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lunedì 30 marzo 2009

Recensione - Born To Booze


BORN TO BOOZE
Gates Of Hell
Autoproduzione

Tracklist:
1. Gates of hell
2. Full of blood
3. Alterego
4. Megatron
5. Bloody flag

Line Up:
Vittorio: Chitarra
Lele: Batteria
Simone: Basso
Cesco: Chitarra
Rocco: Voce

I born to booze sono un gruppo di Voghera (PV) e ci propongono un EP di cinque brani.
Già dalla copertina i riferimenti del gruppo verso un hard rock / classic metal sono piuttosto evidenti.

Il disco è registrato con una buona qualità globale anche se alcune scelte in fase di mixaggio (dinamica della voce su tutte) lo rendono a tratti poco fruibile.

Gli arrangiamenti sono molto aderenti ai classici del genere ma globalmente ben curati.
La voce, che risulta veramente protagonista (anche in termini di decibel) è mixata male e poco amalgamata al resto del gruppo. Inoltre da spesso l'impressione di essere poco “centrata” e poco precisa nel registro più alto.
La struttura globale dei brani è ben congegnata ma spesso cade in stereotipi di quasi tre decenni fa.

Globalmente l'ep non colpisce né per originalità, né per qualità di produzione, un buon ep ma solo per gli appassionati del genere.

Giudizio finale: 56/100
Simone Giorgi

venerdì 27 marzo 2009

Recensione - Deluded By Lesbians


DELUDED BY LESBIANS
The Ignorance of Being Important - EP
Autoproduzione – 2009


Tracklist:
7. Don't laugh for me Argentina
8. Love is blind
9. We don't care
10. C'mon get in
11. Rip off my eyes
12. All that she wants



Line Up:
LAURA O'CLOCK : bass, guitar, vocals
LARA BRIXEN: drums, vocals
FEDERICA KNOX: guitars, bass, vocals

My space: http://www.myspace.com/deludedbylesbians


A giudicare dal nome, Deluded by Lesbians, mi sarei aspettata un gruppo demenziale che fa parodie di canzoni più celebri.

Invece, quando mi è stato recapitato il loro plico promozionale e soprattutto quando ho sentito le prime note del cd "The ignorance of being important" mi sono dovuta ricredere.. e di non poco. Il cd è accompagnato da una biografia semiseria in cui si racconta la storia del gruppo, nato a Milano dall'incontro di tre ragazzi accomunati da una delusione d'amore nei confronti di tre ragazze che hanno preferito delle donne a loro.

Da qui l'idea di formare una band dalle sonorità arrabbiate e da qui l'origine del nome Deluded By Lesbians, come recita a caratteri cubitali la busta del merchandising: "We are sorry we are deluded by lesbians".

Anche la copertina del cd è abbastanza esplicita: sul fronte i fondoschiena di due ragazze che si abbracciano spensierate e sul retro il busto di un uomo solo, evidentemente deluso. I Deluded By Lesbians giocano con le distorsioni e picchiano sui piatti, miscelando rabbia e potenza con della sana ironia. Forte e apertamente dichiarata la loro adorazione verso i Queens of The Stone Age e i Master of Reality. Le sei tracce del cd rivelano un'anima stoner, imbevuta di alternative e con molti tratti hard rock e di psichedelia anni '70.

L'approccio umoristico si avvicina a quello dei Presidents of USA, non a caso tra i gruppi che stanno particolarmente a cuore ai DBL, come riportato nella loro biografia."The ignorance of being important", uscito lo scorso gennaio 2009, è la seconda parte di un progetto iniziato nel 2008, "The importance of being ignorant", contenente 6 tracce inedite. Il sequel naturale del primo album è evidente già dalla numerazione delle tracce che iniziano dal numero 7. L'album si apre con una lunga intro strumentale, "Don't laugh for me Argentina", con batteria e chitarre all'ennesima potenza, che identificano immediatamente il sound del gruppo.

Il ritornello è un coro di risate beffarde e taglienti, che ricordano Frank Zappa e i più nostrani Elio e le Storie Tese.Segue "Love is blind", dove il cantato è quasi recitato sopra strumenti pesanti e uno stile sporco alla Soundgarden prima maniera.

Il pezzo più seventies è "We don't care", molto radiofonico e destinato a diventare il singolo dell'album. Con "C'mon get in" i DLB fanno un balzo in avanti di 10 anni e si trasformano in una perfetta hard rock band anni '80. Per concludere "Rip off my eyes" che è la sintesi di tutto il DLB-pensiero. E infine "All that she wants", la cover del brano dance anni '90 degli Ace of Base, rifatta in chiave Deluded By Lesbians, con un basso ipnotico e le due voci gridate di Laura O'Clock e Federica Knox che si alternano al microfono.

L'album è fracassone, ma ben suonato e piacevole all'ascolto. E le premesse per un futuro roseo ci sono tutte. Da perfezionare solo la linea melodica dei brani, a volte un po' troppo urlati.Dopo tante delusioni questa volta i Deluded By Lesbians hanno di che sorridere.



Giudizio finale: 75/100



Barbara Origgi

mercoledì 25 marzo 2009

Recensione - Flor De Sangre


FLOR DE SANGRE

New Season Of Hate - EP
Autoproduzione – 2008



Tracklist:
01. Unbreakable Lies
02. Next Direction
03. Stato d'Anime
04. Damnation's Rain
05. I Will Be Heard (cover Hatebreed)


Line up:
Stef: voce
Bone: voce
Ivan: chitarra
Verdiana “V”: batteria
Vinny la Rosa: basso (solo in studio)



New Season of Hate è il primo EP dei Flor De Sangre, giovane gruppo nato da poco più di un anno. La proposta del gruppo oscilla fra metalcore e nu-metal, e ha come punti di forza l’ utilizzo della doppia voce, maschile e femminile (Bone e Stef), che si alternano in scream, cori melodici e accenni rap, e la presenza costante di ritmiche serratissime grazie alla buona coesione fra chitarra e batteria (Ivan e Verdiana), che spesso si rifugia in muri di doppio pedale.

Il pezzo dove queste componenti si mischiano in maniera più efficace è senza dubbio l’ iniziale Unbreakable Lies, che si dimostra abbastanza incisiva non solo a livello ritmico ma anche melodico, con un interessante intreccio fra la voce in scream di Bone e quella melodica, quasi onirica, di Stef.


Next Direction è un episodio meno lineare, dove troviamo i momenti più melodici del disco, alternati a sfuriate dove anche la voce femminile di Stef si prodiga nel cantato in scream, territorio dove spesso però si dimostra più in difficoltà.

Altro pezzo robusto è Damnation’s Rain, più incentrato su coordinate tipicamente metalcore, ma meno ricco di spunti di rilievo. Stato D’ Anime è invece l’ episodio più particolare dell’ EP, dove spicca un testo di denuncia verso il degrado della nostra nazione, scritto completamente in Italiano. La musica serve perlopiù solo da contorno al fiume di parole.

L’ idea è apprezzabile anche se da l’ impressione di rifugiarsi troppo in facili luoghi comuni (anche se tristemente veri…), ma aggiustando leggermente il tiro questa del cantato in Italiano potrebbe essere una strada interessante da battere in futuro per i Flor De Sangre.

Chiude il disco una cover degli Hatebreed, I Will Be Heard, che conferma le buone doti dei Flor de Sangre come esecutori, nonché la bontà della registrazione e della produzione (il disco è stato mixato e masterizzato nello studio Green Sound di Busto Arsizio).

Per gli appassionati del genere, questo è un progetto su cui rimanere sintonizzati.



Voto: 68/100



Sebastiano Leonida Bianco

domenica 22 marzo 2009

Recensione - Stephane TV


STEPHANE TV
Stephane TV - EP
Autoproduzione - 2009

Tracklist:
1. Swan Song (of Our Love)
2. See The Ghosts
3. So Called Democracy
4. Coldness Got Me Here

Line up:
Giuseppe C.: voce
Giovanni C.: basso
Rocco C.: chitarra
William N.: chitarra
Claudio S.: batteria

Gli Stephane Tv sono un gruppo attivo dal 2008 e proveniente da Pavia. L'omonimo EP(composto da quattro tracce, per un totale di 18 minuti circa) è il loro primo lavoro autoprodotto.

La copertina molto curata ed elegante rende il lavoro appetibile anche alla vista.
L'EP seppur autoprodotto è registrato con una buona qualità globale. Gli arrangiamenti sono ben curati e a tratti essenziali e ben concepiti per portare in primo piano voce e chitarre che sono le guide sonore di ogni melodia.

Il disco è suonato bene, senza sbavature e senza eccessi e virtuosismi.
La voce che risulta protagonista principale (sebbene ben amalgamata con il resto degli strumenti) ha un timbro molto bello, piacevole all'ascolto e in grado di portare sulle spalle il peso dell'evoluzione melodica dei brani.

Dalle prime note di Swan Song si coglie subito il clima del disco e i riferimenti principali degli Stephane Tv, un indie rock di matrice più “scura” che prende come riferimenti principali gruppi come “Interpol”, “I love you but i've chosen darkness” e “Editors”.

I riferimenti ben chiari e ben visibili non sono presi a plagio, anzi ad una sana ispirazione che rende il cd non una copia di brani già sentiti, anche se il clima globale del disco si avvicina molto a quello dei gruppi sopra citati.

Alcune critiche che si possono muovere alla composizione dell'ep sono la scelta dei suoni per quanto riguarda la chitarre distorte, che tendono a tratti a infastidire l'orecchio piuttosto che supportare le parti più aggressive musicalmente, e la poca varietà dei registro vocale, che da un lato è molto piacevole e di estrema importanza melodica, ma dall'altro rischia di togliere personalità al disco appiattendolo un pochino (cosa che peraltro succede spesso nei gruppi indie come “ Interpol” e “I love you but I've chosen Darkness”.

Riassumento, l'ep di Stephane Tv è un prodotto molto valido e che denota un'ottima maturità del gruppo, ben solido sui canoni dell'indie rock, suonato e prodotto in maniera buona e con canzoni dall'ottimo gusto melodico.

Una menzione speciale alla scelta di rendere l'ep gratuitamente scaricabile dal myspace del gruppo (http://www.myspace.com/stephanetvband) grazie alle licenze creative commons e al sito jamendo.com che ne supporta la distribuzione (bravi!).

Giudizio finale: 76/100
Simone Giorgi

venerdì 20 marzo 2009

Intervista - Treves



Abbiamo fatto una lunga chiacchierata con Fabio Treves, il più noto bluesman italiano, che da anni calca i palcoscenici accompagnato dalla sua band, la Treves Blues Band e dalla sua inseparabile armonica.
Il "puma di Lambrate" ci racconta gli aneddoti vissuti nei back stage dei più importanti concerti italiani e internazionali, dagli anni '60 come giovane musicista e fotografo, fino agli anni più recenti, grazie alle innumerevoli collaborazioni con le legg
Apprezzato anche come dj radiofonico, Fabio Treves, dopo aver collaborato con Radio Popolare e con Rock FM, ora conduce il programma "Life in blues" su Lifegate Radio.
Praticamente una vita dedicata al blues...

Tu sei stato uno dei primi bluesman in Italia. Com'era il panorama musicale negli anni '70? Come mai hai scelto il blues piuttosto, che so, di fare prog o musica più in voga a quei tempi?

A casa mia si ascoltava jazz e blues e mio papà aveva molti dischi... quindi sono cresciuto respirando l'aria del blues. Ho avuto la fortuna di crescere ascoltando il primo vero blues e per me è stata una vera e propria illuminazione.
La vera folgorazione però l'ho avuta nel luglio del 1965 quando sono andato a un concerto degli Who e ho visto Roger Daltrey suonare l'armonica.
Gli Who suonavano rock, ma incominciavano a inserire nei loro brani anche l'armonica e delle sonorità blues, che comunque sono sempre state l'anima del rock.
Se ci pensi, tutti i grandi del rock sono stati influenzati dal blues: oltre agli Who, primi su tutti i Led Zeppelin, Aerosmith, Deep Purple…anche gli impensabili….
E' stato amore a prima vista e da quel momento non ho più lasciato il blues.
Ho iniziato a suonare l'armonica nel 1974 con Simonluca (che è stato accompagnato nel tempo anche da artisti famosi quali Alberto Camerini, Eugenio Finardi, i fratelli Belloni)
E' vero ai tempi andava molto in voga il progressive, ma a me piaceva il blues.

Com'è nata la Treves Blues Band? Ci parli della formazione che ti accompagna da qualche anno?
La Treves Blues Band nasce nel 1974 da un progetto fatto con amici proprio con l'intento di creare una blues band.
Di fatto in 35 anni capitano tantissime cose, ho incontrato diversi personaggi e per tanti motivi la formazione è cambiata e si è evoluta fino al 1994 in cui ho incontrato Cappelletti, Gariazzo e Serra (ALE KID GARIAZZO - chitarra e voce, TINO CAPPELLETTI

Ci racconti qualche aneddoto degli artisti con cui hai collaborato?
Devo dire che ho veramente tantissimi ricordi degli artisti che ho incontrato. Sono molto fortunato a poter dire di aver conosciuto personalmente Jim Morrison, Jimi Hendrix, di essere andato in tour con Little Stevens. I giovani che incontro e a cui racco
Ho un bel ricordo del tour fotografico fatto con gli AC/DC e con gli Iron Maiden.
Una volta abbiamo fatto una partita di pallone con gli Iron Maiden: io, Alberto Camerini e Steve Harris. E' molto importante condividere oltre alla musica anche questi momenti di quotidianità.
Ho tanti aneddoti da raccontare e sono successe veramente tantissime cose, anche quando facevo solo il fotografo.
Ho incontrato Willie Deville, Brian Setzer, Roger Daltrey… questi sono tutte persone diventate "amici".
Molti quando passano da Milano mi chiamano o mi vengono a trovare.
Anche lavorando per Rock FM ho conosciuto molti grandi artisti e icone della storia del rock, da Lemmy a Ozzy Osbourne, agli ZZ Top.
Con Brian Gibson degli ZZ Top siamo proprio legati affettivamente… parliamo la stessa lingua e condividiamo le stesse passioni e questa cosa si sente subito, abbiamo vissuto le stesse cose, siamo entrambi cresciuti con i padri fondatori del blues…

C'è un artista che ricordi con particolare affetto?
Mi viene sempre la pelle d'oca quando penso a Jimi Hendrix.
L'ho visto in tutto 10 volte. Gli ho fatto anche una mitica foto al Piper.
Tra l'altro poi siamo nati lo stesso giorno, il 27 novembre, per questo mi sento molto legato a lui. Era avanti 50 anni rispetto ai tempi.
Sentivo questo suo modo di suonare, lo sentivo proprio. Come per un cattolico conoscere il papa. E' stato un momento indescrivibile.
A distanza di 40 anni, 20 giorni fa ho ricevuto delle foto e ce n'era una scattata nel maggio del 1968. E' stato proprio come rivivere quel momento.

Mi hanno chiesto di farti raccontare il tuo viaggio con Eugenio Finardi all'Isola di White
Il viaggio verso 'Isola di White è uno dei tanti che abbiamo fatto per ascoltare i grandi artisti dell'epoca.
Una volta per vedere i concerti di un certo rilievo dovevi prendere e partire. Anche per comprare un disco o un biglietto bisognava andare fino a Zurigo o addirittura ad Amsterdam.
Pensa che nel 1969 suonavano a Rotterdam i Pink Floyd, Santana e i Canned Heat. Io ci sono andato con un cinquantino.
Ai tempi si doveva viaggiare per ascoltare la musica.
Sono stato fortunato perché i miei genitori mi lasciavano libero di fare queste cose e di andare lontano per ascoltare la musica.

Tra gli artisti italiani chi apprezzi in particolar modo?
Molti musicisti italiani che non ci sono più: da Pierangelo Bertoli a Ivan Graziani..
Anche se non fanno blues c'è sempre tanto rispetto e stima reciproca.
Mi piacciono poi i Linea 77, i Punkreas, Roy Paci, Grignani (in un suo disco ho suonato l'armonica)..Branduardi, Finardi, i Pooh.
Dodi Battaglia negli anni '60 era un dio a suonare la chitarra, si ispirava molto ai Deep Purple e a Hendrix.
I Pooh alla fine sono intramontabili anche a distanza di tempo perché fanno musica con passione e onestà,
ci danno dentro. E allo stesso modo rispetto i giovani che fanno musica alternativa, perché ci credono.

Dei nuovi chi ti piace?
In Italia mi piacciono i fratelli Calafuria, sin dal primo demo
E poi Pino Scotto.

Degli artisti internazionali invece?
Del terzo millennio ci sono gruppi promettenti, bravi e onesti. Però hanno sempre un background che è il rock degli anni '60.
Io ascolto molto i Foo Fighter, i primi Greenday, i Gorillaz e poi, di artisti che fanno altri generi, apprezzo James Taylor e Matt Bianco.
Ho tantissimi vinili di punk anni 70. Poi ho ascoltato tanto i sudisti…i Lynyrd Skynyrd, la Charlie Daniels Band, i Little Feet, mi piace il suono sudista.
Mi piacciono anche i gruppi più estremi. Non importa il genere che suoni ma l'impegno e la coerenza che ci metti.

Per te il blues è solo quello legato alla tradizione o esiste un blues più "moderno"?
Purtroppo i padri del blues, i vecchi bluesmen, stanno morendo.
Qualcuno è ancora in giro come Buddy Guy o BB King.
Però il blues non morirà mai perché si tramanda di generazione in generazione.
E non passerà mai di moda perché non è solo una moda.
L'evoluzione del blues c'è se lo interpreti alla tua maniera.

E com'è il tuo blues?
Io sono rimasto sempre fuori dal mercato, ho fatto sempre dischi autoprodotti e non sono mai stato legato a un contratto o a un'etichetta, perché poi sei obbligato a suonare in determinati locali solo per una questione di immagine e di marketing.
Mi piace l'idea che il blues è naif e non lo puoi ingabbiare…Anche i grandi bluesmen, a 80 anni hanno sempre lo spirito di una volta, li vedi dopo un'esibizione allacciare rapporti con la gente che viene a sentirli o con gli altri musicisti che li accompa
I bluesman non sono santoni o detentori del verbo, vogliono solo entrare nei cuori della gente.
Quando suona la Treves Blues Band si riuniscono generazioni diverse…è questo il vero miracolo italiano, anche senza la pubblicità al tg…io sono sempre contento quando mi chiedono di fare interviste nonostante non ci facciamo una grande promozione.

Ritieni di essere sempre stato coerente all'idea del blues?
Comunque lo suoni, il blues è fondamentalmente la condivisione di un valore.
E questo lo dimostra avere tanti amici che ti scrivono e che ti mostrano la loro stima o le loro emozioni.
Ogni volta che vado in televisione, ricevo tantissimi sms da tutte le parti d'Italia e capisco che il
blues è solidarietà ed è una musica di fratellanza, per le masse, è uno stato di appartenenza.
Anche quando mi è capitato di suonare negli ospizi, nelle carceri, nelle scuole, sono orgoglioso di poter dare una mezz'ora di pace al vecchietto o al malato..e io che suono credo veramente a questa cosa.
Sento di suonare per una giusta causa, e questo lo rivendico da 60 anni.

Si può ancora fare politica attraverso al musica?
Se mi chiamano per fare concerto per associazioni contro le morti sul lavoro o per difendere il verde, io vado.
Se invecelapolitica diventa schierarsi per un partito o per l'altro allora no, non andrò mai a un convegno politico.
Il blues è apolitico.
Blues nasce come solidarietà tra persone. Anche quando ho iniziato e avevamo pochi soldi, quello che guadagnavamo con le serate lo mettevamo insieme per pagare l'affitto o gli strumenti.

Hai un'armonica a cui sei particolarmente affezionato?
Melvin Lewis, il grande jazzista, una volta mi aveva regalato un'armonica, però devo dire che non sono molto legato alle armoniche che suono, nemmeno a quelle regalatemi da altri.
Per me il blues è condivisione, è per questo che le cose che ho di solito le regalo.
Mi è capitato di regalare a qualche ragazzo un disco o un cd autografato ed è bello vederlo rimanere estasiato e prendere il volo. Io sono contento nel vedere questo entusiasmo.
Sono legato solo a due cose: a una felpa e a una maglietta che mi aveva regalato Frank Zappa. Quelle non le regalerò mai.

Tra le esperienze fatte in radio quale ti è rimasta più impressa?
Sicuramente Rock FM è stata l'esperienza più bella.
Mi ha dato la possibilità di arrivare a una fascia di giovani che non mollano e continuano a resistere nelle fede verso il rock'n'roll.
Rock FM ha proprio lasciato un segno e mi ha lasciato un senso di appartenenza, che nemmeno aveva lasciato Radio Popolare, dove avevo avuto la possibilità di parlare di blues nel 1976 rivoluzionario…
A rock FM ricevevo sempre un sacco di SMS in diretta da parte di ascoltatori che mi dicevano quanto era importante il blues per le loro vite. Quindi per me è diventata anche una sorta di missione.
Quando giravo per strada in molti mi fermavano e mi ringraziavano, gente di tutte le età. E' questa è una cosa bellissima.
E' come quando vai a un concerto dei Jethro Tull e o a vedere "Hair" in cui trovi insieme tutte le generazioni di fan. "Hair" è bello per tutti, per i giovani e per i meno giovani, perché alla fine parla della vita…e queste cose non hanno età.

Com'è il tuo rapporto con la tecnologia?
Un aspetto negativo della tecnologia è che oggi se non hai il computer o facebook sei fuori dal mondo…
Mentre potrebbe essere positivo il discorso che la globalizzazione ti permette di pubblicare un disco in contemporanea in tutto il mondo, quando una volta i dischi uscivano solo in Svizzera e in Germania.
Penso che in questi tempi si sia perso il gusto della semplicità… una volta ti emozionavi quando trovavi un biglietto attaccato al tergicristallo, ora invece questi gesti sono sempre di meno.
E la tecnologia ci sta rendendo pigri.
Io sono un vecchio hippy anarchico ex figlio dei fiori e ancora legato a vecchi ideali. Se ci fossero più sogni e più fantasia si vivrebbe molto meglio.
Per questo ritorno al blues: il blues è sangue, sudore e musica.
Il blues è tutta roba genuina.
Devi convincere la gente. E per farlo devi metterci grinte e
una carica che non ti danno né la droga, né il buddismo, né niente. Io credo solo nel blues.
Il blues è un filosofo, un amico, un compagno, un'ancora di salvezza.
E vorrei chiudere con la frase che Bruce Springsteen ha detto in apertura di un suo concerto: "Are you ready for the blues?"

Barbara Origgi

mercoledì 18 marzo 2009

Recensione - Sedna Sound


SEDNA SOUND
Demo
Autoproduzione - 2004


Tracklist:
01 - Propofan
02 - Niente
03 - Ironia
04 - Tutto Bene
05 - Diazepanico



Line Up:
Augusto Cazzoli: chitarra
Francesca Ronchi: batteria
Simone Celia: chitarra
Stefano Ronchi: basso, voce



Questo demo dei Sedna Sound è piccolo pezzetto della recente storia dell’ alternative rock pavese, registrato interamente in presa diretta nel 2004, rimane l’ unica testimonianza in studio del progetto degli allora liceali fratelli Stefano e Francesca Ronchi (rispettivamente basso/voce e batteria), Augusto Cazzoli e Simone Celia (rimpiazzao nell’ ultimo periodo di vita della band da Davide Bonizzoni), prima dello scioglimento della band nel 2006.

I Sedna Sound si presentavano come figli dei primi Verdena, proponendo un grunge grezzo che si lasciava contaminare sia dalla melodia che dal punk. In questo breve disco, la registrazione molto spartana accentua fortemente il carattere ribelle della loro musica e rende abbastanza bene l’ idea di quelli che erano le loro esibizioni live, che consentirono ai ragazzi di far girare il proprio nome all’ interno della scena pavese. Rimane un pizzico di rimpianto per la mancanza di un prodotto meglio registrato e rifinito, anche se il nuovo progetto di Stefano Ronchi, La Debole Cura, ha tutti i mezzi per superare la precedente esperienza.

Se ancora oggi provate a chiedere a qualche ragazzo in giro per Pavia a quale canzone associa il nome Sedna Sound, sicuramente lui vi risponderà citando “Niente”, la seconda traccia del disco, pezzo nirvaniano di ottimo impatto che diventò una sorta di bandiera del gruppo.
Oltro cavallo di battaglia è “Propofan”, l’ episodio migliore sul versante più punk.

Il connubbio fra rumore e molodia si ripete nei pezzi che superano i 5 minuti, ovvero “Ironia” e “Diazepanico”, che vivono su combinazioni di robusti e semplici riff, qualche apertura più tranquilla, giri vertiginosi di batteria ma anche sulla voce acuta di Ronchi, che passa dallo stridente al sofferto, ed è forse la componente che più risente della registrazione in presa diretta (che lascia qua e là qualche stonatura). “Tutto bene” è la traccia più particolare, molto breve, con una struttura insolita, un intro melodico, un cuore di puro punk e una chiusura con un lungo assolo a condire il tutto.

Un piccola ma significativa testimonianza di un giovane ma significativo progetto del recente passato.


VOTO: 70/100
Sebastiano Leonida Bianco

martedì 17 marzo 2009

Recensione - Hinkel


Hinkel

Heaven and Hell E.P.
2009 - Hinkelstone Productions



Tracklist:
Heaven and Hell
Speed
Run (live 2008)
Baba O'Riley



Line up:
Volker Hinkel: Chitarra, voce, tastiere
Dirk Bluemlein: Basso
Claus Mueller: Batteria




Hinkel, progetto dell'omonimo artista Volker Hinkel (chitarrista dei Fool's Garden, gruppo tedesco divenuto celeberrimo con il brano “Lemon Tree”) ci presenta il suo ultimo lavoro un EP pubblicato interamente in digitale.

L'EP contiene quattro brani, di cui due cover (Heaven and Hell di John Entwistle e Baba O'Riley degli Who) e due brani originali, di cui uno in versione live.

Il disco come si può intuire dalla scelta delle cover si propone come un tributo alla band inglese degli Who.

La produzione dell'EP è veramente ottima sotto ogni punto di vista e persino il brano live risulta oltremodo preciso e pulito nell'ascolto.

La caratura tecnica del gruppo si sente tutta, ogni brano risulta molto ben suonato.
Il disco globalmente si presenta con un'anima molto british, dalle cover degli Who ai pezzi originali, che evolvono i loro suoni di pari passo con l'evoluzione del suono d'oltremanica (dai Beatles agli Oasis, giusto per citare due esempi concreti).


Unica critica che si può muovere al disco è la scelta di arrangiamento di Heaven and Hell in cui il basso suona meno “virtuoso” di quello di Entwistle impoverendo un po' il pezzo.

In conclusione, l'ep è un piacevole diversivo “Brtitish” per le orecchie, e si propone da un lato come tributo ad una grande band del passato, dall'altro come un piccolo assaggio di quello che sarà il nuovo album di Hinkel.


Giudizio finale: 76/100



Simone Giorgi

mercoledì 11 marzo 2009

Intervista - Modena City Ramblers


I Modena City Ramblers diventano maggiorenni. Sono diciotto, infatti, gli anni passati da quel lontano 1991, quando il loro “folk modenese” comincia a risuonare nell’aria.
Una chiacchierata con Davide “Dudu” Morandi, voce del gruppo dal ’96: un tuffo nel passato, uno sguardo al futuro e tanto entusiasmo per un presente carico di musica, idee e progetti.

La storia dei Modena è una lunga storia fatta di partenze, addii e nuovi arrivi. Una storia che, riprendendo il titolo del vostro secondo album, “La grande famiglia”, sembra una saga famigliare, fatta di grandi dolori, ma comunque carica di emozioni.

“Molti gruppi non avrebbero resistito a così tanti cambiamenti, ma i Modena hanno saputo reinventarsi ogni volta, pur rimanendo fedeli a se stessi: hanno attinto energia dai nuovi arrivati, sperimentato, viaggiato, condiviso.
In effetti ciò che maggiormente ci contraddistingue è la complicità ed il legame che abbiamo coltivato negli anni: la nostra è veramente una grande famiglia, una famiglia allargata ovviamente”

Da Modena all’Irlanda fino a… sono tanti i viaggi che avete intrapreso

“… fino al Sudamenrica, alla Palestina, all’Africa e tante altre mete. Il viaggio è un’esperienza fondamentale per la vita del gruppo: il viaggio è condivisione, ma soprattutto conoscenza.
Dei viaggi ci portiamo i colori, i rumori, i suoni: incontriamo culture, anche musicali, diverse: tutto questo bagaglio di esperienza lo trasformiamo in parole, in note. I nostri brani sono “figli illegittimi” dei tanti luoghi che abbiamo vissuto: contaminazione e sperimentazione sono per noi parole chiave.
Mentre nei primi due album eravamo legati principalmente alla magia dell’Irlanda, ora è il mondo la nostra ispirazione.”

Senza però dimenticare Modena… da dove nasce l’idea di proporre ad un pubblico nazionale e non, canzoni in dialetto modenese?

“Come ogni inizio implica una fine, così ogni viaggio comporta un ritorno: partire per noi non significa lasciare. Le nostre radici sono importanti e le canzoni in dialetto modenese suonano come un piccolo tributo alla nostra terra”

C’è qualche viaggio nell’aria?

“ Bhè, un viaggio a cui teniamo molto: la meta è l’Italia e, più precisamente, il sud Italia.
Verso la fine di aprile, maggio partiremo: andremo a suonare sui terreni confiscati alla mafia, palazzi, edifici e strutture un tempo appartenenti alla mafia, ora riqualificati; non vediamo l’ora”

La vostra musica non è mai fine a sé stessa; spesso i vostri testi oltrepassano la musica e squarciano la realtà, trattando i diversi argomenti che, qualche volta, infiammano il dibattito politico.

“E’ vero, molti dei nostri testi si addentrano nelle tematiche sociali: ma è importante per noi porre il problema, portarlo alla luce, senza però pretendere di darne la soluzione.
Vi è una forte componente sociale, inscindibile rispetto alla nostra musica: noi denunciamo semplicemente ciò che succede, lasciando perdere la politica in senso stretto”.

A proposito di politica, lotta e tematiche sociali; la domanda è d’obbligo: cosa mi puoi dire di Contessa?

“L’ultima volta che l’abbiamo suonata è stato al primo maggio del 2006, dopo alcuni anni in cui non l’avevamo più proposta. A Pietrangeli, autore del brano, non è piaciuta la nostra versione: abbiamo modificato alcune parti del testo, per renderla più vicino ai tempi e abbiamo deciso di smussarne i toni, eliminandone la componente “violenta”, per rimanere fedeli ai nostri ideali che vedono nella NON VIOLENZA un principio fondamentale. Siamo stati tacciati di deriva canzonettistica, ed è abbastanza divertente se si pensa che Pietrangeli è ora regista di programmi come “Buona Domenica” e “Amici”. Potremmo ancora farla, ma abbiamo preferito evitare: in fondo molte delle nostre canzoni ci rappresentano maggiormente”.

Ad aprile esce “Onda Libera” il nuovo album… qualche anticipazione?

“L’album è interamente fatto da noi: ci siamo occupati della stesura dei testi, degli arrangiamenti, e, ovviamente, l’abbiamo cantato e suonato.
In senso lato lo definirei un “concept album”: parla della libertà conquistata e della libertà negata: volevamo liberare il concetto di libertà dalle sovrastrutture che vi sono state costruite intorno”

Ritornando al passato… sono molte le collaborazioni di cui il gruppo si è fregiato negli anni: da Subsonica, ai Mano Negra sino a Goran Bregovic e molti altri artisti.

“In effetti è proprio così: prima di diventare il cantante dei Modena, li seguivo e ricordo di aver assistito ad un loro concerto con Bregovic… uno spettacolo.
Comunque i grandi nomi non sono le uniche collaborazioni che il gruppo può vantare: lo scorso settembre, ad esempio, abbiamo partecipato ad un live ad Arezzo con un gruppo di musicisti del Burkina Faso; un’esperienza unica ed indimenticabile.”

Guardando al futuro invece: se potessi scegliere un artista con il quale collaborare, quale nome faresti?

“Ce ne sono davvero tanti di artisti coi quali mi piacerebbe collaborare, anche se non sono solo i grandi nomi a dare soddisfazione: ogni collaborazione lascia il segno, ti regala un’emozione, un suono, ti regala un pezzetto del grande puzzle della musica.”

Ora che avete raggiunto la maggiore età, come vi vedete “da grandi”?

“Continueremo ad oscillare tra il viaggio e le nostre radici; continuerà il nostro impegno in ambito sociale: è parte di noi, è la nostra storia e il nostro futuro, è l’anima del gruppo e spesso prescinde ed oltrepassa la musica che si plasma e diviene veicolo.
Lo dimostra la nostra storia, a partire dalla collaborazione con Coop e l’o.n.g. toscana UCODEP e molte altre; tra l’altro dal 25 aprile inaugureremo una serie di date con Libera (Associazione che si impegna. nella lotta alle mafie), un impegno questo al quale teniamo davvero tanto perché legato ad una battaglia nella quale crediamo”

Per tutti coloro che vogliono immergersi nel mondo dei Modena City Ramblers, l’appuntamento è venerdì 13 (bando alla scaramanzia) al Thunder Road.


Martina Pasotti

martedì 3 marzo 2009

Recensione - Origami


ORIGAMI
Le Blatte di Casa Mia
Autoproduzione - 2008



Tracklist:
1. …
2. saramago
3. carate
4. macabra storia
5. cervelli a quattro zampe
6. nuts nuts nuts
7. il pianerottolo dell'amore
8. antonio
9. l'insalata
10. poggio il rusco
11. la spina nel fianco
12. striscia di gaza
13. lo swingato

Line Up:
Claudio
Alessio
Cesare
Vincenzo
Francesco



Origami sono un gruppo di Verretta, Bologna, che ci presentano il loro lavoro: Le blatte di casa mia.

Il disco dalla copertina e soprattutto dal titolo non si presenta molto “invitante”, anche se è da apprezzare l'atteggiamento non serioso tipico di molti gruppi emergenti che si atteggiano a divi.
Il disco è prodotto discretamente ma dà l'idea all'ascoltatore di una produzione un po' frettolosa, sensazione accentuata dal modo un po' impreciso cui sono state suonate le canzoni (addirittura la chitarra scordata in alcuni pezzi, cosa veramente poco piacevole).

Gli arrangiamenti dei pezzi sono buoni, tipici dell'alternative rock, molto guidati dalle chitarre e dal connubio basso – kick.

I testi sono piuttosto vari e densi di significato: in genere molto diretti e sbraitati diventano anche introspettivi e orpellati da allitterazioni molto marcate (ad esempio “macabra storia” o “lo swingato”).

La voce, che ricorda lo stile de “il teatro degli orrori”, è spesso urlata e a volte un po' troppo eccessiva nell'impeto ma in realtà molto espressiva e molto caratterizzante per l'intero disco.

Infatti proprio i testi e la voce sono i protagonisti principali del disco, danno un'impronta un più ad un disco che altrimenti non uscirebbe molto dalla “norma” dell'alternative rock.

Questa caratteristica della voce risulta essere un'arma a doppio taglio poiché condiziona il giudizio sul disco sia positivamente che negativamente qualora non piacesse (de gustibus...).

Un buon disco, registrato globalmente in maniera non buona, ma con buone idee al suo interno, belle canzoni e un ottima personalità.


Giudizio finale: 73/100


Simone Giorgi