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venerdì 31 ottobre 2008

Recensione - Orquestra Bootleg Session


ORQUESTRA BOOTLEG SESSION
Live @ Spazio Musica


L’associazione culturale Orquestra segna il traguardo dei cento concerti organizzati con una compilation live registrata in due serate a Spazio Musica, storico locale di Pavia, da cui sono passati artisti del calibro di Francesco Guccini, Ligabue, Gene Gnocchi, e musicisti della scena musicale internazionale come Matt Guitar Murphy e Koko Taylor, che hanno fatto risuonare l’armonia del jazz e del blues in un angolo del centro storico di Pavia. Il meglio della musica indipendente pavese, composta da cinque delle band più promettenti del panorama alternativo provinciale. Aprono la compilation gli ICEBERG, band che fonda il suo marchio su un grunge duro e coinvolgente, ricco di atmosfera e di energia. Segue La Debole Cura, simbolo dell’alternative e del noise, un progetto catartico improntato sulla melodia e sulle atmosfere delicate, che trovano la propria valvola di sfogo in forti e intensi attimi, in cui tutta la rabbia e il calore con il quale sono espressi, esplodono in un turbinio di distorsioni e delirio che riecheggia nell’aria per scuotere l’anima. Successivamente troviamo i S.E.N.S., i Sentieri Erranti Nella Selva, raccolti in un abbraccio caloroso, orfani del proprio chitarrista Panoz scomparso di recente, onorano Orquestra di una delle ultime esibizioni live prima dell’ultimo, indimenticabile saluto. “Sentieri erranti nella selva” è il titolo di una celebre opera dell'altrettanto celebre filosofo esistenzialista tedesco Martin Heidegger, e fondano le proprie basi su un sound che segue le influenze alternative anni ’90 sia di Afterhours e Marlene Kuntz che di Mars Volta e Tool per quanto riguarda il panorama straniero. Chiudono questa sessione live due dei gruppi più coinvolgenti ed energici dell’intero scenario underground pavese, Doppio Senso e Noiseful Bastards. Dal 2005 ad oggi, i Doppiosenso rappresentano una delle realtà più solide e concrete della scena alternativa pavese. Il sound dei Doppiosenso nasce sotto il segno dell’armonia, e del cuore, da attimi di psichedelica torbida con testi poetici e melodici alla Marlene Kuntz, fino a trasformarsi in sfoghi di rabbia e di energia vivi, alla Afterhours, che trovano la propria realizzazione in un impatto live devastante, grazie a una potenza e ad un carisma unici, capaci di rappresentare il palco e il pubblico come parte integrante di sé e della propria musica. La contraddizione da cui nasce appunto il nome doppio senso è espressa al massimo nell’album “interyourmente”, uscito nel 2008, nel momento di massima maturità artistica dei suoi componenti. I Noiseful Bastards si confermano ulteriormente in questa sessione, una band dalla grande affidabilità live, da suoni vintage che catapultano alle atmosfere grunge della Seattle anni ’90, e soprattutto una carica di adrenalina fuori dal comune.

Simone "Keff" Caffi


BRANI CONSIGLIATI:


ICEBERG – Sunlight
LA DEBOLE CURA – Smoke Like Youth Will Disappear
S.E.N.S. – Sangue Nero
DOPPIOSENSO – Divinamente Perso nella Delirante Solitudine di Viola
NOISEFUL BASTARDS – Larve e Mattoni


VOTO GLOBALE: 85/100

Intervista - La Debole Cura


LA DEBOLE CURA
LA DISSONANTE ARMONIA DI QUATTRO CIGNI NERI


Crescono nascoste sulle rive del Ticino melodie nuove, stralci di emozioni e di sensazioni profondi, che toccano la parte più intima e sensibile dell’anima di chi ascolta e rimane coinvolto, come ipnotizzato dal mescolarsi di atmosfere malinconiche e testi particolarmente introspettivi e profondi. Quattro giovani artisti, quattro anime in eterna ricerca di qualcosa che possa ridare nuova vita a sensazioni e ricordi ormai morti, che ti fanno sentire vivo. Nella suggestiva cornice delle campagne di Pavia, dove nei periodi invernali scendono integerrime e imperiose le nebbie più fitte, portatrici di malinconia e ispirazione, nasce “La Debole Cura”, progetto catartico improntato sulla melodia e sulle atmosfere delicate, che trovano la propria valvola di sfogo in forti e intensi attimi, in cui tutta la rabbia e il calore con il quale sono espressi, esplodono in un turbinio di distorsioni e delirio che riecheggia nell’aria per scuotere l’anima. Uno degli artefici del progetto “La Debole Cura” è il pavese Simone Giorgi, già autore del libro “In assenza del dolore” (Il Filo, 2007). In breve tempo, si completa il gruppo anche con la batterista Francesca Ronchi, il bassista Stefano Ronchi, e il chitarrista Francesco Lista. Dopo una lunga estate passata a costruire quello che verrà di lì a poco uno dei gruppi emergenti più promettenti e interessanti dello scenario musicale pavese, “La Debole Cura” si trasferisce in studio, producendo il primo E/P omonimo, contenente otto pezzi a forte stampo alternativo, con testi molto introspettivi sia in italiano che in inglese, per sottolineare ancora di più l’abilità e la scioltezza nella composizione e l’adattamento alle varie sfumature che queste due lingue possono portare nello sviluppo di una melodia. A conferma dei buoni presupposti per il futuro, arrivano le prime esibizioni live, che soddisfano pienamente le aspettative, conquistando posizioni importanti nei concorsi “Orquestra 4” e “SIR LIFFORD”, ottenendo buoni riscontri sia dalla critica che dal pubblico, nonostante la promozione di pezzi sempre nuovi, e la continua ricerca di sonorità che possano colpire e rapire l’ascoltatore.

Domanda scontata ma d’obbligo. Raccontateci le origini de “La Debole Cura”.

“La Debole Cura” nasce con la fusione di due progetti distinti. Da una parte, la voglia di Francesca e Stefano di rimettersi in gioco dopo che il loro vecchio gruppo (i Sedna Sound) si è sciolto. Dall’altra parte, un progetto creato da me (Simone, ndr) con la collaborazione di Francesca. Dopo che abbiamo intuito la sintonia e l’armonia che si instaurava in sala prove si sono inseriti il bassista Stefano e il chitarrista Francesco, completando così il reparto ritmico e strumentistico, e stabilendo ufficialmente la formazione de “La Debole Cura”.

Qual’è la principale fonte di ispirazione per i vostri pezzi e quali sono stati i gruppi e le correnti musicali che hanno maggiormente influenzato la vostra musica?

“La nostra fonte di ispirazione è semplicemente “tutto”, nel senso di tutto ciò che passa per le nostre orecchie, anche le cose che non ci piacciono. Le correnti musicali che più ci influenzano sono molto vaste poichè siamo quattro persone con background musicali diversi, quindi spaziamo dal grunge all'alternative rock alla psichedelia all'alternative metal, dei gruppi su tutti: Verdena, Marlene kuntz, Pink floyd e Tool (e molti molti altri)”.
Progetti e sogni futuri?

“I progetti sono molti e i sogni ancora di più. Stiamo cominciando ora ad autoprodurci un album che conterrà tutte le composizioni fatte fino ad ora; ci stiamo organizzando anche per cercare qualche data estiva per proporre la nostra musica. Per quanto riguarda i sogni immagino di poter parlare a nome di tutti e quattro i componenti del gruppo dicendo che il nostro sogno è quello di poter proporre la nostra arte, la nostra musica ad un livello elevato, coinvolgendo molte persone, suonando su palchi importanti. Sarebbe bello vivere della nostra musica e della nostra arte, avendo l’opportunità di diventare un gruppo importante per la scena alternative in Italia.

Che cosa ne pensate dell'attuale scenario musicale in Italia?

“Bene e male: bene perchè girando sia per locali dove si suona dal vivo sia sulla rete si possono trovare molti gruppi davvero validi che fanno cose originali e di grande valore artistico; basti pensare che senza guardare troppo lontano nella realtà di Pavia ci sono gruppi come Koan, Musashiden, Doppio Senso, Noiseful Bastards (e noi) che meritano davvero un futuro brillante. Male perchè la musica che in Italia ha una grande distribuzione non ha altrettanto valore artistico, molti generi e molti artisti bravissimi restano in nicchie troppo piccole, mentre in altri stati non è così.”

Cristiano Godano, cantante dei Marlene Kuntz, ha affermato che ora in Italia è quasi impossibile per un gruppo emergente, “farsi un nome”. Cosa ne pensate?
”Penso che abbia ragione (purtroppo). In Italia solo il pop è in grado di emergere degnamente, mentre altri generi vengono sottovalutati (o ignorati del tutto); uno di questi l'alternative Rock, nome sotto il quale si pronunciano molte realtà diverse ma tutte ricche di cose da dire e che meriterebbero mezzi e possibilità alla pari con il rock più canonico o il pop (basti pensare che poco più di dieci anni fa gruppi come Nirvana, Alice in Chains e tutta la scena grunge dominavano la scena musicale in gran parte del mondo). Concludendo, spero che le cose cambino, che gruppi e generi di nicchia possano avere perlomeno una nicchia di grandezza adeguata a tutto ciò che il 'non-pop' ha da dire.”

Simone "Keff" Caffi

Recensione - Miura



MIURA - CROCI
Target/Prismopaco – 2008

Tracklist:
- Linea di Confine
- Perle e Fiori
- Semidei
- M.A.I.A.
- Il Cielo in una Stanza
- Scompaio
- Vile
- Nera Venere
- Sassi
- Eremita Metropolitano
- Mantra
- (Quello che Volevi) L’Uomo Buono

Miura è un progetto nato nel 2003 grazie all’iniziativa di Diego Galeri e Illorca, ex Timoria, e “Croci” rappresenta la seconda tappa di un viaggio artistico iniziato due anni fa con “In Testa”.
I Miura propongono in questo album un rock sanguigno, potente, e ben strutturato, ma che si abbandona volentieri a melodie suadenti e velenose.
L’album “Croci”, contiene dodici canzoni, tra cui una riproposizione della celebre “Il cielo in una stanza”, composta da Gino Paoli, riarrangiata creando un groove di batteria che ben si lega ad un arpeggio di chitarra distorta, vede la produzione di un volto noto della scena rock alternativa italiana, Giorgio Canali, già produttore di gruppi di punta come Verdena, Tre Allegri Ragazzi Morti, e Bugo, e presenta una line-up diversa dal recente passato, con l’inserimento di Max Tondini alla voce, accentuando ulteriormente l’impronta rock della band, e di Illorca che si occupa dei testi, talvolta critici e velenosi, come ironici e disillusi, quasi a confermare la realtà poliedrica del progetto Miura.
In questo album sono presenti realtà e sonorità molteplici; fondamentalmente in “Croci” è sempre presente un greve strato di rock duro e potente, fino a sconfinare fino nei territori dello Stoner o della New Wave, arrivando a un crescere di poesia presente nel brano “Scompaio”.
Sicuramente si deve puntare molto su questa band, perché ci troviamo davanti ad una realtà solida e promettente dell’impoverito panorama rock italiano.


Simone "Keff" Caffi


VOTO GLOBALE: 80/100

Recensione - Musashiden



MUSASHIDEN - ICEBERG - 2007

Tracklist:

- Hangar S4
- Double Chin Princess
- Parallel Vision of the End
- Traffic Preview.


I Musashiden suonano uno straordinario flusso di coscienza musicale. Coscienza, certo, perché nel calderone "Iceberg" si mescolano volutamente influenze e stili.
Non siamo però di fronte al classico gruppo emergente che non ha ancora scelto la sua strada, ma a musicisti che intendono esplorare tutti i percorsi possibili della creatività.
Così, al mood generico del demo, che definerei un po' alla Catherine Wheel, si affiancano fraseggi eleganti e inclinazioni new metal, nonché pregevoli applicazioni del prog più moderno (Porcupine Tree ?).
Il tutto condito da un'esecuzione precisa, nonostante la registrazione sia avvenuta in un solo giorno. Non illudiamoci però che il cd sia di facile ascolto: presuppone apertura mentale, predisposizione agli sbalzi d'umore ed adeguato background musicale.
Le parti cantate tendono ad appesantire un po' le composizioni, forse per la scelta, in alcuni punti, di melodie poco immediate, mentre i lunghi interludi musicali sono intensamente emotivi e vulcanici nelle esplosioni ritmiche.
Notevole il finale di Parallel Vision of the End, in cui, a mio parere si esprime al meglio la potenzialità del gruppo.
La voce diventa più roca e piacevolmente "sgraziata", canta note lunghe e potenti, e si cala perfettamente in un'esplosione di suoni che non lascia respiro.
Nel suo complesso il prodotto è molto interessante, e lascia immaginare un ottimo futuro. Forse i Musashiden devono solo imprimere ai loro lavori un'identità più precisa, per essere maggiormente "riconoscibili", ma, se questo è solo l'inizio, ben venga il resto.

Miskatonic

VOTO GLOBALE : 85 / 100


Recensione - S.E.N.S.



S.E.N.S. - La Rivoluzione della Sincerità


Tracklist:

- Atacama

- Illusione

- Amaricante

- Divagazione sulla nascita

S.E.N.S., acronimo di Sentieri Erranti Nella Selva, quartetto pavese formatosi nel 2003, sono i protagonisti della mia prima recensione (che non è la prima...ma è una lunga storia! tutta colpa dello Zar...).

Uhm...da dove partire? Bè, direi di iniziare ad ascoltarli, innanzitutto. La rivoluzione della sincerità è il titolo del loro lavoro e Atacama è l'opening Act.

Atacama, come il deserto andino, è la prima traccia a girare nel lettore, mentre cerco di perdermi nella selva milanese per addentrarmi appieno nel disco.La chitarra solista, che ricorda i Tool di Lateralus, apre le danze al testo in inglese che ben s'abbraccia all'atmosfera calda e desolante del paesaggio selvaggio sudamericano, con un'andatura lenta che pian piano sfocia in una rincorsa progressiva che alza il ritmo senza perdere un colpo.

Insomma, una scelta azzeccata, come se in mezzo al deserto avesserotrovato la tanto agognata oasi e ci si stesse precipitando verso di essa.Stacco sulla chitarra e riapertura graffiante per Illusione, dove è l'italiano a tornare nei testi e la voce di Roberto sposa le atmosfere rese celebri da gruppi come Marlene Kuntz e Afterhours negli anni 90. Ruvido, è la prima sensazione, vibrante ed energica seguono a ruota.

Un senso d'inquietudine permane tutta la traccia...Un altro stacco, una nuova apertura, un nuovo titolo. Amaricante. Uhm...liquore a base di alcol, zucchero, marsala e l'infusione di varie erbe aromatiche. Fusione. Esatto...una fusione di tanti piccoli particolari riuniti assieme.Una sonorità spagnoleggiante risuona in sottofondo. Parole scandite. Libertà di esprimersi come si vuole. Un finale non scontato.E si avvicina il momento della chiusura, con Divagazione sulla nascita, con una lyric intensa e mai banale. Ottimo esempiodi come si possa fare ancora del sano e fottuto rock in Italia, senza dover copiare e banalizzarsi.

L'uscita distorta è l'ending migliore, con la chitarra pizzicata a dissolversi...Il demo si conclude qua, amalgama di pensieri incastonati fra di loro. L'ottima registrazione, ottenuta all'Orquestra Studio, ha permesso di godere appieno del lavoro dei 4 pavesi, e la passione impressa l'hanno rafforzata.

Insomma, l'ascolto è caldamenteconsigliato e la prima recensione non poteva sperare in meglio! Rock is not dead yet!!



VOTO GLOBALE: 80 / 100


Intervista - Seed 'n' Feed



Intervista - Seed ’n’ Feed


Versilia: la west coast nostrana.

Locali alla moda, mare, sole, belle ragazze, surf (una delle mete italiane per eccellenza), e i Seed 'n' Feed.

Ormai sulla scena da un decennio, dopo gli eccellenti "Modulo 25" e "Conciencia-Resist", supportati da diversi tour nella penisola e in Europa e dopo aver diviso il palco con svariate band anche di fama internazionale (Strung Out,Mondo Generator ecc.) sono da poco usciti con il loro ultimo lavoro "Lungo la strada".

Un disco rock d'impatto,emozionale e sanguigno come non se ne sentivano da tempo, abbiamo raggiunto i ragazzi via e-mail per parlare dell'ep e degli ultimi dieci anni di duro lavoro e tanta tanta buona musica!

RockPv : Parlateci un po' del concepimento e della gestazione della vostra ultima fatica.

Seed'n'Feed : tutto è partito nel gennaio del 2007 , "Ovi" Ale Sportelli, amico di vecchia data, nonchè grande personaggio, fonico, produttore nel mondo indie, rock, punk, hc, italiano, ci ha proposto di incidere dei pezzi nuovi ai mitici West Link Studios di Cascina (Pisa, ndr), noi nel frattempo avevamo avuto un po' di cambi di formazione, tanto per cambiare! Ma avevamo già pronti una decina di pezzi che volevamo registrare da tempo.
Abbiamo colto al volo questa ottima occasione ed abbiamo deciso di fare 4 pezzi in inglese e 4 in italiano. Dopo la fuoriuscita di Giacomo, abbiamo continuato con Matteo e Diego dei 7years e il supporto di Dario, scrivendo un po' di pezzi sulla scia di Conciencia-Resist, suoni più heavy in drop-D e liriche che spaziavano tra esistenzialismo e denuncia politica, abbiamo cercato di seguire un po' il nostro istinto a livello musicale come abbiamo sempre fatto, cercando nuove soluzioni più adatte al momento che vivevamo...il lavoro in studio è durato circa 15 giorni , ma abbiamo comunque cercato di ricreare un atmosfera più da presa diretta, meno leccata. Il lavoro è uscito su Inconsapevole Records, ma stiamo ancora vagliando la possibiltà di proporci a nuove etichette.
Da dove nasce il titolo "Lungo la strada"?
Lungo la strada è il titolo di uno dei pezzi in italiano, ma può anche rappresentare la nostra tenacia e persitenza, dopo anni che mandiamo avanti il progetto Seed'n'Feed...come dire che abbiamo fatto già tanta strada..senza arrivare a grandi cose, ma con la voglia di esserci e dire la nostra comunque.
Quali sono le differenze tra questo album ed i precedenti ?
Modulo 25 è sicuramente un album più emozionale e intimo con suoni più indie-punk e incursioni psichedeliche, Conciencia-resist coglie alcuni dei punti precedenti ma è sostanzialmente un album di protesta e quindi più hardcore...il nuovo ep "Lungo la strada" è una nuova evoluzione dei due concetti precedenti rivisitando tutto in chiave piu' post-hardcore cercando un suono che appartenesse di più agli anni '90, periodo al quale siamo molto legati.
I vostri testi si potrebbero definire molto emozionali...chi è il principale fautore e da dove nasce l'ispirazione: esperienze personali orealtà circostante?
Alla fine ho sempre scritto io le liriche (Lorenzo) poichè è un processo che ho imparato e collaudato negli anni sia per l'inglese che per l'italiano, ma spesso capita di avere piccoli aiuti esterni che mi danno un buon input per le soluzioni finali...secondo me è importante riuscire a scrivere in maniera semplice , più hc , senza tralasciare l'esperienza personale e la realtà che ci circonda...tutto fatto in maniera semplice e diretta.
Come definireste il vostro sound in questo momento?
Direi che è un suono post-hardcore con incurrsioni, punk, rock, e psichedelia.
Quali sono le band e le sonorità che hanno maggiormente influenzato il vostro percorso musicale?
come ti dicevo il suono degli anni novanta, etichette come Revelation Records, Jade Tree, Burning Heart, ma anche Epitaph, Deep Elm, Victory etc..bands come: Samiam, Farside, Sensefield, Helmet, Shades Apart, Jesus Lizard, Burning Airlines, Quiksand, Thursday, 108, Orange 9mm, Seaweed, Jawbox, Fugazi, i primi Jimmy Eat World, At the drive in, Sparta, On the might of princess, Red Animal War .. ma anche il punk degli ALL, Bad Religion, Propagandhi, Face to Face,Braid, Hey Mercedes, Criteria, Cursive, ed i vecchi gruppi come Police,Nirvana, Stone Temple Pilots, Screaming Trees, Kyuss e il rock dei '70..etc..
Siete sulla scena da circa un decennio. Parlateci di come è cambiata o meno la band e del vostro percorso come musicisti.
Abbiamo iniziato suonando un punk melodico dritto e veloce; avevamo solo 17 anni all'epoca del primo disco "here we are", poi piano piano, con i vari cambi e nuove entrate di musicisti, il gruppo si è evoluto a seconda delle persone che ne facevano parte. Per esempio, con Paolo (vecchio chitarrista) sul primo disco c'era un sound mix tra punkrock e la sua vena piu' hard rock metal, con l'entrata di Giacomo il suono si è affinato verso cose piu' indie, ma anche piu' pschideliche ed heavy, con Dario stesso discorso , anche lui, venendo da hardcore ed il metal, ha portato nuova forma al gruppo, così come fabio (batterista ormai da piu' di 8 anni) con il quale il gruppo ha subito un progressivo cambiamento, grazie anche alla sua passione per la musica seventy e prog. e via dicendo...io sono sempre stato molto aperto a tanti stili diversi, se la musica è bella non ci sono sigle o clichet..basta che trasmetta buone vibrazioni...non nascondo che mi piaccia tanto la musica dinamica e quindi posso dire di esser molto legato all'hardcore e al punk.
Inconsapevole Records, la vostra etichette indipendente...vale la pena spendere due parole a riguardo...
E' il nostro mezzo promozionale. I mezzi sono quelli di una piccola etichetta ma comunque cerchiamo di fare le cose con passione e di lavorare per la creazione di una buona cerchia di bands italiane, come No Worry About di Napoli un gran talento a mio avviso, cosi' come Albedo di Milano , nuova indie band con belle atmosfere e liriche in italiano, gli stessi 7years o il mio gruppo parallello Indigo ed altri gruppi con cui abbbiamo lavorato in passato.L'etichetta ha avuto una esperienza di distribuzione prima con Goodfellas e poi con Audioglobe, ma devo dire che non abbiamo trovato serietà da entrambe le parti e stiamo cercando una nuova collaborazione.
Raccontateci l'episodio più particolare o divertente che vi è successo in questi anni di tour in giro per l'Italia e l'Europa.
Posso raccontarti della volta che nel club di Berlino "Wild at Heart "(tour europeo 2004), il vecchio bassista Carloalberto, chiedendo al pubblico se qualcuno volesse una birra, capì "si" quando la risposta in realtà era "no". Dal palco con grande stile lanciò una bottiglia di birra centrando in pieno viso uno dei poveri spettatori, mandandolo all'ospedale...ironia della sorte finito il concerto, la persona che ci avrebbe dovuto ospitare era propio il tipo finito in ospedale.
Cosa ne pensate dell'attuale scena rock italiana?
penso, come dico spesso, che ci sono veramente un sacco di grandi gruppi, ma che in Italia è difficile viver di musica. Non esiste una vera e propria scena locale, le persone si spostano spesso e volentieri solo per vedere gruppi stranieri , tralasciando i gruppi italiani e di conseguenza non contribuiscono alla creazione di una scena piu' solida nel nostro paese. Il rock sembra un genere che da noi non paga... può farlo solo se sei disposto a grandi compromessi, altrimenti se vuoi conservare la tua integrità è molto difficile.
Parlateci dei progetti per il futuro, registrazioni e date comprese.
Dovremmo rientrare in studio (West Link-PI) a settembre per incidere nuovi pezzi per il futuro album...intanto stiamo anche collaborando con il brand Fiat Free Style Team, con il quale dovremmo fare delle date promozionali anche per l'uscita di questo ultimo Ep.
Un'ultima cosa...che consiglio dareste ai ragazzi che decidono di intraprendere un percorso musicale simile al vostro?
Di non farlo!! ah!ah!ah!Non è facile trovare sempre lo spirito giusto, ma quando è una cosa che ti viene da dentro, è bene seguire l'istinto, anche se comporta grandi sacrifici.
Una band che per capacità,costanza e dedizione meriterebbe molto di più.Ascoltare per credere è un consiglio!!!


ROTTEN APPLE

Recensione - Kuadra



KUADRA - Tutto Kuadra - 2007.


Una scelta di genere rischiosa per i Kuadra, che si confrontano con un Crossover decisamente in "Voga" e "di moda" negli anni novanta.

Propongono una cocktail di rap e metal cantato in italiano, che rischia di essere un’arma a doppio taglio per il quintetto di Vigevano, ma che, a mio avviso, raschiato sapientemente il fondo del vecchio barile nu metal, riescono a ricavarne uno stile decisamente personale ed interessante.

Si parte con "Tutto Kuadra" che titola il Promo, e che dimostra di essere uno dei brani meglio composti e trascinanti, con un’introduzione resa decisamente aggressiva dal "tappeto" di scratch che ben si fonde alle chitarre ed alla sessione ritmica.

Questo brano dimostra un buon livello di maturità compositiva alternando momenti di pura energia ad altri più sofisticati e di "calma apparente"con un finale che si trascina lentamente ma rende bene l’idea di imprimere un concetto all’ascoltatore.

Altre sfaccettature assume "Ira" che, con una metrica hip-hop, degna di un purista del genere, spicca sul resto degli strumenti che scandiscono il tempo creando un’atmosfera decisamente interessante, ripetitiva e dai contorni piuttosto oscuri.

"Urla" , "Utopia" e "Quello che Conta" suonano decisamente Crossover, riff in 4/4 che fan muovere la testa aritmicamente avanti ed indietro, in "Quello che Conta" compare anche un isolato e faticoso melodico, ma che a mio parere non è una strada percorribile, si rischia di strafare, meglio continuare sulle sonorità più consoni alla band."Urla" ne è l’esempio migliore, che completando il tutto con un bel ritornello che "rimane impresso", ha tutte le carte in regola per essere scelta come singolo.

A mio giudizio, il brano che meglio rappresenta la band.

I cinque pezzi di "Tutto kuadra" si succedono senza osare più di tanto, ma che di certo non annoiano, anzi, rimango piacevolmente sorpreso dagli ottimi testi di Yuri, che dimostra una discreta personalità e qualità, benissimo le metriche ed i concetti espressi, che si rinnovano di canzone in canzone.

Le chitarre di Zavo ben si prestano ad accogliere il cantato, precise, diventando protagoniste quando serve, quando la voce riposa e c’è bisogno di trascinare il pezzo.La sessione ritmica di Kim e Pise, bene fa il proprio lavoro, consono al genere, proponendo una solida base sulla quale appoggiarsi senza ripensamenti.Un buon inizio, pronto per una successiva evoluzione.


La stoffa c’è - 3.5 su 5


Kuadra - Tutto Kuadra:


- Tutto Kuadra

- Ira

- Urla

- Utopia

- Quello che conta


LineUp


Yuri – Voce

Zavo – Chitarra

Kim – Basso

Pise – Batteria

Krab – Dj

Zeeo

Recensione - Drop Alive



Drop Alive


Nove tracce compongono questo lavoro dei Drop Alive.

Inizierei con un consiglio:quando spedite il materiale per una recensione sarebbe utile aggiungere almeno qualche nota biografica sulla band.I

n questo caso veniamo solo informati del fatto che il disco è stato registrato ai Downtown Studios di Pavia nel 2007, e raccogliendo qualche informazione quà e là si scopre che la band in realtà è un duo.

Fatta questa premessa veniamo al disco: i Drop Alive propongonoun lavoro di matrice hard rock, si possono trovare influenze che attraversano tre decenni di musica: la voce ricorda talvolta Ozzy dei vecchi tempi, talvolta mi richiama spunti dei primi dischi di Mike Patton con i Faith no More, e in alcuni passaggi anche Axl Rose. Strumentalmente risultano sempre compatti e di buon impatto, con alcuni spunti davvero interessanti ( per esempio gli intrecci di chitarra in Try Another Way ).

I Drop Alive non sono comunque un inutile clone, pur non facendo cose particolarmente originali dimostrano di sapere dare ai brani una impronta personale, condita da una buona tecnica, cosa che non fa male, e dalla capacità di dare "tiro" alle canzoni.

Questo è un aspetto importante in questo genere, è musica che nasce per essere suonata dal vivo, quindi mi aspetto di vederli sul palco a rendere giustizia a questo disco, per potere giudicare del tutto il potenziale di questa band.


Voto: 3,5 su 5


Brix

Recensione - Convinction



Conviction - Brutal entertainment


Ho il piacere di avere questo cd "fisicamente" tra le mani, un tragitto di qualche minuto mi separa dall'auto, ho tempo di osservare bene questa copertina, che, col passare dei minuti, mi piace sempre di più.

Ottima la grafica del nome (tagliuzzato da una lametta) e del titolo, azzeccato il colore che spicca sull'inquietante ed oscura fotografia.
I Conviction scelgono il Nadir Studio, a Genova, e non a caso, dato che registrazione e mix sono stati curati da Tommy Salamanca, chitarrista dei Sadist, storica metal band Italiana.

Inserisco Brutal Entertainment nell'autoradio, traccia 1, "Physiatrist must die!", metto la retromarcia, ed uno schiaffo sonoro mi fa capire da subito che i Conviction, non scherzano affatto, nessun compromesso, andando a collocarsi direttamente nel ramo metal estremo, proponendo un violento Grind/Hardcore.

La carica del pezzo rimane costante sino alla fine alternado passaggi grind a riff molto più hardcore portato all'estremo.

Non guasta affatto, il breve assaggio di buon vecchio heavy metal, che si apprezza a metà del brano e che ben si lega con i generi portanti scelti dalla band.
Non lasciano un attimo di respiro "My drummer eats Children" e "Dickey", veri e propri cavalli di battaglia di "razza grind", un'apnea lunghissima, in queste due tracce, in cui una tempesta di ritmiche rabbiose e di riff accattivanti e robusti, si abbatte mettendo a dura prova coni e woofer.
Un attimo per tirare il fiato, (ma solo perché ci sono una manciata di secondi a dividere le tracce…) e ci si trova a confrontarsi con "M60 purification", una sfuriata hardcore, decisamente ben strutturata, dimostrando un'oculata composizione, davvero un bel pezzo, con degli stacchi mai scontati e mai banali.
Il cd si chiude con "People like these", 34 secondi di pura aggressività, un concentrato grind che lascia di stucco. Da sentire.
Brutal Entertainment, non può che soddisfare appieno gli amanti del genere, è molto ben registrato, la batteria di Rex, sostiene senza il minimo cedimento basso e chitarre di Gianlu, che ha stratificato una serie continua e imperterrita di riff . Sid ha poi completando l'opera con una prestazione mozzafiato, in cui alterna cantati growl/gutturali a stili più urlati eseguiti con molta naturalezza, che dire, basta una mano per contare cantanti con queste qualità.
Un cd che tranquillamente può essere d'esempio per tutti coloro che vogliono cimentarsi con questo genere.


Giù il cappello.

Tracklist


- Physiatrist must die!

- My drummer eats children

- Dickey

- M60 purification

- People like these ('07 brutal version)


Line Up
Sid – Voce

Gianlu – Chitarra

Rex – Batteria

Dare j – Basso

Voto 4.5 - La perfezione non esiste.

Zeeo.

Recensione - Cage of Candy-Floos



CAGE OF CANDY-FLOOS


Un indie brit pop che mette le sue radici in ascolti come Stereophonics, Oasis e Pulp partendo ancora più a monte dai mitici Beatles, sia nello stile che nella musica.
Una voce che a tratti assomiglia a quella di Cristian Mills, cantante e chitarrista degli inglesi Kula Shaker, somiglianza sopratutto particolarmente marcata nella traccia "Love is all around" mentre le sonorità sono quelle tipiche di una corrente misticheggiante e indianeggiante, ben interpretata da un gruppo come quello fiorentino dei "Cage of candy-floos".
Il tutto è accompagnato da una sapiente grafica curata e una fotografia ben stilosamente definita e con un logo che rimanda a quello the padri del punk, i The ramones.
Con "the Revolution" e "new generation", si può ben definire il rock manifesto di questi quattro ragazzi che hanno saputo bene identificarsi con una cultura musicale di inizio anni Novanta.
Degna conclusione è la ballata che da il titolo al demo omonimo "Ride Away", canzone dal dolce trasporto che ben conclude un felice e leggero ascolto del lavoro di questa band...unica leggera pecca è la sensazione di un cantato, specie in quest ultima traccia, a tratti un po sforzato e tirato come possibilità vocale, ma allo stesso tempo questa è la peculiarità del cantante stesso Andrea Celli .

Voto: 3 su 5

Debora

Recensione - Bloody Honey



BLOODY HONEY - Bloody Honey (2007)


Track list:


- At Least

- September 3rd

- Sistema

- Perfect Violet

- Lady Frustration


Il solo motivo per cui "Bloody Honey" ha bisogno di una recensione, è per essere il più possibile divulgato. Se c'è una band che esprime a pieno il concetto di gruppo emergente, è proprio questa: hanno scritto delle belle canzoni, prodotto un ep, trovato una distribuzione dignitosa.

Il loro sound è granitico e al tempo stesso definito, sferzante, privo di fronzoli e diretto allo scopo. Portano alla mente i Foo Fighters di "Pretender", la modernità dei Metallica post Black Album, gli echi stoner degli Hermano: trasmettono energia e voglia di muoversi senza esagerare col rumore, ma sfruttando poderosi riff e ritmiche serrate.

Hanno creato un piccolo capolavoro come "September 3d", il classico singolo pronto per essere sparato a raffica su Virgin radio (Virgin, dove cazzo sei?).

L'ep è perfettamente calibrato e lascia spazio a numerose emozioni, grazie all'alternanza tra momenti più melodici (chiamiamoli così), nei quali le chitarre ritrovano il gusto dell'assolone anni '70, e vere esplosioni di purissima potenza.

Insomma, non è che abbiano inventato chissà che cosa, ma hanno individuato e fatto proprio il senso del rock'n'roll.

Io questo cd me lo vado a comprare.


Giudizio finale : 5 con lode.


Miskatonic

Recensione - Before Death



BEFORE DEATH - Demo 2007

Tracklist:


- Rappata

- Personality Matter

- Never Stop

- He Won't Cry



Primo lavoro per questa giovanissima band di Desio, registrato nel Settembre del 2007.

Decisamente accattivante la copertina, ben curata, che fa presagire ad un contenuto piuttosto aggressivo.L'ascolto delle quattro tracce che compongono questo Demo, conferma quanto detto, facendo trasparire l'attitudine ad esplorare diversi generi e stili.

Saltano subito all'orecchio solide radici punk di stampo americano di nuova generazione, specialmente in "Never Stop" e in "He Won't Cry", dove l'accostamento a gruppi come Sum 41 E Simple Plan è di dovere.

Sperimentazioni crossover in "Rappata", dove un ottimo testo rap/hip hop cantato in italiano si fonde su un rubusto muro chitarre.

Peccato per la metrica delle parole un tantino precipitosa. Dulcis in fundo "Personality Matter" una sfuriata metalcore che mi ha personalmente sorpreso, matura, di ottima composizione, un complimento per la voce urlata e potente, forse un pochino lunga, ben 4 minuti e 57" ma dimostra una certa personalità della band. Un punto di partenza su cui insistere a mio parere.

Il cd scorre piacevolmente, ottima la base ritmica, discrete le chitarre che forse in certi momenti perdono un po' di groove, bene il cantato nonostante qualche trascurabile sbavatura.

Personalmente credo che il livello sia già piuttosto alto per una band così giovane, (l'età media non supera i quindici anni).

Un buon inizio quindi per i Before Death, aspettando di vederli dal vivo perché è in quel momento che ci si gioca tutto.

Before Death:


Simo - Voce

Gianma - Chitarra

Niccolò - Chitarra e Voce

Yuri - Basso

Fede - Batteria


Voto 3,5 su 5


Zeeo.

Recensione - Avenida




AVENIDA - Credimi se vuoi


track list:


-Credimi se vuoi

-Spento

-Le mie scuse

-Cosa non voglio essere

-Quasi ti vedo


L'EP del combo vigevanese esce nel maggio 2007 ed è supportato da un'intensa promozione live in giro per l'Italia. CREDIMI SE VUOI è caratterizzato da un'accurata produzione: i suoni sono molto curati e l'esecuzione dei brani è buona.

Vale la pena spendere immediatamente due parole per "SPENTO" che, a mio parere, risulta il pezzo più intenso e d'impatto tratto da questo lavoro.

Con i suoi riff accattivanti e gli azzeccati cambi di tempo cattura l'attenzione dell'ascoltatore ed è su questa linea che la band dovrebbe, a mio avviso, proseguire la propria ricerca musicale.

Per ciò che riguarda il resto del disco, sebbene i brani siano ben concepiti, gli AVENIDA rischiano di cadere nella ripetitività.

Le influenze "Seattleggianti" (permettetemi il neologismo) e 70's sono presenti e palesi in tutte le songs, il che non sarebbe necessariamente un male, ma sfruttate in questo modo fanno sfiorare la stucchevolezza oltre che portare la band ad essere poco originale e, come ho già detto in precedenza, ripetitiva.

Grazie comunque alla buona produzione ed esecuzione sì tratta di un lavoro interessante, da prendere però come un punto di partenza verso sonorità più ricercate; osate di più ragazzi, ne avete le possibilità!


Recensione di ROTTENAPPLE


Voto: 2,5 non male

Recensione - Abel is Dying




ABEL IS DYING - GAZING FROM THE ABYSS


- Winchester's nightmare

- The constellations fever

- Grave poem-

- Marcus bridge

- Buried like Beatrix

- Eternal life

- The abyss (outro)


La band milanese nasce nel 2004; dopo svariati live nel nostro paese e in Europa, ed un promo nel 2005, il combo sì fa subito notare per l'energia che sprigiona sul palco e iniziando a riscuotere numerosi consensi.

E' nel Settembre del 2006 che la band approda alla STILL LIFE RECORDS e nel Novembre dello stesso anno esce GAZING FROM THE ABYSS.

Da questo momento ricomincia una intensa attività live che porterà la band a dividere il palco con nomi del calibro di THE BLACK DAHLIA MURDER, JOB FOR A COWBOY,BOY SETS FIRE, BORN FROM PAIN ad altri, oltre che diverse esibizioni oltre manica, dove la risposta del pubblico è ottima.

I ragazzi propongono un death metal melodico e d'impatto, che richiama le sonorità degli svedesi AT THE GATES (vedi il superbo SLAUGHTER OF THE SOUL) e DARKEST HOUR.

La prima track è l'impattosa WINCHESTER'S NIGHTMARE che, col suo ritmo serrato, i riff incalzanti e le due voci contrapposte tra urlato e growl è un vero e proprio pugno in faccia... i ragazzi fanno sul serio! THE CONSTELLATIONS FEVER, così come BURIED LIKE BEATRIX, dimostra una ottima dinamicità tecnica nei riff armonizzati che s'intrecciano tra loro ed un potenza devastante amplificata da un drumming possente tanto quanto le voci, caratteristiche che contraddistinguono l'intero lavoro.

Un disco imperdibile per gli amanti del genere e una band che merita di essere vista nella sua dimensione live dove esprime al massimo la propria energia.

A dimostrazione che anche in Italia esistono band che sanno suonare dell'ottimo metal!!!


voto: 4,5 su 5 - notevole