Cerca nel blog

venerdì 21 novembre 2008

Recensione - Koan


KOAN – KRAV MAGA
autoproduzione – 2008

Tracklist:
1 Viscera
2 Meredith
3 Mdma
4 Key Words
5 Argilla
6 Ideogramm


Album neonato dei pavesi koan, questo krav maga ci porta ad essere “vittime felici” di suoni spinti all' inverosimile (occhio ad alzare troppo il volume), sanguigni e diretti. Chi li ha già sentiti live troverà che nel disco la loro vera natura di ramatori incalliti non è stata infranta.. Non ci lasciano un attimo di respiro sin dall' inizio dell' album, come qualcosa che ci schiaccia facendoci muovere quasi involontariamente in preda ai loro cambi di tempo che ci stordiscono, e in balia di tutto questo ci prendono a schiaffi: la voce graffiante sembra quasi volerci maledire, le chitarre ci seppelliscono con il loro suono, il basso presentissimo fa il suo sporco lavoro e la batteria è suonata in modo non convenzionale.
Krav Maga fa trasparire che le influenze del gruppo vanno dallo stoner dei Kyuss, al post punk di Teatro degli Orrori, One dimensional Man e allo sludge dei Melvins.
Un disco non molto propenso alla melodia (come alla fine è il genere a cui i 4 si ispirano) anche se a sorpresa troviamo riff orecchiabili (vedi la parte iniziale di Ideogramm), che ci rivelano che questi incazzosi ragazzi sono buoni musicisti, e anche quando non pestano hanno gusto musicale e lo fanno in modo intelligente.
Chiudo dicendo che l' unico neo che posso trovare è che krav maga non è un disco per tutti, in quanto propone uno stile musicale “estremo” ma che consiglio a quelli che hanno una matrice musicale stoner o comunque metal. Sono un gruppo molto influente nella loro piccola scena e crediamo che possano diventare un gruppo rilevante anche al di fuori della provncia pavese.. Sfido chiunque a non urlare quella fottutissima “All Of Us Against The Wall” alla metà della terza traccia: Mdma. Bravi, li promuovo a voti alti, ci hanno proposto un lavoro innovativo, registrato bene, bello pestato e aggressivo al punto giusto.. e a noi di rockpv “ci piace”.
Greetings from mars!



VOTO GLOBALE: 85/100

Marco “Zollaw” Gallo

Intervista - Nymphea Mate



Arrivano da Torino…per la precisione dalla Torino Sotterranea, i Nymphea Mate, il gruppo della scuderia torinese HTS Musica, che nel loro mini-tour in giro per l'Italia, prima della tappa importante del MEI, si fermano anche a Spazio Musica Pavia, in concomitanza con la serata di presentazione del nuovo disco dei Koan "Krav Maga"
Li abbiamo intervistati per conoscerli meglio.

I Nymphea Mate sono un quartetto che propone rock melodico con un'importante componente acustica composto da:
Vico ° voce / chitarra
Enrico ° chitarra / voce
Riccardo ° basso
Andrea ° batteria / percussioni

http://www.myspace.com/nympheamate

Abbiamo parlato con Vico il cantante chitarrista portavoce del gruppo
Quando sono nati i Nymphea Mate?
I Nymphea Mate esistono dal 2005 e sono nati dall'unione di due gruppi.
Io e Andrea, il batterista, facevamo parte dei Dharma, mentre Enrico (chitarrista) e Riccardo (bassista) provengono dai Royal Sandy Water, che ai tempi avevano deciso di sciogliersi.
Con i Dharma stavamo lavorando alla registrazione di un cd, ma poco prima di entrare in studio gli altri componenti della band se ne sono andati. Io e Andrea abbiamo deciso comunque di continuare a lavorare in studio e abbiamo prodotto un cd di 14 tracce, che servisse anche a farci conoscere e a reclutare altre persone per completare la band. E così siamo venuti a contatto con Enrico e Riccardo che, anche loro in cerca di un gruppo, hanno accettato di unirsi a noi.


Come definite il sound dei Nymphea Mate? A che artisti vi ispirate in particolare?
A noi piace tutto ciò che si può definire rock melodico. La musica che vogliamo fare è rock melodico.
In particolare a me piacciono molto i Radiohead, gli Smashing Pumpkins e i Nirvana, se devo proprio dirti tre gruppi che amo particolarmente. Al batterista piacciono i Sigur Ros e musica più contemporanea. Il chitarrista è un fan degli anni '60, dei Beatles e degli Oasis. Tutto questo miscelato insieme costituisce il sound dei Nymphea Mate.


La componente acustica è molto importante nel vostro gruppo. Come si sposano le chitarre distorte con le chitarre acustiche? Come conciliate queste due cose soprattutto durante i live? Non è una scelta limitante quella dell'acustico?
In realtà a noi piacciono entrambi gli aspetti. Anzi il fatto di fare o spettacoli elettrici o spettacoli acustici ci permette di esprimerci a seconda delle occasioni in modo sempre diverso.
I locali che hanno un impianto potente sono perfetti per il live elettrico e questo ci permette di fare uno spettacolo più "violento". Altri locali invece sono più adatti per l'acustico, sia come strumentazione che come ambientazione, o molto più semplicemente perché non hanno una struttura adeguata per forti volumi.
Tendenzialmente ci piace il live elettrico, che ci permette di essere più cattivi, però ci piace anche l'atmosfera raccolta dell'acustico.
E' capitato anche che durante uno spettacolo elettrico prendessimo le chitarre acustiche e facessimo entrambe le cose. Questo doppio aspetto della nostra musica ci permette di esprimerci in tanti modi diversi. Infatti tenderemo in un futuro ad alternare le due cose.


Parlaci dell'EP uscito qualche mese fa.
Tre anni fa avevamo prodotto questo cd di 14 pezzi. Un buon lavoro ma con un mastering non proprio definitivo. Dopo tre anni ci sembrava un po' superato come lavoro.
Poi abbiamo incontrato i ragazzi dell'HTS Musica, Alex Conte e Pietro Lesca, che ora si occupano anche del nostro management, e ci hanno suggerito l'idea dell'EP.
Abbiamo scelto solo 6 pezzi dei 14 originali, ma li abbiamo ri-registrati in modo molto più professionale e studiato, presso il ROCK LAB Studio di Torino, gestito da Andrea Polito.
Anche la copertina dell'EP è stato realizzata grazie alle foto e al progetto grafico di Riccardo Sforza.
Insomma un lavoro a nostro avviso ben fatto.
Ci tengo in modo particolare a ringraziare tutte le persone che hanno lavorato intorno questo progetto e, ripeto, in particolare il management di HTS Musica, che oltre ad averci aiutato economicamente con il disco, si stanno impegnando da un anno a questa parte per farci suonare in giro e per farci conoscere nei diversi locali e in giro per l'Italia. Oltre che a trovarci anche dei contatti con le case discografiche.


Un vostro singolo è entrato a far parte della compilation Torino Sotterranea
Sì, sempre i ragazzi di HTS Musica ogni anno realizzano una compilation di gruppi emergenti della scena torinese che partecipano al contest Torino sotterranea. Per la compilation vengono scelti solo i brani di una certa qualità di composizione e registrazione e noi abbiamo avuto l'onore di farne parte.
A Torino , grazie anche a queste iniziative, si sta creando da qualche anno a questa parte un bel movimento.


Il singolo della compilation è Billy vanilla. E' anche il singolo dell'EP che intendete lanciare?
In realtà tutte le canzoni dell'EP sono dei potenziali singoli. Abbiamo appunto scelto solo 6 canzoni perché ritenevamo che fossero tutte significative. Oltre a Billy Vanilla, vorrei segnalare anche "Camilla" e "Sir Constance"

Di cosa parla Billy Vanilla, è un titolo che ti rimane in testa…
Billy Vanilla è un personaggio inventato . E' una canzone divertente. Parla del classico ragazzo sfigato con le ragazze che si racconta e canta le sue disavventure in terza persona.


E le altre canzoni? C'è un tema ricorrente nei testi?
I nostri testi parlano di diverse situazione e nostri stati d'animo. Non hanno un vero e proprio filo conduttore, anche se l'idea di un concept album ci sta solleticando.
Ci piace parlare di cose sempre diverse, ma personalmente non scrivo mai di politica. Questo è l'unico argomento di cui non mi piace parlare.


In passato avete fatto canzoni in italiano e ora siete passati all'inglese. Come mai questa scelta?
In realtà ora nel repertorio abbiamo sia canzoni in italiano che canzoni in inglese. Forse ultimamente ci siamo focalizzati su testi in inglese, ma in un prossimo futuro penso che passeremo al 100% all'italiano, soprattutto perché ci piace che anche il pubblico capisca quello che cantiamo e si senta più partecipe e coinvolto.
Ora poi anche le case discografiche chiedono testi in italiano.


La vostra musica però mi sembra molto internazionale… Volete conquistare l'estero o vi basta l'Italia?
E' abbastanza indifferente. L'importante al momento è farci conoscere. Se ci saranno occasioni per suonare all'estero ben venga. Per ora dobbiamo solo imboccare una strada definitiva.


Che progetti avete nel breve termine?
Ci auguriamo di fare tantissimi live in giro per l'Italia., perché il live è lo strumento ceh ti permette di migliorare continuamente e soprattutto di farti conoscere.
Prossimamente saremo impegnati con il MEI di Faenza, il meeting delle etichette indipendenti, poi suoneremo a Reggo Emilia. Ultimamente siamo stati anche a Pavia. Stiamo girando l'Italia ed è molto importante per noi affrancarci anche dalla scena di Torino.
Poi dobbiamo promuovere molto il nostro cd, per ottenere un contratto serio e definitivo con una casa discografica e con un grande produttore.


Tra i gruppi emergenti italiani, chi apprezzate particolarmente?
Tra i giovani che ho visto recentemente mi sento di consigliare in assoluto i Baroque, i Toe!, i Ministri (grandissimi su tutti), le Luci della centrale elettrica (che sono già da tempo affermati), i Nadar Solo
Poi tra gli storici italiani su tutti mi piacciono i Verdena e i Marlene Kunz.
Ci tengo a sottolineare che il mio grande mito è Battisti


Un'ultima domanda. Come mai vi chiamate Nymphea Mate?
Nel nostro primo cd una canzone si intitolava Nymphea Mate e parlava di due amici che si rivedono dopo tanto tempo. Gli amici sono descritti con una metafora, come due ranocchi compagni della stessa ninfea.
Poi è stato il nostro fonico a farci notare che era una frase che suonava bene e che avremmo dovuto usare come nome per il gruppo.
La cosa che consigliamo a tutti però è di non chiederci come mai ci chiamiamo Nymphea Mate :)


Barbara Origgi
www.myspace.com/rock_the_nite

Puoi leggere la stessa intervista su www.okmusik.com
(foto di Riccardo Sforza)

Recensione - RockPV Vol. 1




RockPV Vol. 1
Orquestra - 2008


Tracklist:


- DoppioSenso - Apnea
- Noiseful Bastards – Baci di Dama
- Nafoi – Second Life
- Giocattoli di Clara – Scivola
- Kuadra – Tutto Kuadra
- Fiasco de Gama – Capitano
- S.E.N.S. - Divagazione
- Born in Orn - SDV
- Umana Miseria - DAC
- Tosters – Diavoline



Ancora una volta è l’Associazione Culturale Orquestra a segnare un altro importante punto a favore della musica indipendente, siglando la definitiva incorporazione di RockPV, redazione giornalistica indipendente che si occupa di dare voce alle composizioni delle band affacciate sullo scenario underground pavese e non, grazie alle collaborazioni con Associazioni e collaboratori in varie zone d’Italia tra le quali Torino, Treviso, Genova, e Roma.


Analizzando ad un primo ascolto le dieci tracce che compongono la RockPV Vol. 1, salta subito all’orecchio la poliedricità di questa produzione: dieci tracce che ripropongono il meglio della musica indipendente pavese in tutti i generi che la compongono, con i propri esponenti migliori, a partire dalle liriche intense e le atmosfere alternative di Born in Orn e S.E.N.S. (Sentieri Erranti Nella Selva), al punk demenziale e divertente dei Tosters, passando attraverso il crossover tutto made in Italy di matrice Linea77 dei lomellini Kuadra, per sfociare nelle sonorità post-punk dei DoppioSenso, nel grunge diretto con punte hardcore dei Noiseful Bastards, nella saggezza tutta oltre padana del rock agricolo firmato Fiasco de Gama, e nell’elettronica semi-industrial dei Nafoi.


Dieci pezzi di dieci delle band che più di tutte hanno segnato con la loro musica, con le loro parole, e con i loro live i primi sei gloriosi mesi di vita di Orquestra, sia come Associazione Culturale, sia come etichetta indipendente, e che sono protagoniste di tutte le interviste e di tutti i progetti passati, presenti, e futuri, di RockPV; e soprattutto, dieci brani per conoscere veramente a fondo l’anima di “Pavia Rock City”, quella della filosofia contadina, quella del buon vino e del divertimento, la filosofia del “Tutto cuore e Maroni”.


Simone "Keff" Caffi


Voto Globale: 85 / 100

Report - Giostra Rock @ SpazioMusica



GIOSTRA ROCK
Live @ SpazioMusica
- Break Point
- Tullamore Dew
- O’Rei


Dopo il successo della prima edizione estiva, la Giostra Rock, grazie all’impegno dell’Associazione Culturale Orquestra, riapre i battenti per iniziare l’autunno in chiave più che mai Rock’n’Roll, e ha scelto lo storico palco dello Spazio Musica di Pavia, già teatro di esibizioni di grande spessore, e luogo di culto per i musicisti pavesi e non.

Ad aprire questa seconda edizione di uno dei festival più proclamati e attesi dell’estate, troviamo i Break Point, band giovanissima (anagraficamente parlando) di Voghera (PV), ma con due anni di esperienza alle spalle sui piccoli palchi della provincia, che propone un rock che riprende spesso e volentieri le sonorità e le atmosfere del tipico Indie d’oltremanica. Prestazione assolutamente convincente in ottica futura, a parte qualche sbavatura iniziale dovuta a suoni un po’ confusi, aggiustati con grande abilità e tempestività nel corso dei brani, e a un po’ di timidezza iniziale, complice una cornice di pubblico veramente ampia. I Break Point hanno dimostrato comunque di avere tante potenzialità e ampi margini di miglioramento per permettergli di tentare il “salto”, anche grazie alla giovane età, che non è stata un freno nella composizione, ma anzi è stata segno di grande coscienza musicale da parte dei suoi componenti.

Seguono a ruota i Tullamore Dew, band pavese arricchita dalla collaborazione con il chitarrista dei DoppioSenso Alberto Savini. I Tullamore Dew, come suggerisce il nome, propongono un punk scatenato e senza limiti alla creatività ed all’euforia, che richiama molto alle atmosfere folkloristiche dei tipici pub irlandesi, in cui le persone si ritrovano, si divertono, cantano, si ubriacano, e si ritrovano unite in un unico abbraccio musicale che può solamente unire. La prestazione delirante ed energica dei Tullamore Dew scalda il locale, e forma il preludio verso il successo della musica indipendente pavese, che sarà rappresentata al M.E.I. 2008 (Meeting Italiano delle Etichette Indipendenti) di Faenza, dall’Associazione Culturale, nonché etichetta indipendente, Orquestra.

Grazie ad un ambiente caldo e avvolgente, creato da una presenza di pubblico veramente ampia, ed alle esibizioni coinvolgenti da parte di Break Point e Tullamore Dew, arriva il momento della grande chiusura della serata da parte degli O’Rei, duo pavese che si cimenta in un rap irriverente che non ha paura di mostrarsi nel pieno della sua forma e delle sue sfaccettature, sempre pronto ad aprire una polemica continua ma costruttiva, rappresentata dal brano di punta “Presidente”, riscuotendo un grandissimo successo in chiave indipendente, e trasformando questo duo nella band più seguita e acclamata del momento, che riempie i locali e fa segnare il sold-out in ogni sua data.

Ampio spazio quindi a tutte le band emergenti che hanno formato una delle serate più coinvolgenti ed affascinanti dell’autunno oltrepadano, in cui si ha avuto una breve esplorazione di vari generi musicali, Indie, Punk/Folk, e Rap, in tutte le loro forme, rappresentati dai migliori esponenti pavesi.


Simone “Keff” Caffi



Puoi trovare questo Report anche su:

www.myspace.com/rockpv
www.okmusik.com

sabato 15 novembre 2008

Intervista - Rustless


I Rustless sono il nuovo progetto hard rock di Stefano Tessarin, Ruggero Zanolini, Lio Mascheroni, membri storici dei Vanadium, che insieme a Marcello Suzzani (Diumvana) al basso e alle due voci Elisa Stefanoni e Roberto Zari stanno conquistando le classifiche rock con il loro primo singolo "Sands of time" e ora con il loro primo album "Start from the past", che contiene sette tracce inedite di hard rock melodico e vecchi brani dei Vanadium, il gruppo milanese degli anni '80 che fece la storia dell'heavy metal Made in Italy

Inizia Ruggero Zanolini, il mitico tastierista dei Vanadium, considerato da sempre il migliore indiscusso tastierista rock sulla scena italiana.
Come sono nati i Rustless? Come siete arrivati a questa formazione?
Io, Steve e Marcello suonavamo insieme già da anni col progetto cover dei Diumvana (nome che deriva dall'inversione di Vana-dium, N.d.R.), ma ci eravamo un po' stancati di fare cover e di essere bravi esecutori ma di pezzi altrui. Sentivamo la necessità di qualcosa di diverso e così abbiamo iniziato a lavorare come compositori su pezzi nostri. Poi abbiamo contattato Lio, batterista, nostro compagno dei tempi dei Vanadium. E questo è stato il primo input dei Rustless.
Poi abbiamo iniziato a contattare cantanti e a fare delle audizioni. Abbiamo incontrato Elisa durante uno dei nostri concerti con i Diumvana e ci è piaciuta subito. Con la voce femminile infatti si aprivano per noi scenari musicali diversi. Infine abbiamo contattato Roberto , che aveva collaborato con noi in passato. Ci piaceva la sua carica nell'esecuzione dei brani e il suo modo di reinterpretare anche i pezzi dei Vanadium. Si è creato con tutti un feeling e una magia già da subito.

Come mai la scelta di avere due cantanti: una voce femminile e una maschile?
Quando abbiamo provato, molto semplicemente ci piaceva l'idea di avere due voci diverse che si alternavano. L'effetto prodotto era veramente magico. Inoltre con due voci si possono fare tanti esperimenti e proporre composizioni di genere molto diverso.
Infatti già il singolo "Sands of time" propone elementi hard rock ma anche influenze classiche.

Come si sposa il rock, l'heavy metal con la musica classica?
Beh io nasco anche e soprattutto come tastierista classico. Mi piace molto suonare musica classica, quindi mi sembra anche una scelta naturale mettere elementi classici in cose potenti come l'heavy metal. E poi penso sia un bel connubio…

Come mai avete deciso di abbandonare il progetto cover band per proporre musica "originale"?
Essenzialmente perché avevamo tante energie da buttare fuori, energie che con le cover rimanevano ingabbiate e inespresse…

Prende la parola Stefano Tessarin, il chitarrista mancino, del nucleo storico dei Vanadium.
Il progetto cover non lo rinneghiamo, ma di fatto, con i tempi che corrono, era un progetto fatto per continuare a vivere di musica. Purtroppo in Italia se fai cover puoi suonare nei locali e fare tante serate, se proponi musica originale fai molta più fatica. Quindi il progetto cover ci permetteva di fare molti live. Ma io nasco come compositore e non ho mai smesso di scrivere canzoni. Però devo ammettere che non pensavo di ottenere un così grande consenso dal pubblico, come ha dimostrato il nostro disco e come stanno dimostrando sempre più i nostri live.
Poi nei nostri spettacoli non abbandoniamo del tutto le cover. Fa sempre piacere sentire qualche cover o rendere omaggio ad artisti che a noi piacciono particolarmente, la cover fa parte dello spettacolo, se non è la solita cover scontata, però di sicuro in primo piano ci sono le nostre nuove canzoni.

Quali sono gli artisti a cui ti ispiri o che ti piacciono maggiormente?
Io sono nato ascoltando i Led Zeppelin, i Deep Purple, i Black Sabbath, i Saxon e tutto il rock '70 e '80. Poi per il resto dei nuovi mi piacciono molto i Dream Theater, i Symphony X, i Sonata Arctica.
Mi piacciono i chitarristi che suonano col cuore, non i puri tecnici. Mi piace molto Gary Moore. Poi per esempio Dream Theater anche se sono molto tecnici sono ance molto intensi, soprattutto nei primi dischi.

Poi è il momento di Elisa, la voce femminile del gruppo.
So che fai parte di un altro progetto, gli Evenoir. Come hai deciso per questa esperienza nei Rustless e comunque con musicisti di un certo calibro?
Quando ho conosciuto Ruggero e Stefano e deciso di aggiungermi ai Rustless mi sono subito trovata bene ed ho subito capito che un'esperienza del genere sarebbe stata indispensabile per la mia crescita professionale e per suonare ad un certo livello.
Gli Evenoir sono un mio progetto gothic-sinfonico. E' divertente e gli sono molto affezionata, ma si tratta di un progetto underground. E' diverso. Non si può paragonare all'esperienza Rustless. Gli Evenoir sono la campagna, i Rustless la città :)

Se si può dare un'etichetta, come possiamo definire il genere dei Rustless?
I Rustless sono tutto, non si possono definire: heavy metal melodico che miscela i gusti un po' di ognuno. Gothico, hard rock, l'heavy metal classico dei Vanadium

Ed ora prende il microfono Roberto Zari, la voce maschile del gruppo
Roberto, leggendo l tua biografia, mi ha colpito il fatto che hai deciso di cantare dopo aver ascoltato "Hunting high and low degli A-hA. Da allora hai suonato con diversi gruppi e in diversi progetti rock. Come sei arrivato ai Rustless?
Il primo contatto con Ruggero e Stefano è stato nel 1997, quando avevano iniziato il progetto Diumvana. Ho collaborato con loro in diverse occasioni, cantando anche in una compilation di vecchie canzoni dei Vanadium. Quindi, seppur occasionalmente, sono sempre stato in contatto con loro. Quando hanno deciso di dare vita al progetto Rustless sono stato contento di entrare a farvi parte.

Da quando sono nati i Rustless avete suonato in molti locali, ma c'è un live in questa breve ma intensa esperienza insieme che ti ricordi particolarmente?
Sì, mi ha molto emozionato il live unplugged che abbiamo fatto al MediaWorld di Rescaldina poco tempo fa. Si era creato un grandissimo feeling sia tra di noi che con il pubblico. Sono intervenuti molti vecchi fan dei Vanadium e ci siamo emozionati tutti a reinterpretare loro vecchie canzoni quali "Easy way to love" e "Streets of danger". E poi si sa che negli unplugged si crea un'atmosfera molto particolare e anche le emozioni sono più amplificate.

Come sta andando la promozione del vostro primo album "Start from the past"?
Sta andando molto bene, anche più di quello che ci eravamo aspettati. Infatti è uscita da poco la ristampa, in quanto in un solo mese c'è stato il tutto esaurito. Abbiamo avuto la fortuna di passare sulle radio, siamo passati su Rock FM poco prima che chiudesse, siamo entrati nelle classifiche hard & heavy e il nostro singolo è arrivato al primo posto. Poi stiamo facendo promozione attraverso webzine, ma anche attraverso la stampa specializzata tradizionale. Poi ovviamente ci aiuta molto la pubblicità via internet, tanto è vero che stanno aumentando progressivamente le nostre richieste di date live. Ci aiuta molto anche la nostra etichetta, la It-Why, che sta distribuendo presso le principali catene di distribuzione musicale (FNAC, Mediaworld, Feltrinelli, ..). Secondo me però un vecchio metodo funziona più di tutti: il passaparola. Il passaparola è il metodo più efficace. Anche perché se un amico ti consiglia un gruppo, difficilmente rimarrai deluso.

Progetti futuri? Vi vedete proiettati alla conquista del mercato estero?
Questo di sicuro, anche perché si sa che la musica che facciamo ha più possibilità di diffusione all'estero che non nei canali tradizionali della musica italiana. Siamo in contatto con delle persone che ci stanno appunto aiutando a sbarcare nel mercato estero.
Tornando al discorso del mercato musicale italiano. Quando Metallica o Iron Maiden fanno uscire un nuovo album, arrivano primi in classifica. Quindi penso che ci sia ancora speranza per l'heavy metal. Spero che qualcosa piano piano si muova.

State già pensando a un secondo album?
Steve è un fiume in piena. Ha già scritto tanto di quel materiale da poter già pensare a un terzo album (ride!). Ruggero e Steve sono veramente una fucina che non si ferma mai.

Dopo il primo singolo "Sands of time", avete già pensato al prossimo singolo?
Il prossimo singolo …non ci abbiamo ancora pensato…in realtà stiamo preparando un video, ma non posso anticiparti niente…. È una sorpresa.. Posso solo dirti che sarà un brano d'atmosfera..

E' il momento di Lio, il batterista, ex Vanadium compagno per anni di Pino Scotto anche dopo lo scioglimento dei Vanadium.
Nell'album dei Rustless ci sono pezzi nuovi, ma anche vecchi brani dei Vanadium, riarrangiati in chiame moderna. Come mai questa scelta?
Se ci pensi abbiamo voluto intitolare l'album "Start from the past", cioè "iniziare dal passato" e il modo migliore ci sembrava ripartire appunto dalle nostre precedenti esperienze, comunque fondamentali per la storia dell'hard rock italiano per poi arrivare alle nostre ultime composizioni. E' anche molto importante per noi riproporre e far conoscere a chi non ha vissuto quell'epoca (gli anni '80) i nostri pezzi a cui siamo molto affezionati. In merito ai nuovi arrangiamenti: abbiamo voluto dare una rispolverata al vecchio con il nostro nuovo vestito. E' come fare un omaggio al nostro passato ricollegandolo al nuovo.

In questi anni, dopo i Vanadium avete intrapreso strade diverse, tu con Pino Scotto in molti progetti (ultimo fra i quali i Firetrails), Stefano e Ruggero con i Diumvana. Poco prima dell'uscita dei Rustless si parlava di possibile reunion dei Vanadium. Perché poi non è stata fatta?
E' vero, si è parlato di reunion e Pino in qualche modo ha cercato di riproporre i brani dei Vanadium in diversi progetti, però secondo me siamo tutti un po' cambiati e abbiamo voglia di fare anche cose nuove. A volte le reunion sanno un po' di patetico, quindi meglio impegnarsi in qualcosa di nuovo. Io voglio lavorare a progetti che mi permettano ancora di esprimermi al massimo, sento tanta energia e tante cose che ancora ho da dire.
Poi, tornando ai discorsi sulle cover band: è bello anche suonare cover, ma da questo punto di vista ti riduci ad essere solo un bravo esecutore. Vuoi mettere la soddisfazione di suonare su un palco un pezzo scritto da te? E' tutta un'altra cosa. Chi sente i Rustless percepisce energia, vibrazioni.

Delle diverse esperienze fatte in più di 25 anni di carriera, qual è il periodo che ricordi con maggior piacere?
Sicuramente i primi due anni coi Vanadium. Ai tempi non ci rendevamo conto di quello che abbiamo poi rappresentato per la musica hard rock italiana. Siamo passati dall'essere un gruppo emergente a un gruppo che suonava all'estero sotto una grande casa discografica (la Durium) e soprattutto eravamo una novità, qualcosa di sconvolgente per l'epoca. Ai tempi la massima espressione di rock era il progressive della PFM. Noi eravamo qualcosa di diverso, molto più europeo. In Italia c'erano già i primi fan dei Judas Priest e degli Iron Maiden, ma ancora non esisteva un gruppo ceh rappresentasse il metallo italiano.
In breve ci siamo accorti di aver ispirato i maggiori gruppi hard & heavy italiani: la Strana Officina, i Sabotage.
Poi era anche difficile farsi strada nel panorama musicale italiano con i capelli lunghi e il chiodo.

Ora in Italia è cambiato qualcosa? Ci sono delle città più vive musicalmente?
In linea di massima per quanto riguarda l'hard & heavy in Italia è cambiato poco o niente.
Le città più vive e con un maggior numero di locali in cui suonare sono senza dubbio Milano e Roma. Anche la Toscana ha un bel movimento, ma mancano strutture in cui suonare.

Tra gli artisti emergenti, c'è qualcuno che ti piace particolarmente?
Abbiamo suonato di recente con gli Alterbridge e devo dire che mi sono piaciuti molto. Per il resto mi sono fermato ai primi album degli Iron Maiden.
Non mi piacciono i Dream Theater (a differenza degli altri miei compagni). Preferisco musicisti che ti danno emozioni. Preferisco un Gary Moore a un Yngwie Malmsteen.

C'è un artista o un gruppo con cui vorresti suonare o dividere il palco?
Senza dubbio Nick Menza. Poi con gli AC/DC. Il loro modo di suonare è veramente inconfondibile.
http://www.rustless.it/

Barbara Origgi



Trovi questa intervista anche su
http://okmusik.com/