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mercoledì 24 dicembre 2008

Recensione - I Giocattoli di Clara

Dopo numerosi concerti nel Nord Italia e dopo aver condiviso il palco con artisti del calibro di Punkreas e Gerson, quale onorificenza per il decennio di attività musicale indipendente, i Giocattoli di Clara festeggiano il Natale regalando al grande pubblico il loro nuovo singolo intitolato H2O, autoprodotto in collaborazione dell’Associazione Culturale Orquestra di Pavia e del Bro Studio di Torino, affidandosi al Sound Engineer Alessandro Vanara per il mastering. Il Singolo sarà presentato in anteprima e in Free Download il 24 Dicembre 2008 sul MySpace ufficiale della band, www.myspace.com/igiocattolidiclara, su YouTube, su I-Tunes, e sui principali social networks e portali musicali italiani e non. H2O si presenta come un brano cantato in italiano di tipica matrice punk rock americana, propria degli anni ’90 d’ispirazione Blink 182 e Sum 41 su tutti, pur mantenendo una grande personalità ed originalità nonostante affronti un genere musicale in cui è facile cadere nella consuetudine. Un punto degno di nota sta nella registrazione di ottimo livello rispetto agli standard soliti delle autoproduzioni, con una voce chiara e nitida, accompagnata da chitarre che offrono una gran “volumata” e una batteria precisa e scandita ottimamente durante le varie fasi del brano. In conclusione, ci troviamo di fronte ad un Singolo adatto per la grande distribuzione, un pezzo molto radiofonico pronto per dare un po’ di colore a queste fredde e grigie giornate invernali.

I Giocattoli di Clara sono:
Francesco Arrighetti – Voce

Enrico Arrighetti – Batteria – Cori

Paolo Giacometti – Chitarra

Rocco Iacobuzio – Basso

Fabio Tinon – Chitarra - Cori



Simone “Keff” Caffi

VOTO: 75/100

martedì 23 dicembre 2008

Recensione - KL.Audio

KL. AUDIO - PROMO CD 2008
2008

Tracklist:
1. Alta velocità
2. Valentina
3. Stanco
4. Anoressia
5. S.Francisco
6. Discoparty (remastered)

I KL. Audio, un terzetto proveniente da Genova, presentano il loro promo cd 2008 con 5 tracce più una bonus track molto particolare.
Rimango subito colpita dall'immagine di copertina, su cui appare uno smunto torace tatuato (quello vero, del chitarrista e grafico Jai) che evoca le pose dei gruppi brit pop dei tempi che furono (Pulp e Suede su tutti). E anche guardando lo space della band intuisco che il gruppo flirta con l'avanguardia seventies di Andy Warhol.
I KL. Audio si presentano come un mix di brit pop, glam rock e alternative italiano. Loro stessi si definiscono a metà strada tra i Pulp e i Marlene Kuntz.
Molto interessante riesplorare la scena inglese anni '90 e darle una connotazione più oscura e locale.
Rimango infatti favorevolmente impressionata dalla prima traccia, "Alta velocità". Di colpo vengo proiettata nei primi anni '80, in atmosfere cupe e new wave, ma in chiave moderna. Mi sembra di ritrovare le sonorità dei primi Litfiba, quelli di "Desaparecido". Il brano è dinamico e ben strutturato e di sicuro ha le carte in regola per diventare il primo singolo dell'album.
Il sound sa di nuovo alternative con sfumature anni '80, un po' come stanno facendo oltreoceano i The Killers.
Molto forti i riferimenti brit pop e glam, soprattutto negli atteggiamenti del cantante Jai.
Anche gli altri brani si immergono in atmosfere londinesi e metropolitane, intense e nebbiose, che puntano direttamente all'anima e alle storie di città.
A partire da "Valentina" e continuando fino a "S. Francisco", i pezzi hanno una buona idea di partenza, ma non vengono sviluppati sufficientemente sulla linea melodica. E rimangono ingabbiati in pochi accordi e nelle distorsioni chitarristiche tipiche dell'alternative italiano ormai troppo inflazionato. "Valentina" e "S. Francisco" sono delle ballate alternative, con forti richiami a certi Afterhours e Verdena.
Purtroppo troppi gruppi emergenti sono stati contagiati dall'alternative italiano anni '90 e non riescono ad allontanarsene, rimanendo invischiati in sonorità fini a se stesse senza produre una canzone importante che emerga dall'underground.
L'impressione ascoltando i brani centrali dell'album è che la canzone stenti sempre a decollare.
"Stanco" e "Anoressia" richiamano nuovamente gli anni '80. "Stanco" è un brano in cui sembra che Robert Palmer incontri i Placebo. Non male, assolutamente british e con ammiccamenti molto glam.
"Anoressia" attacca con un riff che ricorda i Police di "Roxanne " e "Walking on the moon", ma nel corso della canzone non mantiene le promesse dell'inizio.
Al di là della prima traccia, che ha una marcia in più, le altre sono frutto di una composizione un po' introversa a scapito del dinamismo dell'intero album. I Kl.Audio sembrano un po' ripiegati su se stessi : dovrebbero sviluppare il loro lato più ironico, che quando emerge, produce buoni risultati.
Come nella bonus track "Disco party", uno sprizzo di euforia. Il titolo ambiguo fa già immaginare verso quali lidi verrà portato l'ascoltatore. Il doppio senso del titolo non è nemmeno tanto velato, quando il cantante, perso nella mondanità di un party, ripete il ritornello divertente e non sense "ho tanta voglia disco party" e tante altre cose ancora.
Per concludere, ripescare il meglio del brit alternativo non è male e anche gli spunti sono buoni. Ma i Kl. Audio dovrebbero affrancarsi dai Verdena ed esplorare nuovi territori, lavorare maggiormente sulla struttura delle canzoni e dare un po' di vivacità ai loro brani.
In fondo gli anni '90 sono finiti da un bel pezzo.

Voto: 60/100

Barbara Origgi


I KL.Audio sono:
Jei (Fabio Giordano) - Vocals, Guitar
Ema (Emanuele Carbone) - Bass
Dani (Danilo Rolle) - Drums

http://www.myspace.com/theklaudio

lunedì 22 dicembre 2008

Recensione - SAN



SAN – DEMON
2008

1 A.A.A.
2 The Old Boy
3 Skies
4 Your Name
5 Overtime (Helicopter For Bastards)


Primo ep (o mini, chiamatelo come volete) per i pavesi San: Demon, un concentrato di 5 tracce per una durata totale di 29 minuti e 33 secondi.. E' un disco che si presenta elegante già dalla copertina, che “pesta” un sacco pur non cadendo in banalità, ne in un suono troppo grezzo. La musica dei SAN sicuramente si ispira ad artisti di oltreoceano come Deftones o Tool (se ascoltiamo Old Boy e Overtime possiamo trovare dei chiari riferimenti a questi ultimi), anche se il genere dei quattro pavesi è decisamente originale, sicuramente nato dall' ascolto di tantissima musica, ma che esce come qualcosa di nuovo, una ventata di aria fresca per il “piccolo” territorio di Pavia e per tutta italia in genere. I SAN ci trasportano, hanno grandissima esperienza e si sente, il cd è registrato e mixato in modo eccelso, loro sono dei musicisti molto in gamba: Una volta inserito il cd e schiacciato play sarete un po' come tramortiti dal primo pezzo, che inizia già cattivo (i suoni degli strumenti li definirei ENORMI), e verrete però cullati dalla voce, melodica ma che a sprazzi sa diventare incazzata all' inverosimile e “farvi uscire dalla culla”..
Una cosa che ho apprezzato di questo disco e che apprezzo dei SAN come gruppo è l' umiltà della loro musica, che considero molto vera, molto Rock n Roll, loro sono così, non sono di quelli che sperimentano tanto per fare e sentirsi dare il titolaccio di “alternativi”, loro hanno voglia di spaccare e ce la fanno.. cristo se ce la fanno!! E tutto questo si sente nel disco.. che seppur registrato benissimo non si abbassa a certi tecnicismi che nascondono la loro vera natura, loro sono così, nel cd come dal vivo: incazzati, che hanno voglia di fare buona musica, che riescono a farla.
Un' altra cosa positiva è la stesura dei testi, abbastanza pesantucci a livello contenuti, ma molto sinceri (li potete trovare nel booklet del cd).
Che altro dire, il disco fila.. Non mi metto a fare analisi separate delle diverse canzoni perché alla fine è un disco che deve essere ascoltato tutto di un fiato, godersi quella mezzora di sano rock che ti fa vibrare un po' i coni delle casse del tuo stereo, è un disco che quando ce l' hai lo metti in repeat perché fa piacere ascoltarlo, è un signor disco.. Io promuovo a pieni voti i SAN e spero che con la loro musica possano arrivare in alto. Bravi bravi bravi.. in ognuna delle vostre autoradio dovrebbe essercene una copia (sempre che i coni reggano e che non siate deboli di cuore..).
Tanti saluti!

VOTO: 90/100

Marco “Zollaw” Gallo


http://www.myspace.com/san4music



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lunedì 15 dicembre 2008

Intervista - Punkreas


In occasione del loro tour invernale 2008, i Punkreas passano anche da Codevilla (PV) al Thunderroad in una data grandiosa e qualitativamente molto interessante accompagnati da Gerson e I Giocattoli di Clara.
Nel 1995 con l'album "Paranoia e Potere" i Punkreas avevano scritto il loro testamento nel punk rock italiano.
Nel 2008, a quasi 20 anni di carriera, sono ormai leggenda con il loro ottavo album "Futuro imperfetto". Ce ne hanno parlato in questa intervista, con grande simpatia e disponibilità.

Da ragazzi di provincia degli esordi al successo? Qual è il vostro segreto? Potete dare un consiglio ai giovani che vogliono sfondare nel mondo della musica?
Risponde Paletta

Non abbiamo un segreto…beh forse sì: sicuramente la nostra amicizia e la nostra coesione.
Il prossimo anno festeggiamo i 20 anni di carriera. Lo dico con orgoglio perché in tutti questi anni siamo riusciti a "sopportarci" e soprattutto ad andare sempre nella stessa direzione.
Siamo stati fortunati anche a trovare una buona risposta nelle persone che venivano ai nostri concerti. Quando abbiamo iniziato nel 1989 avevamo un bel seguito tra amici e conoscenti che poi si è allargato sempre più.
Probabilmente un altro segreto del nostro successo è stato fare concerti inusuali, che coinvolgevano direttamente lo spettatore. Siamo stati tra i primi a far salire la gente sul palco, a farla cantare e a coinvolgerla nello spettacolo. Il nostro spettacolo è sempre stato pensato per la gente. E anche adesso succede sempre che qualcuno sale per fare stage diving o per cantare.
Se devo dare un consiglio ai giovani gruppi, vorrei dire loro di non montarsi la testa, di non pensare ai soldi..soprattutto in questo periodo, ma di divertirsi a suonare e di diffondere il più possibile la propria musica. Adesso è più facile farsi conoscere con internet ed è più facile "fare" musica con la tecnologia e i programmi di composizione e registrazione. Sfruttate tutte queste potenzialità.
Una volta si riusciva con fatica a produrre un demo, la famosa "cassettina". Occorreva autofinanziarsi per registrare qualcosa in uno studio di incisione e ottenere un prodotto di buona qualità. Solo così potevi sperare di essere notato da qualche etichetta.

Come sono cambiate le vostre sonorità dal 1989 ad oggi?
Allora eravamo molto grezzi e punk, con pochi accordi essenziali. Anche se devo dire che i testi già allora erano importanti ed avevano un significato.
Man mano abbiamo acquisito sempre più esperienza nella musica e ora utilizziamo più effetti.
Ai tempi al massimo potevi usare il distorsore.
Ora poi ascoltiamo anche generi di musica diversi. Siamo più maturi.


Com'è cambiata secondo voi la scena punk internazionale e italiana? Non pensate che ci sia uniformità nel punk rock attuale e che tutti i gruppi siano molto simili tra loro?
Inizialmente i gruppi erano abbastanza personalizzati, anche se si pescavano più o meno dalle stesse radici.
Noi per esempio nei testi ci ispiravamo molto ai CCCP e nella musica, come tutti, ai Sex Pistols, ai Ramones e ai Bad Religion, di cui facevamo anche delle cover. Ma avevamo un nostro stile.
Ora tutti si ispirano alla scena punk americana, che però è molto uguale a se stessa. Non ci sono novità o personalizzazioni che impressionino particolarmente.
Anche in Italia i gruppi sono molto simili tra di loro. Cercano probabilmente di copiare un certo stile senza crearne uno nuovo. C'è poca fantasia e difficilmente emerge un gruppo su un altro.


Quali gruppi italiani vi piacciono?
Ci piacciono molto i Gerson, che hanno dei testi molto intelligenti ed ironici e dal vivo hanno un'energia incredibile.
Anche gli Skruigners ci piacciono molto, fanno un genere che ascoltavamo tempo fa, l'hard core puro, e hanno anche dei bei testi.
Cambiando totalmente genere invece vorrei segnalare i Fratelli Calafuria, che fanno qualcosa di completamente diverso da tutto ciò che si sente in giro.

Tra gli internazionali?
I System Of A Down, i Queens Of The Stone Age, i Rage Against The Machine, che sentiamo molto vicino a noi, e i Bad Religion

Ora prende la parola Noyse
Siete stati criticati per aver ceduto alle lusinghe di una major? Ci vuoi raccontare cos'è successo e cos'è cambiato?

In realtà non siamo mai passati a una major. Ai tempi dell'album "Pelle" eravamo sotto contratto con l'etichetta indipendente Discopiù di Bergamo, la quale si avvaleva della distribuzione Universal…questo è stato il nostro unico legame con una major, ma indiretto. Di fatto non siamo mai stati legati a una major.
Abbiamo sempre firmato per etichette indipendenti che ci lasciassero il nostro spazio e che non interferissero con le nostre scelte. Ci teniamo a dire che scelte, meriti e colpe dipendono completamente da noi.
Ora abbiamo il contratto di distribuzione con la Venus e la licenza con la V2..non so se si può considerare una major. Di sicuro le persone con cui lavoriamo ci lasciano il nostro spazio.
Nell'ultimo album ci siamo finalmente dotati di uno studio di registrazione e abbiamo potuto fare sperimentazioni più sofisticate. Questa l'unica cosa che è cambiata rispetto ai primi tempi.
Non per preconcetto, ma non vogliamo andare a una major. Abbiamo anche sondato il terreno delle grandi etichette, pensando di trovare persone "illuminate" e disposte a investire su di noi, anche nei momenti di crisi del mercato. Invece abbiamo trovato persone ancora più vecchio stile, che vogliono trasformarti in un gruppo di tendenza, che segua la moda del momento.
Poi per quanto riguarda il rock e il punk in Italia i discografici tendono a farti abbassare il volume delle chitarre e a voler intervenire sui testi...no, questo non fa per noi.
La nostra forza è quella di dire e di fare quello che siamo, non abbiamo intenzione di cedere ai compromessi di questo tipo.
La nostra musica è fedele a noi stessi, noi rimaniamo fedeli a noi stessi, ma non siamo uguali a noi stessi!!

Si può fare ancora politica attraverso la musica? Quali sono i vostri riscontri?
La nostra idea non è quella di fare politica.
I nostri testi comunicano i nostri pensieri, quello che siamo, ciò che ci piace e che non ci piace. Non intendiamo lanciare messaggi politici in quello che diciamo, ma solo le nostre idee.
Si può comunque fare politica senza essere necessariamente schierati, politica nel senso generale del termine.
Certo nei nostri testi non troverai i pensierini d'amore per le ragazzine.
Ora sembra che la verità sulle cose provenga dai comici, dagli artisti e dalla stampa satiricala poiché la scena politica deprime ed è deprimente. Sembra che facciano politica più gli artisti che non il governo, quindi è facile che la gente si riconosca più in loro che non nella classe politica.

Com'è nata la vostra collaborazione con Dario Fo?
E' stata un collaborazione estemporanea. Eravamo andati alla manifestazione contro l'apertura della base NATO a Vicenza e alla stessa era stato invitato anche Dario Fo, che aveva preparato un monologo per l'occasione. Aveva scritto un testo che avrebbe voluto musicare e cercava per questo l'accompagnamento di un musicista blues.
Qualcuno aveva fatto il mio nome.
E' stata una cosa completamente improvvisata, non avevamo preparato niente. Dario Fo prima di salire sul palco mi canticchiò il motivetto con cui voleva accompagnare il suo testo.
Flaco il nostro chitarrista disse che era un giro di DO e improvvisò un giro di DO. Noi gli siamo andati dietro e alla fine è uscita una bella cosa. Dario Fo alla fine è stato contento e ci ha fatto i complimenti.


E ora è la volta di Cippa
Qual il live più bello che ti ricordi con i Punkreas?

Penso il concerto a Sarrock (San Rock :)), in provincia di Cagliari. Dopo la terza nota il palco era già stracolmo di gente. E' stato forse il concerto più bello che abbiamo mai fatto sia per la partecipazione del pubblico che per il coinvolgimento.
Poi penso la prima volta all'Indipendent Day. E' stato esaltante stare davanti a migliaia di persone e condividere il palco con grandissime rockstar.
In generale in tutta Italia vediamo una bella partecipazione. Al nord il pubblico è abituato ai concerti perché ci sono tanti locali e tante occasioni.
Al sud ci sono meno concerti, per cui quando se ne organizza uno, la gente è esaltata e molto partecipe.

Come si vedono i Punkreas fra qualche anno? C'è ancora qualche territorio che volete conquistare?
Non saprei…in generale ci piace sperimentare e fare sempre nuove esperienze. Se intravediamo una possibilità, ci buttiamo. Noi andiamo avanti e ci adattiamo a qualsiasi proposta interessante.
Se ci fosse nel futuro anche un'esperienza all'estero, ben venga. Anche se abbiamo già suonato qualche volta oltre confine, come a Berlino.

Parlaci dell'ultimo album "Futuro Imperfetto".
Come mai questo titolo?

A mio avviso è uno dei titoli migliori che abbiamo dati ai nostri album. E' un po' un richiamo al motto dei Sex Pistols "Say no future", con la differenza che invece noi diamo ancora una speranza per il futuro. Anche se ci rendiamo conto che potrebbero esserci degli imprevisti in questa visione futura, quindi futuro imperfetto.
E' bella anche l'idea della copertina, disegnata da Marcello "The Apartment", che si occupa di progetti grafici.
In copertina è disegnata una mano, come nei tarocchi, con le linee su cui i chiromanti predicono il futuro. Ma nella mano un dito è mozzato, per rendere l'idea del futuro (la lettura della mano) imperfetto.

Il vostro primo singolo si intitola "Tyson rock". A chi si riferisce?
"Tyson rock" parla di quelle persone in Italia che non sono figli di nessuno o che sono figli di operai e che, per trovare affermazione in determinati ambiti, devono sbattersi molto di più. "Tyson rock" è un inno per chi deve lottare per costruire la propria strada.

E il prossimo singolo?
E' appena uscito "Cuore nero", di cui abbiamo girato anche il video. Cuore nero è una riflessione sulla situazione in cui si trova attualmente la nostra società…in cui ci sono poteri occulti che governano il paese e che agiscono nell'ombra per manovrare le cose che succedono.
Anche il video è molto bello

In questo album avete fatti diverse sperimentazioni come l'uso di violini, sonorità diverse..
Sì inizialmente la stessa "Cuore Nero" era uscita senza violini e con un diverso arrangiamento. Poi ci è venuta l'idea dei violini e degli archi e la cosa ci è piaciuta molto. Anche la canzone ci è sembrata avere una maggior personalità e un tocco in più.

Com'è nata la collaborazione con la cantante Heller?
Ci avevano suggerito di inserire una voce femminile, che sarebbe stata bene all'interno di alcune canzoni. E così ci è stato fatto il nome di Heller, che aveva fatto una comparsa in un nostro live. Ci è talmente piaciuta che abbiamo voluto che incidesse con noi alcuni brani anche in studio.

Con chi vi piacerebbe suonare o collaborare?
In tutti questi anni ci è capitato di suonare o per lo meno di condividere i palco con dei grandissimi.
Noyse dice che vorrebbe collaborare con i Rage Against The Machine. Abbiamo condiviso il palco con loro qualche anno fa in occasione di un festival in cui suonavamo, tra gli altri, sia noi che loro.. Però non abbiamo avuto uno stretto contatto. Considero Tom Morello veramente un grande e ritroviamo in lui una grande sintonia, sia per i testi che scrive che per le cose che dice. La sua visione del mondo è molto simile alla nostra. Per guanto riguarda musicisti di genere diverso, ci piacerebbe suonare anche con Manu Chao.

Siete stati premiati al MEI 2008 come miglior band dell'anno e per il miglior live tour dalla webzine Punkadeka. Ce ne volete parlare?
Siamo stai molto contenti i questo riconoscimento.
Purtroppo però non abbiamo potuto ritirare il premio al MEI (il meeting delle etichette indipendenti, N.d.R.) perché siamo rimasti bloccati dalla neve in Svizzera dove eravamo andati a suonare qualche settimana fa.
Siamo felici di questo riconoscimento perché non è solo un premio per noi stessi ma anche per le nostre scelte e per la coerenza che abbiamo dimostrato in questi anni, la coerenza di aver rifiutato il contratto con delle major che avrebbero potuto darci maggiore visibilità ma che avrebbero potuto limitarci nella nostre scelte musicali.
Poi un premio ci è stato assegnato dagli addetti ai lavori, l'altro dalla gente e questo ci fa doppiamente felici e ci rinfranca per le scelte che abbiamo fatto in questi anni.

Volete aggiungere qualcosa per concludere?
Sì. Ricordiamo a tutti che nel 2009 festeggeremo i 20 anni di carriera e abbiamo in serbo tante sorprese per i nostri sostenitori. Quindi state sempre all'erta..ne sentirete delle belle!


Barbara Origgi

Trovi questa intervista anche su
www.okmusik.com

mercoledì 10 dicembre 2008

Recensione - Sidera Ves

SIDERA VES - Sidera Ves
Autoproduzione - 2008
Torino



Tracklist:
01 - Tossine
02 - Zaca
03 - Chupacabras
04 - Crack
05 - Il Falò del Satiro
06 - Sveglia
07 - Si Chiama Vita


Line Up:
Enrico - chitarra e voce
Francesca - basso
Gillo - batteria
Fede - synth e chitarra


I Sidera Ves nascono a Torino si assestano sull’ attuale line up nell’ estate del 2008. In pochi mesi danno alla luce diversi brani che, giusto sul finire dell’ anno, trovano collocazione nel primo disco del gruppo, autoprodotto nel “Sidera Studio” del chitarrista/cantante Enrico Esma.

Il sound di questo lavoro ricorda gli Afterhours più violenti e abrasivi, tocca vette di dissonanze industrial degne dei Ministry o dei Nine Inch Nails, ma presenta anche qualche esperimento più rumostico sulla scia dei Nirvana di In Utero e dei Marlene Kuntz, e sviluppa spesso e volentieri un muro sonoro distorto che brilla grazie ad una produzione davvero di ottimo livello.

Il disco si apre con due pezzi semplici e diretti, incentrate entrambe sul wall of sound delle chitarre e sulle melodie della voce, che si rifà sia a Manuel Agnelli che a Trent Reznor: il primo, “Tossine” vive sul rumore di stampo Nirvaniano e su divagazioni industriali, mentre il secondo, Zaca, viene sviluppato con una maggiore dinamicità grazie all’ alternanza di parti violente e stacchi melodici. Brani apprezzabili, con l’ unica pecca delle melodie non sempre ficcanti.

Il meglio del disco sta nel suo cuore, nella fattispecie “Crack”, l’ unico pezzo cantato in inglese, basato su ritmiche schiacciasassi, distorsioni sempre più invasive e una breve apertura melodica questa volta davvero incisiva, e l’ intrigante Chupacabras, interamente strumentale, dove le atmosfere crepuscolari e desertiche di “And The Circus Leaves Town” dei Kyuss vengono rivisitate in versione noise.

Gli ultimi tre pezzi vedono le sonorità dei Sidera Ves intrecciarsi con suggestioni acustiche e ambientazioni più soffuse.

“Il Falò del Satiro” è la più brillante e spiazzante, quando sul suo incedere acustico e vagamente psichedelico irrompe una sezione ritmica roboante; “Sveglia” è una ballata di stampo Afterhours che si lascia andare eccessivamente ad un pop abbastanza facile e non particolarmente incisivo e che ha come unica idea degna di nota una parte vocale prevalentemente parlata e recitata; mentre la conclusiva “Si Chiama Vita” è più orientata verso eterei lidi post rock, ripropone la fusione acustico più rumoroso e sviluppa un atmosfera malinconica con diverse aperture melodiche, stratificando passo dopo passo l’ ormai abbondantemente apprezzato muro sonoro,

La proposta dei Sidera Ves è ricca di idee e contenuti interessanti, in più è supportata da una abilità strumentale appropriata così come da una buonissima produzione, ma è probabilmente ancora alla ricerca di una personalità più accentuata. Le ombre delle influenze del gruppo si stagliano sullo sfondo in maniera forse troppo nitida e riconoscibile (benché siano ottimamente miscelate fra loro), e spesso nei pezzi manca quel qualcosa in più a livello melodico che farebbe fare il salto di qualità definitivo al gruppo.

Per un progetto relativamente giovane come questo, il risultato è comunque già parecchio apprezzabile.



VOTO: 72/100


Sebastiano Leonida Bianco

Recensione - Inguine di Daphne



INGUINE DI DAPHNE – La Fillossere Oscena
Autoproduzione - 2008
Napoli



Tracklist:
01 - aneMia
02 - OscuricidiO
03 - monie lente
04 - (la mattanza della serpe) e (idolatria misantropa) LIVE


Line Up:
Alessia De Capua - voce degli angeli
Dagon Lorai - chitarre, voce, sinth, archetto, rumore
Egon Viqve - chitarre, rumore, alcol
Emiliano Petix - basso, aggressioni
Raffaella Vesevo - batteria e piano
Senada Smit - teatrazioni, danze, crisi,mimica, sensualità e narrativa


I napoletani Inguine di Daphne propongono un concetto di musica che si apre ad altre forme artistiche come la poesia, la danza, la videoarte e il teatro, che trova la sua massima espressione nei live, tutti incentrati su questa spettacolarizzazione sfrenata della propria musica.

Ci troviamo fra le mani un promo, La Filossere Oscena, edizione limitata appositamente distribuita in occasione del MEI Festival e contenente 3 tracce in studio e due canzoni live (accorpate in un'unica traccia).
Logicamente su disco, in assenza di tutte le attrazioni visive che compongono i loro spettacoli, non rimane che concentrarsi sulla musica, ed ecco che gli Inguine di Daphne si presentano come un gruppo dalle buone capacità strumentali, che propone un rock d’ atmosfera incentrato sulla melodia ed atmosfere gotiche e dardeggianti, a tratti vagamente psichedelico, a tratti con delle punte di aggressività quasi industriale.

La teatralità salta fuori di prepotenza dalle parti vocale (sia maschili che femminili) che purtroppo calcano decisamente troppo la mano nel tentare di essere più evocative, solenni e maestose possibili, rischiando l’ ostentazione e quindi anche il cattivo gusto.

Ecco dunque come il primo pezzo del disco, “aneMia”, risulta fin troppo borioso e pretenzioso, giocando eccessivamente sul languore delle melodie vocali e lasciando sullo sfondo la componente strumentale, troppo spesso limitata ad un semplice sottofondo, che riesce a liberarsi e trovare il proprio spazio di apprezzamento soltanto nel finale.

La spettrale “Oscuricidio” sposta maggiormente l’ attenzione sulla parte strumentale (e ciò non può che giovare al risultato complessivo) e si produce pure un coda abbastanza aggressiva. “Moine Lente” affianca al sound del gruppo anche una chitarra acustica, esperimento abbastanza intrigante, e proprio quando il pezzo sembra addormentarsi lo risveglia con la ormai prevedibile mazzata sonora finale.

I due episodi live propongono un sound più sostenuto, con la band intenta maggiormente a pestare suoi propri strumenti indossando una veste più rumorosa ed aggressiva, sia nella burrascosa “La Mattanza della Serpe” che nella ancor più tesa “Idolatria Misantropa”, ma una maggior cattiveria non garantisce di per sé un risultato migliore, se i difetti già elencati si ripetono puntualmente.

Di conseguenza anche se probabilmente in sede live questi spettacoli sono risultati più completi e coinvolgenti che su disco, il succo della critica a questo breve lavoro resta comunque lo stesso: un progetto basato sulla teatralità e la massima espressività può essere interessante, e sicuramente deve giocare parecchio su queste componenti, ma qua vengono ad essere “pompate” eccessivamente nella loro sfarzosità e magniloquenza.

Un pizzico di sobrietà in più non guasterebbe.



VOTO: 55 / 100

Sebastiano Leonida Bianco

martedì 9 dicembre 2008

Recensione - Ultima

ULTIMA - Sanguemiele
Rusty Records / Davide Maggioni – 2008

TrackList:
- Stupido Amore
- Sospesa
- Francesca
- SangueMiele
- Lo Rifarei
- Domenica
- A…Mara
- Docile
- Prima di Andar Via
- Un Posto Nuovo
- Sospesa (Remix)

Line Up:
- Paolo Ciotta – Voce/Chitarra
- Francesco Negroni – Chitarra
- Davide Passantino – Basso
- Giovanni Lanfranchi (Piano, Violino)
- Maurizio Vallati – Batteria


Arriva il momento del disco d’esordio degli Ultima, band pavese formata nel 2002, il cui nome viene appunto ispirato dall’idea dell’ultima chance di poter vivere della propria musica, e di costruire con la propria arte, un futuro che possa portare alla consacrazione artistica.

Dopo aver vinto le selezioni del “Cornetto Free Music Auditions”, che ha portato la band a condividere il palco con artisti di livello nazionale ed internazionale quali Negramaro e Laura Pausini, ed a stringere una collaborazione prima con il produttore Davide Maggioni, e successivamente con Rusty Records, gli Ultima si affacciano al pubblico con il primo album, intitolato Sanguemiele, seguendo la scia di molte band italiane, tra le quali Modà e Il Nucleo.

Sanguemiele si presenta come un disco di facile ascolto, di tipico stampo pop con pochi, brevi, e timidi sprazzi di rock, sfondando le barriere della melodia, e accennando una lieve vena elettronica; senza farci mancare, come tradizione da tradizione pop nostrana, le tipiche ballate malinconiche e introspettive rappresentate dalla title-track SangueMiele, dolce e romantica, Stupido Amore, facendo riaffiorare i ricordi più nascosti con Lo Rifarei, fino ad arrivare alla ballatona conclusiva Un Posto Nuovo.

Punto di forza di questa band è sicuramente una grande dote di orecchiabilità, concretizzata in pezzi molto semplici e radiofonici, in cui è concentrata una grande consapevolezza in campo melodico, sforzo reso però vano dai testi dei brani, che rendono l'album una rivisitazione di un pop già sviscerato e studiato in tutte le sue forme, diventato ormai etichetta di un’attitudine tipicamente italiana.

Sicuramente un disco dalle belle sonorità, tra chitarre, violini e pianoforte, con una leggera base rock; unica pecca si figura talvolta in una mancanza di originalità.

VOTO: 65/100


Simone “Keff” Caffi

sabato 6 dicembre 2008

Intervista - Gerson

I Gerson sono quattro ragazzi di Milano che portano tutti lo stesso cognome (Gerson), simbolo della loro amicizia e "fratellanza", come insegnano i Ramones. Con l'energia dei loro concerti e le loro canzoni dirette e ironiche sono riusciti a conquistare tutta la scena punk rock underground, diventando uno dei gruppi più amati degli ultimi anni e riuscendo ad ogni live a smuovere le masse e a creare un delirio collettivo.
I Gerson hanno all'attivo tre album: Gerson (2002), Il miracolo (2005) e Tigre contro tigre (2007). Ai primi del 2009 uscirà un nuovo album sotto l'etichetta Indie Box Records.
Abbiamo fatto qualche domanda a Paolo Gerson, il cantante e chitarrista, fondatore del gruppo, che, tra una registrazione in studio, una prova e un live ha trovato il tempo per fare due chiacchiere con noi.

I Gerson sono:
Paolo Gerson - chitarra e voce
Steve Gerson - chitarra
Rufus - basso
Trinità Jack - batteria

Come sono nati i Gerson?
I Gersono si sono nati nel 2002, quando io e Steve, dopo diverse esperienze in gruppi scolastici, abbiamo deciso di mettere in piedi una vera band. Il quartetto si è formato con l'entrata di Rufus e Jack, che provenivano da altre esperienze underground ma che ai tempi erano a zonzo.
Ci siamo chiusi subito in sala prove a suonare insieme e a scrivere qualche pezzo e sin dall'inizio si è creato un certo feeling e tantissima energia.
Purtroppo e diversamente da altri gruppi, non abbiamo fatto live per un anno, ma ci siamo limitati alla sola attività di studio, perché avevamo difficoltà a girare e a spostarci..ci siamo limitati alla sola zona di Milano e nelle immediate vicinanze, finché non abbiamo comprato il nostro furgone e da allora non ci siamo più fermati.
Da questo anno passato insieme è nato però il nostro primo disco "Gerson"
Parlaci dei tre album: "Gerson", "Il miracolo" e "Tigre contro tigre". A quale siete più affezionati? Quale vi piace di più? Come sono cambiate le sonorità dal 2002 ad oggi?
Io e gli altri ragazzi eravamo grandissimi fan dei Rappresaglia, il loro album "1982" credo sia una pietra miliare dell'hardcore melodico italiano. Il nostro primo album voleva essere un tentativo di suonare quel genere di musica e di ricreare la stessa energia che riuscivano a dare i Rappresaglia.
E così è nato "Gerson", un lavoro molto grezzo e diretto…pura incazzatura. Registrato tutto in presa diretta in studio e con una produzione ridotta all'osso.
Ne "Il miracolo" volevamo fare qualcosa di più ragionato e lavorare più sulla melodia… ci siamo avvicinati al rock e ricercato sonorità vicine al rock anni '70, abbiamo fatto molta attenzione agli assolo di chitarra, etc etc
Nell'ultimo "Tigre contro tigre" abbiamo lavorato ancor di più sulla melodia. Ci sono rallentamenti. C'è una maggiore cura del testo. I testi sono molto più ironici. Siamo in continua evoluzione, anche se in realtà a volte iniziamo con un'idea , poi arrivati alla fine ci accorgiamo di averne realizzata un'altra. E' un po' come cucinare: uno parte con la ricetta base e con un mix di ingredienti, ognuno dà il proprio apporto, ma solo a lavoro ultimato puoi dire se il piatto che ne è uscito è buono o meno.
Il vostro sound non è propriamente punk, ma è molto contaminato dal rock.
Sì. A parte i Rappresaglia, personalmente sono un grande fan di Bruce Springsteen…ho sempre in testa le sue canzoni e il suo modo di cantare e di scrivere, quello che rappresenta.
Poi sicuramente mi hanno influenzato i gruppi punk rock storici (Punkreas, Derozer, ..)
Gli altri del gruppo ascoltano soprattutto rock e metal. Gli Iron maiden su tutti, ma spaziano per diversi generi. Quindi immagino che queste influenze incidano sul nostro suono.
Come mai avete scelto il titolo "Il miracolo" e la copertina ispirata a "The miracle" dei Queen?
E' nato tutto dalla canzone omonima, "Il miracolo", che voleva parlare del miracolo per un gruppo sconosciuto come il nostro nel panorama musicale italiano di aver prodotto un secondo album. Il miracolo era che ancora fossimo uniti e avessimo tutti voglia di suonare nonostante questi primi anni di attività spese insieme. Per la band che si muove nel mondo della musica in Italia è facile scoraggiarsi e avere voglia di mollare tutto, ma noi abbiamo resistito. E quindi dal titolo è nato il richiamo ai Queen e all'immagine di copertina, uguale appunto a quella di "The miracle", ma con le nostre facce fuse insieme. Questo sì che è il vero miracolo italiano.
E "tigre contro tigre"?
Dopo "Il miracolo" che ci ha fatti rimanere insieme nelle avversità del music business, ecco che ci troviamo ad affrontare un po' di "celebrità" con tutte le insidie del caso. Avendo poi suonato in tantissimi posti, ci siamo anche scontrati con gestori e locali di tutte le specie..una vera jungla umana e musicale.
A volte siamo delle tigri, a volte siamo delle gazzelle che di fronte a certe situazioni sono costrette a soccombere…..
Della scena punk rock attuale chi ti piace?
Dei classici mi piacciono di Derozer.
Della nuova leva mi piacciono molto L'Invasione degli omini verdi, che fanno hardcore melodico.
Poi facendo tantissime date ci è capitato di suonare con gruppi giovani molto interessanti che magari non conoscevamo, per esempio a Cagliari abiamo suonato con i Padrini, che fanno punk e vanno molto forte.
Non credi che i gruppi punk della nuova leva siano poco originali e si rifacciano sempre al passato? Come vedi il punk del terzo millennio?
Di gruppi sulla scena ce ne sono tanti e, nonostante quelli storici stiano invecchiando, dal punto di vista musicale c'è un discreto ricambio. E' il pubblico che fa fatica a venire ai concerti e ad affezionarsi alle nuove leve.
Purtroppo un errore che molti giovani fanno è pensare che con internet e con i contatti presi sulle varie community si riesca a invogliare la gente a venirti a vendere. Invece noto che la gente rimane incollata al proprio computer e fatica a uscire di casa per vedere il live di una band sconosciuta o che suona a 30 km di distanza.
Che consiglio daresti a una giovane punk rock band?
A volte è difficili essere originali musicalmente parlando. Allora i consiglio più grande che mi sento di dare è quello di avvicinarsi alla gente con i live, di continuare a suonare e di farsi conoscere il più possibile. Non solo con internet ma con la promozione, i manifesti, gli eventi collettivi...
E' facile scoraggiarsi e avere voglia di mollare tutto, soprattutto quando non riesci a trovare locali dove suonare o locali con una buona struttura. Oppure quando ti trovi a suonare in un bel locale ma con poche persone davanti. Bisogna convincere la gente a venire ai concerti ed il modo migliore è quello di coinvolgerla direttamente nei live e non attraverso un computer.
Cos'hanno di diverso i Gerson rispetto agli altri gruppi di punk rock melodico?
Noi siamo una band nata per fare concerti dla vivo. Diamo il meglio di noi stessi e ci divertiamo tantissimo durante i live. Ne abbiamo fatti veramente tantissimi e in tutti i locali d'Italia, dal locale grande a quello sconosciuto e sperduto nelle campagne.
L'esperienza del live oltre ad avvicinarti alla gente e crearti un pubblico di affezionati, ti permette anche di rodarti come gruppo. Dopo tante date e tante esperienze vissute con gli altri membri della band, succede o che il gruppo scoppia o che si consolida e solo con la condivisione di tante esperienze diverse si riescono a gestire i successi e le sconfitte.
Dopo il primo disco con la P.O.T.A. Records e due dischi con la Tube Records, siete passati alla IndieBox. Come mai avete scelto una nuova etichetta?
Con la Tube Record ci siamo trovati veramente bene e abbiamo sfruttato tutti i canali che ci hanno messo a disposizione. Però abbiamo sentito l'esigenza di nuovi stimoli e che era il momento di cambiare..come dice Paris Hilton "meglio cambiare" e così abbiamo deciso di passare alla Indie Box che si occupa anche di distribuzione e promozione e ha al suo interno anche un'agenzia di booking che ci organizza le date dei live.
Ci puoi dare qualche anticipazione del prossimo album?
Certamente. Il prossimo album uscirà a febbraio e si intitolerà "Rimparare a strisciare". Dopo il miracolo di un secondo album e le insidie del music business in "Tigre contro tigre", dopo aver assaggiato il benessere e un principio di successo, ci siamo fatti un esame di coscienza e pensato a cosa potrebbe succedere in tempi più difficili (come la cronaca ci sta insegnando)... "Rimparare a strisciare" è un avvertimento di ricominciare a vivere col poco e di ritrovare i piaceri e i gesti che abbiamo dimenticato...ripartire dal basso.
Che temi affrontate nelle vostre canzoni?
Di quello che capita a noi e alle persone che ci stanno intorno, del disagio giovanile, delle barriere e dei limiti che la società pone alla nostra libertà.
Il tutto in chiave molto ironica.
Nei vostri progetti prevedete lo sbarco nel mercato estero?
Abbiamo anche suonato all'estero, ma preferiamo conquistare l'Italia..la vogliamo battere tutta, da cima a fondo, anche nei posti più remoti.
Per noi è molto importante comunicare col pubblico, sia con i live che con le nostre canzoni. E' importante che la gente capisca i nostri testi e il messaggio che vogliamo dare. Al'estero si possono condividere situazioni, la musica e l'atmosfera, ma si perdono molti significati che teniamo a trasmettere.
Come vi vedete tra qualche anno? Qual è il vostro obiettivo principale come band?
Sicuramente ci vediamo con la pancia e pochi capelli (: ))).
Scherzi a parte, il nostro obiettivo è quello di raggiungere il maggior numero di persone possibile, che apprezzino la nostra musica e il nostro lavoro. Ovviamente persone per cui valga la pena…
Tra i posti dove avete suonato, quale vi è sembrato più ricettivo?
La Sardegna è un ottimo posto in cui suonare.
I Sardi sono pronti a ricevere nuovi stimoli, sono aperti ad accogliere musica nuova e sono persone che escono di casa e si muovono per assistere a un concerto.
Anche a Bergamo c'è un bel movimento. Contrariamente a quanto si possa pensare, a volte le città più piccole sono quelle che accolgono meglio un live. La gente di sposta per vedere un concerto. A Milano ci sono tante opportunità, ma forse la gente fatica a muoversi.
A Lecco invece il rock è vietato.
Con chi ti piacerebbe suonare o collaborare?
C'è un elenco lunghissimo di artisti che apprezzo, ma che non ho il coraggio di invitare a suonare in un disco dei Gerson.
Diciamo che mi piacerebbe fare qualcosa con i Rappresaglia.
Vuoi aggiunge qualcosa?
Vorrei lanciare un appello a sostenere la musica indipendente in tutte le sue forme.
Se andate nei locali a veder solo i gruppi famosi o accendete la radio e vi accorgete che passano sempre la solita musica, allora cercate qualcosa di nuovo. In Italia ci sono tantissime band con idee originali e con un grande potenziale che vogliono farsi conoscere. E l'unico modo per sostenere queste band è andare ai loro concerti. E' importante uscire di casa e partecipare ai festival e agli eventi di musica indipendente ...se oggi ci sono 50 persone, domani ce ne saranno 100 e si creano così le occasioni per stare insieme e per potenziare la scena undergrupond e indipendente.


Barbara Origgi



Gerson
http://www.myspace.com/gersonrocks


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mercoledì 3 dicembre 2008

Intervista - S.E.N.S. (Sentieri Erranti Nella Selva)

In occasione dell’uscita del loro nuovo album, intitolato “La Rivoluzione della Sincerità”, prodotto da Orquestra, etichetta indipendente giunta alla quarta produzione, RockPV incontra i S.E.N.S., acronimo di Sentieri Erranti Nella Selva, nello scenario della dodicesima edizione del M.E.I. di Faenza, il Meeting delle Etichette Indipendenti, ancora scossi dalla scomparsa del proprio chitarrista Stefano (Panoz, ndr), ma motivati e vogliosi di continuare la loro avventura nel suo ricordo.

I S.E.N.S. sono un quartetto di Landriano (PV) suonano un rock molto sperimentale, ricco di testi introspettivi e atmosfere ignote, e il loro nome prende spunto da una celebre opera del filosofo esistenzialista Martin Heidegger, che racchiude in ogni sua citazione la vera essenza di questa band.

I S.E.N.S. sono formati da:
- Panoz: Chitarra – Effetti
- Remo: Batteria
- Rob: Voce – Effetti
- Cusa: Basso

Osservando il retro della copertina dell’Album, ho notato una frase che mi è rimasta impressa: “…Segui il sentiero”. È una citazione a cui tenete particolarmente o è una frase tratta da uno dei vostri testi?
Questa frase è stata ispirata al puro nome del gruppo. Conoscendo la filosofia e la corrente di pensiero di Heidegger, da cui abbiamo tratto il nostro nome da una delle sue celebri opere, abbiamo voluto immedesimarci nel suo pensiero, quindi abbiamo scelto questa frase per invitare coloro che ascolteranno il nostro disco, a non fermarsi solamente sulla parte superficiale di quelle che sono le nostre canzoni e le nostre liriche, ma a cercare di addentrarsi in ciò che è veramente il progetto Sentieri Erranti Nella Selva, seguendo il nostro sentiero e percorrerlo insieme a noi.

Come definite nel suo insieme il vostro Album?
Il nostro Album lo definiremmo nell’insieme, dal punto di vista musicale, come un mix di rock alternativo legato ad una corrente veramente vasta di sperimentazione, che ci consente di coinvolgerci nella creazione e nella ricerca di sonorità particolari che si legano perfettamente con i nostri testi; mentre dal punto di vista puramente lirico cerchiamo di utilizzare dei testi particolarmente onirici e introspettivi.

Parlateci della vostra “Rivoluzione della Sincerità”.
La nostra personale “Rivoluzione” parte da noi stessi e dai nostri testi. Cerchiamo di essere i più obiettivi e sinceri possibile, per arrivare alla completa onestà musicale.

Sono stato veramente colpito dal testo di “Divagazione sulla Nascita”…
Effettivamente dobbiamo ammettere che è uno dei testi più coinvolgenti e profondi del nostro Album. Questo testo tratta di ciò che avviene secondo noi “Dopo”, ispirato al “Libro Tibetano dei Morti”.

Come sono nate le composizioni che hanno fatto dei S.E.N.S. una delle band più longeve e conosciute del panorama indipendente pavese?
Partiamo subito col dire che noi non siamo musicisti professionisti, ed i nostri pezzi sono nati da riff di chitarra sviscerati e rivisitati in qualsiasi forma, accompagnati dal groove di batteria e basso, su di essi poi nasce la linea vocale e la melodia.

Come vedete il vostro futuro, dopo quello che si è abbattuto sui S.E.N.S.?
Per quanto riguarda noi, dobbiamo dire che sarà un futuro molto confuso e soprattutto completamente da inventare, ma grazie al ricordo del nostro chitarrista, ma prima di tutto Amico, Panoz, continueremo a portare avanti il progetto; quindi vogliamo sottolineare che NON abbiamo intenzione di cambiare formazione, né tantomeno di scioglierci, e stiamo valutando l’opzione di svincolarci dalla forma del quartetto.

Per quanto riguarda la musica “di nicchia” in generale?
Per quanto riguarda la cosiddetta musica di nicchia, pensiamo che la situazione sia veramente grigia, ed è solamente grazie alle realtà indipendenti che tutti i gruppi possono dire la loro in completa libertà, offrendo alle band dei servizi di assoluta professionalità, e locali all’altezza di una realtà che non ha nulla da invidiare, sotto il punto di vista della qualità, alla musica della Major.

Fate un saluto a RockPV.
Ciao Ragazzi, è stato veramente un piacere, e continueremo a collaborare con voi, dopo che ci avete regalato una delle recensioni più belle in merito al nostro precedente lavoro, e continuate così.


Simone “Keff” Caffi



S.E.N.S.
www.myspace.com/sentierierranti

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martedì 2 dicembre 2008

Intervista - Roulette Cinese

I Roulette Cinese nascono nel 2004 a Vercelli come progetto di musica elettronica e sperimentale caratterizzato da una forte componente teatrale.
Dopo "Che fine ha fatto baby love?", si ripresentano sulla scena con un secondo album "Ibridomeccanico", uscito nel settembre 2008, per l'etichetta Interbeat Lab, che stanno promuovendo con un minitour che tocca diverse città d'Italia e in tv, grazie al video "Love song", il loro primo singolo, in rotazione da qualche settimana su All Music.
Abbiamo intervistato Joe Raggi, l'ideatore del progetto, voce e autore dei Roulette Cinese.

Quando nasce il progetto Roulette Cinese?
I Roulette Cinese nascono discograficamente parlando nel 2004 con l'uscita del disco "Che fine ha fatto Baby Love?" per la Toast Records di Torino.
Il gruppo però esiste dal 1995.
E' iniziato tutto quando io e Betty Cembrola (la voce femminile della prima formazione), che ai tempi facevamo parte di una compagnia teatrale, ci troviamo a interpretare la parte di due musicanti nell'opera Don Giovanni. E proprio l'interesse per il teatro contaminato dalla musica crea le basi per i Roulette Cinese.
Successivamente gli equilibri si sono invertiti: lo spettacolo diventa musicale con accompagnamento di parti recitate, per poi trasformarsi in spettacolo completamente musicale, anche se la parte visiva e multimediale è sempre molto presente.
La band ha sempre subito numerosi cambi di formazione
Sì. Inizialmente tutte le canzoni erano incentrate sulle voci mie e di Betty, mente gli altri musicisti sono sempre stati un contorno. Solo quando abbiamo partecipato al contest "Rock Targato Italia" avevamo raggiunto una formazione stabile e ufficiale, anche se oggi è già cambiata.
Diciamo che i Roulette Cinese sono un progetto sempre in evoluzione e sempre aperto a diverse collaborazioni.
Cos'è cambiato dal primo album del 2004 "Che fine ha fatto Baby Love?" a questo "Ibridomeccanico"?
Prima il sound era molto più rock, era il classico rock teatrale, dovuto anche al fatto che i musicisti di allora erano più rock.
Ora che sono rimasto da solo, il sound è più elettronico, anche perché ho sempre avuto un debole per l'elettronica.
Con l'elettronica hai più spazio per sperimentare e creare continuamente suoni nuovi, abbiamo lavorato sulla ricerca delle sonorità.
Che poi potrebbe essere una scelta controcorrente, dato che a mio avviso ultimamente va molto di più il suono grezzo e tradizionale che non gli strumenti sintetici.
Nel rock è stato fatto e detto molto, mente nell'elettronica ci sono molti territori ancora da scoprire.
Con l'album "Ibrido meccanico" ho voluto comporre canzoni più vicine al pop, delle "vere" canzoni. E questo per me è il vero esperimento. Pop per la struttura dei pezzi, non per il contenuto.
L'album si intitola "Ibridomeccanico" ed è suddiviso appunto in una parte ibrida e in una meccanica.
La prima parte, la parte "Ibrida", contiene rivisitazioni di canzoni già esistenti.
La parte "meccanica" contiene nuovi brani, ispirati ai romanzi di Philip Dick "Un oscuro scrutare" e Ubik". E' la sintesi del lavoro fatto da me, che mi sono occupato delle melodie e dei testi, su una pre-produzione di Matteo Robutti (Iso), musicista molto sperimentale, che però si allontava un po' dal concetto tradizionale di "canzone" che invece m interessava esplorare.
Il tutto è stato rielaborato e registrato da David Nizi e Claudio Spizzo degli Shape , specializzati in electro-dance, che hanno lavorato anche sul resto dell'album.
Per la parte live ho chiamato Ed e Fabiano dei Nafoi, rispettivamente alla chitarra e agli effetti.
Qual è la filosofia dei Roulette Cinese?
Parto dal nome del gruppo. Il nome Roulette Cinese deriva dal titolo di un film di R.W.Fassbinder, un regista che adoro, in cui i protagonisti in due squadre si massacrano verbalmente e psicologicamente in un crudele gioco della verità.
Questo massacro verbale e mentale è la filosofia che fa da sfondo alla musica del gruppo.
Molto presente poi è il continuo richiamo al doppio, al dualismo, al contrasto tra il bianco e il nero, quindi la doppia lettura dei testi, tutti da interpretare.
I testi hanno sempre un risvolto psicologico sul farsi del male, sapendo che comunque si tratta di un gioco.
La filosofia del gruppo dal punto di vista musicale è appunto la sperimentazione e la continua ricerca del suono.
Io fondamentalmente mi occupo dei contenuti il resto della band dell'impronta musicale.
Di cosa parlano i tuoi testi? C'è un tema ricorrente? L'intero album si può definire un concept?
I testi giocano sull'ambiguità e sul fatto che non vi sia un significato univoco, ma lasciano sempre il discorso aperto a diverse interpretazioni. Chi ascolta ha un proprio spazio creativo.
I testi parlano di sensazioni, storie, accenni di storie, raccontate in modo ironico. Come la canzone "Vegetale". No, non si può definire un concept album.
Parlaci di "Vegetale"
"Vegetale" fa parte delle canzoni ibride. Nella prima versione il testo era molto più ironico, ora è più intimista.
E' una canzone che parla di quelle persone che non amano molto pensare e preferiscono scegliere la strada più facile per vivere.
Il singolo è "Love song". Contrariamente a quanto si possa pensare non è una canzone d'amore
"Love song" era presente anche in "Che fine ha fatto Baby Love?", mente la versione del nuovo album è una rivisitazione con suoni diversi.
A me non piace parlare di "sole cuore e amore", quindi ho voluto scrivere una storia d'amore un po' diversa. "Love song" parla di un rapporto consapevole tra vittima e carnefice, una specie di rapporto sado-maso in chiave ironica.
E poi il ritornello dice "singing MAI love song": un gioco di parole per dire che non canterò mai canzoni d'amore.
Lo scenario delle canzoni mi sembra postatomico e nichilista, con influenze dark e new wave
In effetti questo è un retaggio che mi porto dalla new wave. La new wave mi piaceva e mi piace tuttora.
Qualcuno vede nei testi una parte oscura, "Un oscuro scrutare" per l'appunto.
L'idea è di cercare di non essere mai uguali agli altri.
Quali sono le band che più ti piacciono o che ti hanno influenzato?
Mi piace la musica elettronica tedesca, poi i Sigur Ros, Tom York, Bjork e Diamanda Galas, una vocalist americana di origine greche con una voce unica nell'ambito della goth music.
Però tendenzialmente non cerco di imitare o di ispirarmi a nessuno di loro
La tua estensione vocale è molto ampia. Quali vocalist ti piacciono?
Su tutti Tom York dei Radiohead, che mi emoziona tantissimo
E poi John De Leo, il primo cantante dei Quintorigo
Mi piacciono molto anche i Portished dell'ultimo disco.
Parlando sempre di "Ibridomeccanico", è nato prima il titolo o il concetto?
E' nato prima il tiolo e poi da quello ho cercato di sviluppare il concetto del disco
Philip Dick è molto presente nei testi e anche l'immagine della pecora in copertina è un riferimento ai suoi romanzi.
Sì Philip Dick mi ha ispirato molto soprattutto nel gioco dei contrasti. Anche il melodico e l'elettronica se ci pensi sono un contrasto, il bianco e il nero della copertina, i testi oscuri su arrangiamenti leggeri.
Mi piace la bivalenza. L'umano e il meccanico, come gli androidi dei libri di P. Dick
La pecora si riferisce al libro da cui è tratto "Blade Runner" "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?"
Perché hai scelto di fare una cover di Fausto Rossi?
Perché hai scelto di fare una cover di Fausto Rossi?
Sono sempre stato un fan di Faust'O e di Fausto Rossi (il vero nome di Faust'O usato nel suo secondo e attuale periodo artistico, come molti appassionati di new wave. Ritengo che sia a metà strada tra David Bowie e P.I.L., altri due artisti che apprezzo particolarmente.
Nel 2007 mi è stato chiesto di partecipare a una compilation tributo a Faust'O ("Dentro questi specchi - Tributo a Faust'O Rossi", Dischi Strambelly). Dato che contemporaneamente stavo preparando l'album Ibridomeccanico e cercavo una canzone che iniziasse con "E" (ricordiamo che le iniziali dei titoli delle canzoni contenute in Ibridomeccanico compongono la frase "I L.O.V.E. U.B.I.K.) , la scelta è ricaduta su "Exit", una canzone che adoro, molto intensa...anche se mi rendo conto che solo Fausto Rossi, con il suo vissuto, la può cantare e interpretare. Mi sono fatto un po' di scrupoli, perché è molto cruda e di difficile interpretazione, però mi piaceva sia la musica sia le parole e così ho deciso che la vera sperimentazione è anche rielaborare canzoni in un contesto diverso dall'originale. E così ho realizzato "Exit per la compilation tributo che poi ho inserito in "Ibridomeccanico".
Tra l'altro, dopo la realizzazione di questa compilation, la Interbeat ha deciso di produrre due dischi di Fausto Rossi che usciranno a breve.

Tra l'altro, dopo la realizzazione di questa compilation, la Interbeat ha deciso di produrre due dischi di Fausto Rossi che usciranno a breve.
Perché "I L.O.V.E. U.B.I.K."?
Ubik è il titolo di un libro di Philip Dick, che è un tema ricorrente della parte meccanica. E poi mi piace giocare con le parole
Anche in "Kid C" giochi con le parole. Il collegamento con "Kid A" dei Radiohead sorge spontaneo. Di cosa parla?
Sì, Kid C è un gioco. Tutta la canzone è composta da frasi e dialoghi tratti da Ubik che iniziano per C, incollate in ordine casuale con la tecnica del cut-up.
Il riferimento ai Radiohead è una sorta di omaggio alla loro musica e alla loro genialità.
Progetti futuri per i Roulette Cinese?
Ricercare sempre nuove collaborazioni…e fare un album che non contenga "Love song" :)

Barbara Origgi


Roulette Cinese
http://www.myspace.com/roulettecinese


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lunedì 1 dicembre 2008

Intervista - Dino Fumaretto



Dino Fumaretto..Elia Billoni… faccio un po' di confusione su chi sia l'uno e chi l'altro.
In ogni caso, ho sentito parlare bene di entrambi: Dino Fumaretto scrittore e compositore, Elia Billoni il suo unico interprete, che con voce e pianoforte canta e musica i suoi testi
Cerco di dipanare i miei dubbi facendo qualche domanda ad Elia Billoni.

Chi è Elia Billoni e chi è Dino Fumaretto? Sono la stessa persona?
Nella realtà esiste Elia Billoni.
Dino Fumaretto è un personaggio letterario. Nel mondo della mia canzone è uno scrittore, che racconta le sue avventure, le sue storie, i suoi pensieri in monologhi surreali e si avvale della musica di Elia Billoni per parlare col pubblico.
Quando salgo sul palco mi presento dicendo "Sono Elia Billoni e canto le canzoni di Dino Fumaretto".
Com'è iniziata questa avventura?
Dino Fumaretto nasce come scrittore e autore. Qualche anno fa scrivevo racconti. Poi è stato il periodo dei blog in cui ognuno scrive cose assolutamente inutili e personali, allora ho deciso anch'io di aprire un blog, facendone una parodia e così ho creato il blog di Dino Fumaretto, in cui raccontavo sentimenti e situazioni schematizzate e banali, a tal punto da diventare surreali. Mi sono fatto prendere dalla scrittura del blog di Dino Fumaretto, a tal punto che è diventata una cosa seria.
E così ho iniziato con la lettura in pubblico dei monologhi di Dino Fumaretto. Era una situazione molto teatrale, in cui i monologhi venivano alternati a dei filmati... E poi ho iniziato a musicare i testi... che poi alla fine era la cosa che mi riusciva meglio.
E' insolito però vedere un musicista che recita monologhi... Tu ti senti più musicista, scrittore o attore?
In realtà la contaminazione tra teatro e musica esiste da tempo. Già Brecht su tutti faceva cantare gli attori in scena.
Io mi concentro più sulla canzone perché non sono un attore. Mi piace scrivere ma mi viene meglio la musica.
Però per fare musica bisogna essere preparati, è difficile improvvisare...
Io ho studiato pianoforte al conservatorio, anche se non l'ho finito, quindi la preparazione c'è. E comunque tengo a sottolineare che negli spettacoli di Dino Fumaretto la musica non è secondaria, non è un accompagnamento al testo. La musica e la melodia sono molto importanti e sono concepite insieme al testo.
In questo senso la canzone è un lavoro di sintesi: devi trovare la metrica giusta, la nota e l'accordo che esprimano le giuste sensazioni. Bisogna trovare il giusto incastro tra testi e musica.
Quindi come definiresti il tuo stile? Ti senti vicino a Gaber e il teatro canzone?
Inizialmente Gaber lo conoscevo solo di nome. Ho iniziato ad ascoltarlo solo dopo che mi avevano accostato al suo genere.
Per usar una definizione altisonante posso dire che il mio genere è cantautorale-teatraele tra ironico e patetico.
Quali sono i tuoi idoli musicali? Quali sono le tue influenze? A chi ti ispiri?
Io sono cresciuto ascoltando Neil Young, che in un erto senso può anche essere considerato un "cantastorie".
Dire che mi ispiro a qualcuno non saprei. Mi piacciono alcuni musicisti e sono cresciuto con la loro musica, quindi penso che in un certo senso queste influenze me le porti dentro... Ascolto Fabrizio de André su tutti e Piero Ciampi. Per quanto riguarda la scena attuale, mi piacciono molto i Mariposa....sono molto surreali.
Ho avuto anche il mio periodo dark. Mi piacciono tuttora i Joy Division.
(nei Mariposa suona Enrico Gabrielli, polistrumentista, che ha collaborato anche con Afterhours, Vinicio Capossela e Calibro 35)
In sintesi ti definisci un cantautore?
C'è uno scherzo di fondo. Elia Billoni è comunque l'interprete della canzoni di Dino Fumaretto.
Sul tuo myspace definisci la tua musica anche punk acustico? Punk inteso come filosofia?
Musicalmente sono molto punk: le mie canzoni sono brevi, dirette e ritmate.. poi non sono nemmeno un genio a suonare (come i Ramones!!! N.d.R.). Solo che uso il pianoforte al posto della chitarra. Forse se avessi suonato la chitarra sarei stato punk a tutti gli effetti.
Una tua canzone mi ricordava "Contessa" dei Decibel.
Sì anche qualcun'altro mi ha paragonato al Ruggeri degli esordi..però più punk.
Io faccio un po' fatica a ritrovarmi in tutti questi accostamenti...però mi fanno piacere.
Perché Dino Fumaretto è il cantante che non vuole uscire?
Perché Dino Fumaretto scrive e basta e fa esibire solamente Elia Billoni, la sua voce sono io.
Forse perché è timido?
Può essere.... Lui in realtà è più scrittore che musicista. La musica e il palco non sono la sua strada.
Ci parli del tuo disco "Buchi"?
"Buchi" è la sintesi di tutte le canzoni di Dino Fumaretto, solo pianoforte e voce. E' un disco autoprodotto e registrato in un'intera giornata.
Hai anche suonato molto in questo periodo.
Sì. Ho iniziato a portare in giro lo spettacolo di Dino Fumaretto dal 2006. Suono con continuità da due anni ed ho fatto tantissimi concerti in diverse città.
Tu vieni da Mantova? E' una città viva musicalmente parlando?
Purtroppo no. A Mantova non ci sono locali, o meglio quelli che ci sono hanno aperto con le migliori intenzioni, ma poi non hanno saputo osare e si sono persi col tempo. La cultura musicale è molto bassa. C'è solo un locale, un circolo ARCI, che propone musica più ricercata.
In quali città hai invece trovato una buona accoglienza o ti sembrano più aperte alla musica?
Mi è piaciuto molto suonare a Brescia. Ho trovato molto entusiasmo. A Bologna suonerò a breve, comunque Bologna è molto buona per suonare e soprattutto per il genere e che propongo. Milano è più grande e quindi è più faticoso suonare e trovare locali adatti.
Qual è stato il concerto più bello in cui hai suonato?
Senza dubbio quello in apertura di Vinicio Capossela al Fuori Orario, locale storico tra Parma e Reggio Emilia. Era la vigilia di Natale ed è stata una bella serata, dove, pur avendo di fronte un pubblico molto affezionato a Capossela, ho ricevuto una calda accoglienza.
Erano presenti veramente tantissime persone. E poi ho suonato al pianoforte di Vinicio Capossela. E' stato molto emozionante.
Cos'è la resistenza gratuita di Dino Fumaretto? Un modo per fare politica?
No no.... è solo uno degli slogan con cui Dino Fumaretto definisce le situazioni che gli accadono.
Ogni tanto le divagazioni surreali di Fumaretto si trasformano in mini epopee. E la resistenza gratuita è uno appunto uno slogan di un episodio surreale che accade a Dino Fumaretto dopo essere stato a Roma.
Ho provato anche a scrivere di politica ma preferisco usare il non detto e il paradosso, non qualcosa di esplicito e preciso.
Di cosa parlano le canzoni di Dino Fumaretto?
Le canzoni di Dino Fumaretto sono racconti di vita: incubi, ossessioni, paure, cose divertenti, altre cose talmente patetiche da far sorridere.
Solitamente poi le presento in ordine cronologico, come se fossero una vera storia, una specie di concept album. Introduco la canzone dicendo per esempio: "questa canzone appartiene al secondo periodo depressivo di Dino Fumaretto".
Ma c'è sempre un finale in questi racconti?
No la storia non finisce con l'ultima canzone. E poi a volte improvviso anche il finale. Però diciamo che il finale non è mai ottimista.
Progetti futuri?
Vorrei portare in giro uno spettacolo più completo, con altri musicisti oltre al mio piano.
Può darsi anche che in un futuro Dino Fumaretto si stanchi di me e io di lui.
Ho comunque moltissime cose da dire.
Cosa vorresti fare da grande?
Una volta dicevo che avrei voluto far il regista, in quanto appassionato di cinema.
Poi mi piace molto scrivere. Devo dire che Dino Fumaretto mi permette di fare entrambe le cose, ma in teatro invece che al cinema.
In Italia c'è spazio per la musica che proponi?
Negli ultimi anni i locali danno molto spazio ai cantanti singoli, voce e chitarra oppure piano e chitarra. Ci sono più possibilità ora che non 5 anni fa, forse perché c'è voglia di ascoltare qualcosa di diverso. A me sembra suonando per i locali che il pubblico sia interessato a questo genere. Per esempio in questo periodo sta andando molto forte Dente, che è un cantante e chitarrista e sta facendo veramente tantissime date in giro per l'Italia. Qualcosa è cambiato.
Ci puoi dare un'anticipazione del prossimo album?
Solo il titolo: "La vita è breve e spesso rimane sotto (tra noia e incubi di dubbio gusto)"


Barbara Origgi


Per conoscere Elia Billoni e Dino Fumaretto
www.dinofumaretto.com
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venerdì 21 novembre 2008

Recensione - Koan


KOAN – KRAV MAGA
autoproduzione – 2008

Tracklist:
1 Viscera
2 Meredith
3 Mdma
4 Key Words
5 Argilla
6 Ideogramm


Album neonato dei pavesi koan, questo krav maga ci porta ad essere “vittime felici” di suoni spinti all' inverosimile (occhio ad alzare troppo il volume), sanguigni e diretti. Chi li ha già sentiti live troverà che nel disco la loro vera natura di ramatori incalliti non è stata infranta.. Non ci lasciano un attimo di respiro sin dall' inizio dell' album, come qualcosa che ci schiaccia facendoci muovere quasi involontariamente in preda ai loro cambi di tempo che ci stordiscono, e in balia di tutto questo ci prendono a schiaffi: la voce graffiante sembra quasi volerci maledire, le chitarre ci seppelliscono con il loro suono, il basso presentissimo fa il suo sporco lavoro e la batteria è suonata in modo non convenzionale.
Krav Maga fa trasparire che le influenze del gruppo vanno dallo stoner dei Kyuss, al post punk di Teatro degli Orrori, One dimensional Man e allo sludge dei Melvins.
Un disco non molto propenso alla melodia (come alla fine è il genere a cui i 4 si ispirano) anche se a sorpresa troviamo riff orecchiabili (vedi la parte iniziale di Ideogramm), che ci rivelano che questi incazzosi ragazzi sono buoni musicisti, e anche quando non pestano hanno gusto musicale e lo fanno in modo intelligente.
Chiudo dicendo che l' unico neo che posso trovare è che krav maga non è un disco per tutti, in quanto propone uno stile musicale “estremo” ma che consiglio a quelli che hanno una matrice musicale stoner o comunque metal. Sono un gruppo molto influente nella loro piccola scena e crediamo che possano diventare un gruppo rilevante anche al di fuori della provncia pavese.. Sfido chiunque a non urlare quella fottutissima “All Of Us Against The Wall” alla metà della terza traccia: Mdma. Bravi, li promuovo a voti alti, ci hanno proposto un lavoro innovativo, registrato bene, bello pestato e aggressivo al punto giusto.. e a noi di rockpv “ci piace”.
Greetings from mars!



VOTO GLOBALE: 85/100

Marco “Zollaw” Gallo

Intervista - Nymphea Mate



Arrivano da Torino…per la precisione dalla Torino Sotterranea, i Nymphea Mate, il gruppo della scuderia torinese HTS Musica, che nel loro mini-tour in giro per l'Italia, prima della tappa importante del MEI, si fermano anche a Spazio Musica Pavia, in concomitanza con la serata di presentazione del nuovo disco dei Koan "Krav Maga"
Li abbiamo intervistati per conoscerli meglio.

I Nymphea Mate sono un quartetto che propone rock melodico con un'importante componente acustica composto da:
Vico ° voce / chitarra
Enrico ° chitarra / voce
Riccardo ° basso
Andrea ° batteria / percussioni

http://www.myspace.com/nympheamate

Abbiamo parlato con Vico il cantante chitarrista portavoce del gruppo
Quando sono nati i Nymphea Mate?
I Nymphea Mate esistono dal 2005 e sono nati dall'unione di due gruppi.
Io e Andrea, il batterista, facevamo parte dei Dharma, mentre Enrico (chitarrista) e Riccardo (bassista) provengono dai Royal Sandy Water, che ai tempi avevano deciso di sciogliersi.
Con i Dharma stavamo lavorando alla registrazione di un cd, ma poco prima di entrare in studio gli altri componenti della band se ne sono andati. Io e Andrea abbiamo deciso comunque di continuare a lavorare in studio e abbiamo prodotto un cd di 14 tracce, che servisse anche a farci conoscere e a reclutare altre persone per completare la band. E così siamo venuti a contatto con Enrico e Riccardo che, anche loro in cerca di un gruppo, hanno accettato di unirsi a noi.


Come definite il sound dei Nymphea Mate? A che artisti vi ispirate in particolare?
A noi piace tutto ciò che si può definire rock melodico. La musica che vogliamo fare è rock melodico.
In particolare a me piacciono molto i Radiohead, gli Smashing Pumpkins e i Nirvana, se devo proprio dirti tre gruppi che amo particolarmente. Al batterista piacciono i Sigur Ros e musica più contemporanea. Il chitarrista è un fan degli anni '60, dei Beatles e degli Oasis. Tutto questo miscelato insieme costituisce il sound dei Nymphea Mate.


La componente acustica è molto importante nel vostro gruppo. Come si sposano le chitarre distorte con le chitarre acustiche? Come conciliate queste due cose soprattutto durante i live? Non è una scelta limitante quella dell'acustico?
In realtà a noi piacciono entrambi gli aspetti. Anzi il fatto di fare o spettacoli elettrici o spettacoli acustici ci permette di esprimerci a seconda delle occasioni in modo sempre diverso.
I locali che hanno un impianto potente sono perfetti per il live elettrico e questo ci permette di fare uno spettacolo più "violento". Altri locali invece sono più adatti per l'acustico, sia come strumentazione che come ambientazione, o molto più semplicemente perché non hanno una struttura adeguata per forti volumi.
Tendenzialmente ci piace il live elettrico, che ci permette di essere più cattivi, però ci piace anche l'atmosfera raccolta dell'acustico.
E' capitato anche che durante uno spettacolo elettrico prendessimo le chitarre acustiche e facessimo entrambe le cose. Questo doppio aspetto della nostra musica ci permette di esprimerci in tanti modi diversi. Infatti tenderemo in un futuro ad alternare le due cose.


Parlaci dell'EP uscito qualche mese fa.
Tre anni fa avevamo prodotto questo cd di 14 pezzi. Un buon lavoro ma con un mastering non proprio definitivo. Dopo tre anni ci sembrava un po' superato come lavoro.
Poi abbiamo incontrato i ragazzi dell'HTS Musica, Alex Conte e Pietro Lesca, che ora si occupano anche del nostro management, e ci hanno suggerito l'idea dell'EP.
Abbiamo scelto solo 6 pezzi dei 14 originali, ma li abbiamo ri-registrati in modo molto più professionale e studiato, presso il ROCK LAB Studio di Torino, gestito da Andrea Polito.
Anche la copertina dell'EP è stato realizzata grazie alle foto e al progetto grafico di Riccardo Sforza.
Insomma un lavoro a nostro avviso ben fatto.
Ci tengo in modo particolare a ringraziare tutte le persone che hanno lavorato intorno questo progetto e, ripeto, in particolare il management di HTS Musica, che oltre ad averci aiutato economicamente con il disco, si stanno impegnando da un anno a questa parte per farci suonare in giro e per farci conoscere nei diversi locali e in giro per l'Italia. Oltre che a trovarci anche dei contatti con le case discografiche.


Un vostro singolo è entrato a far parte della compilation Torino Sotterranea
Sì, sempre i ragazzi di HTS Musica ogni anno realizzano una compilation di gruppi emergenti della scena torinese che partecipano al contest Torino sotterranea. Per la compilation vengono scelti solo i brani di una certa qualità di composizione e registrazione e noi abbiamo avuto l'onore di farne parte.
A Torino , grazie anche a queste iniziative, si sta creando da qualche anno a questa parte un bel movimento.


Il singolo della compilation è Billy vanilla. E' anche il singolo dell'EP che intendete lanciare?
In realtà tutte le canzoni dell'EP sono dei potenziali singoli. Abbiamo appunto scelto solo 6 canzoni perché ritenevamo che fossero tutte significative. Oltre a Billy Vanilla, vorrei segnalare anche "Camilla" e "Sir Constance"

Di cosa parla Billy Vanilla, è un titolo che ti rimane in testa…
Billy Vanilla è un personaggio inventato . E' una canzone divertente. Parla del classico ragazzo sfigato con le ragazze che si racconta e canta le sue disavventure in terza persona.


E le altre canzoni? C'è un tema ricorrente nei testi?
I nostri testi parlano di diverse situazione e nostri stati d'animo. Non hanno un vero e proprio filo conduttore, anche se l'idea di un concept album ci sta solleticando.
Ci piace parlare di cose sempre diverse, ma personalmente non scrivo mai di politica. Questo è l'unico argomento di cui non mi piace parlare.


In passato avete fatto canzoni in italiano e ora siete passati all'inglese. Come mai questa scelta?
In realtà ora nel repertorio abbiamo sia canzoni in italiano che canzoni in inglese. Forse ultimamente ci siamo focalizzati su testi in inglese, ma in un prossimo futuro penso che passeremo al 100% all'italiano, soprattutto perché ci piace che anche il pubblico capisca quello che cantiamo e si senta più partecipe e coinvolto.
Ora poi anche le case discografiche chiedono testi in italiano.


La vostra musica però mi sembra molto internazionale… Volete conquistare l'estero o vi basta l'Italia?
E' abbastanza indifferente. L'importante al momento è farci conoscere. Se ci saranno occasioni per suonare all'estero ben venga. Per ora dobbiamo solo imboccare una strada definitiva.


Che progetti avete nel breve termine?
Ci auguriamo di fare tantissimi live in giro per l'Italia., perché il live è lo strumento ceh ti permette di migliorare continuamente e soprattutto di farti conoscere.
Prossimamente saremo impegnati con il MEI di Faenza, il meeting delle etichette indipendenti, poi suoneremo a Reggo Emilia. Ultimamente siamo stati anche a Pavia. Stiamo girando l'Italia ed è molto importante per noi affrancarci anche dalla scena di Torino.
Poi dobbiamo promuovere molto il nostro cd, per ottenere un contratto serio e definitivo con una casa discografica e con un grande produttore.


Tra i gruppi emergenti italiani, chi apprezzate particolarmente?
Tra i giovani che ho visto recentemente mi sento di consigliare in assoluto i Baroque, i Toe!, i Ministri (grandissimi su tutti), le Luci della centrale elettrica (che sono già da tempo affermati), i Nadar Solo
Poi tra gli storici italiani su tutti mi piacciono i Verdena e i Marlene Kunz.
Ci tengo a sottolineare che il mio grande mito è Battisti


Un'ultima domanda. Come mai vi chiamate Nymphea Mate?
Nel nostro primo cd una canzone si intitolava Nymphea Mate e parlava di due amici che si rivedono dopo tanto tempo. Gli amici sono descritti con una metafora, come due ranocchi compagni della stessa ninfea.
Poi è stato il nostro fonico a farci notare che era una frase che suonava bene e che avremmo dovuto usare come nome per il gruppo.
La cosa che consigliamo a tutti però è di non chiederci come mai ci chiamiamo Nymphea Mate :)


Barbara Origgi
www.myspace.com/rock_the_nite

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(foto di Riccardo Sforza)