convincente.
La voce è una delle note più piacevoli dell'album, sempre precisa nell'intonazione e con un timbro molto bello. Da apprezzare la personalità della stessa che sembra a tratti lanciarsi sulle canzoni, altre volte sdraiarsi comodamente altre ancora appendersi e ciondolare con l'animo di chi sa di non cadere.

I testi, che sono interamente in italiano, ben si amalgamano sia con gli arrangiamenti che con il clima delle canzoni e sono scritti con un buon gusto metrico e con significati sempre diretti e fruibili.

Il conclusione ci troviamo dinnanzi ad un bel disco, prodotto in maniera impeccabile e con un buon carisma, figlio di una band con personalità ed esperienza.

Giudizio finale: 80/100
Simone Giorgi

lunedì 13 aprile 2009

Recensione - Break Point


BREAKPOINT
JUST HANGIN' AROUND
Autoproduzione - 2008


Tracklist:
1. No way out
2. I can only see your forbidden bedroom
3. Jolly Roger
4. Crystalized
5. I'm fine
6. Rètro

Line up:
Alessandro Favale: chitarra, voce
Riccardo Garavani: chitarra, effetti
Giulio Oldrati: basso
Andrea Civini: batteria

I Breakpoint sono un giovanissimo gruppo di Voghera (PV) e ci propongono il loro primo demo pubblicato nel 2008.

Nonostante la dicitura “demo” il disco è piuttosto corposo (sei brani) e colpisce per quantità e per qualità.

Gli arrangiamenti dei brani sono davvero ben pensati e molto equilibrati e ben sostenuti da una buona qualità in fase di registrazione e spiccano per la scelta delle armonie fra gli strumenti, sempre molto di gusto e mai banali, scelta che denota, nonostante l'età, un'ottima conoscenza teorica.

La tecnica esecutiva dei musicisti è molto buona e sempre precisa e aderente a ciò che richiedono i pezzi, senza troppi fronzoli.

Il disco ad ogni pezzo regala ottime sensazioni e tutti i pezzi risultano orecchiabili ma mai banali.
Un'altra cosa che colpisce è la personalità del disco che si tiene lontano il difetto che accomuna ogni giovane band ovvero l'emulazione di uno o più gruppi; nonostante ciò il disco ha i piedi ben piantati sulla musica attuale e ha dei buoni riferimenti che lo contestualizzano (potrei citare Radiohead e Muse giusto per rendere un'idea).

Il difetto principale del disco a mio parere è la qualità della voce: spesso troppo alta in volume e a tratti poco precisa nell'intonazione e poco “musicale” rischia di rendere poco piacevole il disco ai “non musicisti” che lo ascolteranno (si sa, la voce nell'ascoltatore medio ha ben più rilevanza di un'armonia o di un arpeggio).

I testi di tutti i brani sono in inglese: la scelta come sempre si rivela un'arma a doppio taglio, da un lato rende più musicale ogni linea melodica della voce, dall'altro può far perdere un po' di potenza comunicativa ad un ascoltatore che non mastica l'inglese.
I Breakpoint rendono disponibile il loro demo gratuitamente sul loro myapace:
http://www.myspace.com/breakpointspace

In conclusione, questo demo seppur non perfetto fa trasparire una personalità ed un talento rari, e considerando l'età liceale dei Breakpoint è una prima testimonianza di una band che nella scena musicale avrà molto da dire e noi avremo molto da ascoltare (anche in sede live dove i Breakpoint sono molto attivi e nondimeno apprezzabili). Buona evoluzione Breakpoint!

Giudizio finale: 71/100
Simone Giorgi

domenica 12 aprile 2009

Recensione - Johnny Burning

JOHNNY BURNING
Get Up, Get Loose, Get Off!
Street Symphonies Records - 2008


Line Up
MANUEL: vocals
D.B.: guitar
ROB: drums
NIKO: guitar
CESKO: bass

Tracklist
1. Intro
2. Wrong Shape
3. Devil Inside
4. Sassy Lassie Goose
5. Idiota
6. Lost & Found
7. Burning Miracle
8. Time To Rock
9. Shine
10. Rock In The U.S.A.
11. Turn Down Just To Leave It

MySpace
www.myspace.com/jburning


I Johnny Burning hanno il look, l'immagine giusta che parla da sola è che identifica immediatamente la loro musica e cioè hard e glam rock anni '80 in tutte le diverse sfumature.

Sia il look che il suono si ispirano dichiaratamente agli anni ‘80, come dimostra il full lenght, "Get Up, Get Loose, Get Off!", il loro primo lavoro, un'esplosione di rock'n'roll, ideale per gli amanti del genere.

Le 11 tracce hanno tutte delle ottime sonorità, che fanno rivivere per un attimo le atmosfere del tempo.
Sembra di essere tornati ai tempi in cui Mötley Crue e Guns n’Roses facevano scuola, non erano più esclusiva degli addetti ai lavori, ma conquistavano i vertici delle classifiche mondiali. E il mercato discografico produceva centinaia di band che si ispiravano ai padri dello sleaze rock, ma ognuna con la propria caratteristica.
Ed ecco che a quasi vent'anni di distanza i suoni che una volta erano stati spazzati via dal grunge tornano "di moda" e risultano comunque molto attuali. Con l'unica differenza che i Johnny Burning non nascono a Los Angeles, ma a Imola.

L'album ha un attacco al fulmicotone +con il brano "Wrong Shape", in perfetto stile hair metal: un ritornello che rimane in testa, effetti speciali tipici degli anni ‘80 e ‘90 e chitarre modulate sui suoni di Slash & soci. Anche la voce del cantante Manuel suona acuta, ma non stridula, senza risparmiare ammiccamenti e allusioni che fanno molto Bret Michaels.

A seguire, troviamo "Devil inside", che pur rimanendo in tema e ripercorrendo molti cliché dello sleaze rock, ha un qualcosa di originale, con momenti di virtuosismo alla Eddie Van Halen, citato tra le influenze del gruppo.

I Van Halen tornano a farsi sentire in "Time to rock" un brano a metà strada tra "Hot For Teachers" e "Your mama don't dance" dei Poison.
Come qualsiasi album hard rock che si rispetti, c'è anche la traccia più sexy dell'album, "Sassy Lassie Goose", con un incedere funky e blues allo stesso tempo.


"Idiota" parte con un'armonica dal sapore sudista, che evoca le atmosfere di New Orleans.
"Burning miracle" apre in modo trionfale e sembra una dichiarazione d'amore nei confronti degli W.A.S.P., il gruppo che forse più è entrato nel dna dei nuovi rockers.


Non poteva mancare nemmeno la ballata acustica dai buoni sentimenti, "Shine", la colonna sonora perfetta per una pubblicità.
L'album chiude con "Turn Down Just To Leave It", un brano di rock genuino, che attinge dal rock classico americano degli anni '70. Un omaggio al rock sudista, da ascoltare sulla Route 66, come una "Sweet home Alabama" della via Emilia.

I Johnny Burning non inventano nulla di nuovo, ma producono brani allegri e disimpegnati, piacevoli all’ascolto. "Get Up, Get Loose, Get Off!" è un album maturo, registrato bene, che quando metti sullo stereo dell'auto ti dimentichi sia il lavoro di una band esordiente e italiana, per di più.
I brani si potrebbero tranquillamente ascoltare in radio, sia per le ottime melodie che per i suoni puliti e ben miscelati. Unica nota negativa, nonostante siano ben scritti, si susseguono senza lasciare il segno e spesso mancano della passione e del groove che farebbero la differenza.

"Get Up, Get Loose, Get Off!" è un album indicato per chi si aspetta un album sleaze rock e che vuole tornare per un attimo indietro nel tempo. Se invece vi aspettate un disco dalle atmosfere più attuali, questo album non fa per voi. E' un album per gli amanti delle chitarre e delle canzoni senza complicazioni.
E in fondo i Johnny Burning sono quello che vedete!!

Per i cultori dell'immagine, segnaliamo anche la bellissima copertina del disco, con una bionda platinata che porta sulla schiena il tatuaggio "Get Up, Get Loose, Get Off!".


Giudizio finale: 70/100


Barbara Origgi

lunedì 6 aprile 2009

Recensione - Hinkel & The Mirrors


Hinkel & The Mirrors
The Big Eye
Echophonic & Think Tank - 2009





Tracklist:
Through (The Mirrors)
Shine (Hinkel)
My Sonic Love (The Mirrors)
Run (Hinkel)




Line up:
Hinkel:
Volker Hinkel: Chitarra, voce, tastiere
Dirk Bluemlein: Basso
Claus Mueller: Batteria


The Mirrors:
Marco Ortensi: Voce, piano, synth
Andrea Vitali: Chitarra, voce
Matteo Carta: Basso
Emanuele Platania: Batteria



“The Big Eye” è il primo prodotto della neonata casa discografica “Echophonic & Think Tank” ed è un classico split di due gruppi, uno nostrano (i milanesi The Mirrors, band pop-rock attiva dal 2003 ) ed uno tedesco (Hinkel, gruppo di recente formazione ma con un'ottima esperienza che prende il nome dal leader Hinkel cantante e chitarrista ex membro dei “Fool's Garden”).

Lo split contiene due brani per ogni gruppo, alternati nella tracklist. Nonostante le caratteristiche tipiche di uno split il disco risulta piuttosto omogeneo come sonorità e come clima globale.

Il primo aspetto che colpisce del disco è la stupenda copertina firmata da Andy dei Bluvertigo e partorita nel suo studio artistico “Flu On”.

Il disco è prodotto in maniera impeccabile, molto orecchiabile e preciso nella localizzazione degli strumenti. Gli arrangiamenti globalmente puliti e semplici sono resi alla perfezione e sorreggono degnamente ogni pezzo.

I due brani dei The Mirrors sono entrambi ben studiati e ben articolati in un panorama pop-rock che attinge molto da radici importanti degli anni '60/'70.

Through, il brano più lungo risulta forse un po' ostinato mentre My Sonic Love, complice una piacevolissima linea melodica risulta più fruibile sin dal primo ascolto, ed è un perfetto “singolo” pop-rock.

I Due brani di Hinkel anche essi piacevolmente arrangiati e strutturati si differenziano parecchio tra loro: “Shine” si adagia senza troppa originalità nei territori ben delineati del “british rock” targato tra i principali esponenti dagli Oasis, mentre “Run” a mio parere è un brano con un carattere più deciso e con un arrangiamento che spazia in territori più elettronici e anche più aggressivi in alcuni tratti del brano.

Questo split è nella sua intenzione (far assaggiare due band e farle conoscere in un sol colpo) molto ben realizzato, sia per la scelta dei due gruppi sia dei brani che fanno intuire le sonorità che ognuno dei gruppi sviluppa e nondimeno la loro potenzialità.

In conclusione, ci troviamo davanti ad un prodotto che nonostante le finalità promozionali ha una buona rilevanza artistica nel suo complesso (e nella stupenda opera d'arte che fa da copertina).

Aspettiamo con ansia lavori più completi da entrambi i gruppi, che promettono ottima musica.




Giudizio Finale: 75/100
Simone Giorgi

venerdì 3 aprile 2009

Recensione - The Closer

THE CLOSER
Dream after dream
Autoproduzione - 2008

Tracklist:
1. Dream After Dream
2. Tell me A Lie
3. Sad Joker

Line up:
Ramon - Voce
Denny - Chitarra
Igna - Chitarra
Ambro - Batteria
Giorda - Basso


I The Closer, un quintetto di giovani hard rocker, si presentano in scena vestiti da giocatori di baseball, con divise e bandannas, ricordando a chi visse gli anni '90 i Suicidal Tendencies, gruppo trash-hardcore losangeleno.

L'ambientazione in questo caso non è L.A., ma Cuneo, che negli ultimi tempi vanta una piazza musicale indipendente molto attiva e vivace. E il genere dei The Closer si definisce un "nuovo" hard rock o, all'occorrenza, un hard funk rock, ovvero "quando gli Skid Row incontrano i Red Hot Chili Pepper".

In realtà ascoltando il loro mini EP, "Dream after dream", ci ritroviamo molto di più: dall'hard rock vecchio stile all'heavy metal classico con contaminazioni progressive fino alle sperimentazioni musicali del terzo millennio (molto forti le influenze di Dream Theater e Tool)."Dream after dream" è un mini cd contenente solo tre tracce, che esplorano diversi territori musicali, dando un'idea della versatilità del gruppo. In tutte emerge la voce del cantante, Ramon Briatore, potente, dalle inflessioni liriche e facilmente portata ai virtuosismi, ma che a tratti si impone troppo sulla musica e sulla struttura dei brani.

DREAM AFTER DREAM, la title track che apre l'EP, è un brano di hard rock classico, incorniciato dai cori e da un bell'assolo di chitarra che richiama alle influenze eighties.
TELL ME A LIE è in bilico tra l'heavy metal dei Judas Priest, i controtempi dei Dream Theater e gli acuti drammatici alla Queensryche.
E' il pezzo che più si avvicina alle tendenze musicali del momento, con atmosfere cupe e apocalittiche. D'effetto le influenze classiche nella stanza strumentale a metà del brano.
SAD JOKER è il singolo estratto dall'EP, con un ritornello accattivante che rimane subito in testa e che ricorda per l'immediatezza e l'energia alcuni pezzi mitici degli W.A.S.P..


Le canzoni sono ben scritte, di impatto, anche se talvolta un po' troppo elaborate. Inoltre la registrazione in presa diretta non rende giustizia alla carica e all'energia che i The Closer riescono a trasmettere durante i live.L'intento di dare vita a un "nuovo" hard rock c'è e i ragazzi sono sulla buona strada per realizzarlo.

Il consiglio è quello di utilizzare i diversi stili per creare qualcosa di coraggioso e veramente innovativo, lasciando da parte l'indecisione sulla scelta delle sonorità del passato e quelle del presente.
Nel frattempo aspettiamo un lavoro più definitivo e meglio registrato, che valorizzi maggiormente la loro musica e le loro capacità.

GIUDIZIO FINALE: 68/100

Barbara Origgi

giovedì 2 aprile 2009

Recensione - La Debole Cura



LA DEBOLE CURA
Il Cimitero Delle Idee
Autoproduzione - 2009



Tracklist:
01 – 00:49
02 - Il Cimitero Delle Idee
03 – Black Swan
04 – Città Irreale
05 – Tre Passi Nel Limbo
06 – Watch The Snow



Line Up:
Simone Giorgi: voce, chitarra
Francesco Lista: chitarra
Stefano Ronchi: basso, voce

Francesca Ronchi: Batteria (in studio)
Marco Zaffignani: batteria




La Debole Cura è un progetto avviato nel 2007, quando alla sezione ritmica (Francesca e Stefano Ronchi) degli ormai sciolti Sedna Sound (di cui abbiamo parlato settimana scorsa) si unisce a Simone Giorgi, chitarrista, cantante e scrittore, e Francesco Lista, chitarrista e amico di vecchia data di Stefano.

Dopo il primo demo rilasciato all’ inizio del 2008, e dopo la registrazione di questo ultimo lavoro in studio uscito nel 2009, Francesca sceglie di lasciare la band, e viene sostituita temporaneamente da Stefano Damiani.

Cinque tracce più un breve intro che mostrano gli sviluppi del sound del gruppo: il songwriting partorisce ottimi pezzi, che si snodano attraverso un alternative rock melodico, sognante ed eclettico, per come alterna dolci arpeggi, sfuriate di distorisioni e dosi di psichedelia, mentre più il gruppo attua un grande lavoro anche in fase di produzione dei suoni, rifinendo in maniera accurata i vari pezzi, utilizzando campionamenti, batterie elettriche e spesso anche lo xilofono.

I pezzi che più rispecchiano questa idea di sound sono quelli cantati interamente in italiano, “Città Irreale”, con la sua dinamica alternanza fra soffuse strofe melodiche e ritornello quasi noise, e la titletrack “Il Cimitero delle Idee”, pezzo molto eclettico dal ritmo sostenuto, in cui spiccano un gran lavoro di basso e linee vocali interessanti.

I due i brani cantati in inglese allargano maggiormente gli orizzonti: “Black Swan” (già presente nel primo demo del gruppo) è il pezzo più melodico del disco, si apre con un incedere originale caratterizzato da una ritmica quasi marziale della batteria su cui si stagliano gli arpeggi tessuti dalle chitarre, mentre il brano cresce, si stratifica in un climax strumentale che porta all’ esplosione finale; “Watch the Snow” si presenta invece come il più aggressivo della raccolta, per come sconfina quasi in territori stoner rock nelle parti più rumorose, ma concedendo sempre aperture più leggere e briose che spezzano la tensione e danno respiro al pezzo, sicuramente uno dei più riusciti.

Altro picco dell’ EP è la suggestiva “Tre Passi nel Limbo”, un brano psichedelico interamente strumentale dal sapore desertico, con percussioni, rumori spaziali in sottofondo e chitarre acustiche nel finale.

La Debole Cura si dimostra a buon punto nella propria crescita, pochi sono infatti i difetti di questo breve disco, come ad esempio una eccessiva artificiosità e compostezza della voce in certe parti melodiche, oppure il sovente abuso dello xilofono, orpello non sempre necessario. Resta comunque fra le mani un ottimo lavoro, frutto di quella che è una delle migliori realtà della scena pavese.

Per il successivo salto, non resta che aspettare il prossimo definitivo full lenght, che vedrà l’ ingresso alla batteria del nuovo acquisto Marco Zaffignani, entrato da poche settimane come membro stabile del gruppo.



VOTO: 78/100


Sebastiano Leonida Bianco